DI BATTISTA
4 Settembre Set 2017 1741 04 settembre 2017

In carica per 10 anni o due mandati? Ecco cosa Di Battista ignora

Il deputato alla Festa del Fatto cita la regola originaria di Grillo, ma dimentica che fu cambiata nel 2011 col comunicato politico n.45. Il motivo? Eliminare dai giochi il ribelle ed ex pupillo Giovanni Favia.

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A sollevare nuovamente il dibattito sulla regola pentastellata relativa al limite dei due mandati è stato Alessandro Di Battista alla festa del Fatto Quotidiano in risposta a una domanda di Peter Gomez. Il direttore del FQ online ha chiesto se valesse anche in caso la prossima legislatura dovesse interrompersi prima della naturale scadenza. Di Battista ha inizialmente ammesso di non aver pensato a tale evenienza, per poi aggiungere: «Abbiamo sempre pensato a due legislature di 10 anni in tutto». risposta che non è passata inosservata e ha generato diverse polemiche.

GRILLO E LA REGOLA DEI 10 ANNI. La regola stabilisce il limite di 10 anni o di due mandati? Quale è la formulazione originaria? Chi non è un veterano del M5s come Di Battista probabilmente non ricorda che agli albori del Movimento la regola era effettivamente quella di 10 anni in politica. Beppe Grillo argomentava questo vincolo, nei suoi spettacoli in giro per l'Italia, ricordando che uno dei più grandi statisti italiani, Alcide De Gasperi, restò soltanto 10 anni in parlamento e ciò gli fu sufficiente per venire ricordato come uno dei politici italiani più amati della storia.

IL COMUNICATO POLITICO N.45. Come si passò dal limite dei 10 anni a quello dei due mandati? Con il comunicato politico n.45, pubblicato sul Blog l'11 agosto 2011 che recitava: «Ogni iscritto al M5s incensurato, non iscritto ad alcun partito, che non ricopra al momento delle elezioni cariche elettive (per esempio consigliere comunale o regionale) o non abbia esercitato due mandati, anche se interrotti, potrà candidarsi». Per quale motivo all'improvviso si specificò specificare che i mandati erano da considerarsi tali, anche se interrotti? Per rispondere bisogna tornare a Bologna, la città del primo V-Day.

All'epoca Giovanni Favia, consigliere regionale del M5s eletto nel 2010 col 7% dei voti, era già al secondo mandato visto che pochi mesi prima era decaduto da consigliere comunale dopo le dimissioni del sindaco Flavio Delbono. Lo stesso valeva per un'altra "eretica": Federica Salsi, al tempo non ancora nella black list del Movimento ma comunque al secondo mandato dopo essere stata eletta in Consiglio di Quartiere e decaduta per lo stesso motivo.

LA ROTTURA CON FAVIA. A metà 2011 si era consumata la frattura tra Favia e Gianroberto Casaleggio, dopo che il primo decise di accettare l'offerta del FQ online di aprire un blog sul quotidiano. Ciò che poteva sembrare una mossa innocente agli occhi dei più, scatenò invece le ire della Casaleggio srl che si era vista sfumare la trattativa per la gestione del sito. Un casus belli di interessi economici quindi, che poco avevano a che vedere con la politica.

LA LEGGE CONTRA PERSONAM. Dopo l'affronto di Favia, la regola dei due mandati venne interpretata esplicitando che dovevano considerarsi tali «anche se interrotti». Il dubbio è che fosse un modo per sbarrare la strada alla possibile candidatura dell'ex pupillo a premier, in caso fosse caduto il governo Berlusconi (cosa che effettivamente accadde poco dopo ma che portò all'esecutivo di Mario Monti senza passare dal voto). Con un mandato di 9 mesi in Consiglio comunale e un mandato di appena un anno in Regione, Favia aveva già terminato le sue chance di carriera all'interno del M5s proprio grazie a quel dettaglio inserito nel Comunicato politico n.45. Fu la prima di una lunga serie di regole ad personam istituite d'imperio mentre il Blog si scagliava contro le leggi ad personam del governo Berlusconi.

ESPULSI I NEMICI, REGOLE LIBERE. Ora Alessandro Di Battista, forse colto di sorpresa dalla domanda, a pochi mesi dalle elezioni politiche ha riaperto all'interpretazione dei «dieci anni nelle istituzioni». Del resto non c'è di che sorprendersi: nella democrazia dei 5 stelle, ora che i «nemici della rivoluzione pentastellata» sono stati tutti espulsi, le regole si possono anche reinterpretare.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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