Trump Vittoria

L'America di Trump

Trump Tower
4 Settembre Set 2017 0800 04 settembre 2017

Soldi, affari e parenti: il senso di Trump per il conflitto di interessi

Fatturato da 9,5 miliardi nel 2016. Lasciato in gestione ai figli. Che sono anche consiglieri alla Casa Bianca. Accordi con Paesi esteri, niente dichiarazione dei redditi, edifici e resort: i business contestati di Donald.

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Da quando è sceso in politica, Donald Trump di polemiche se ne trascina dietro anche troppe. Ma, tra le tante, una in particolare lo accompagna con una certa insistenza: quella sul suo conflitto di interessi. Una situazione abbastanza spinosa, viste le facoltose e diversificate attività del magnate nel ramo affaristico (dall’edilizia all’editoria).

PRIMA VOLTA DI UN BUSINESSMAN. Nella storia americana questa è la prima volta che un puro businessman ha raggiunto la Casa Bianca: prima di Trump a occupare lo Studio ovale ci sono sempre stati o politici di professione o ex militari. Ma, a ben vedere, dietro queste accuse di conflitto c’è effettivamente qualcosa o si tratta soltanto di attacchi strumentali?

Le attività economiche del miliardario sono raccolte nella Trump Organization: un conglomerato che, nel 2016, ha fatturato circa 9,5 miliardi di dollari (figurando al 48esimo posto tra le più grandi company americane). E - non a caso - subito dopo la vittoria novembrina sono iniziate a sorgere le prime polemiche: era chiaro a tutti che un simile colosso economico non potesse rimanere in mano all’uomo più potente del mondo come se niente fosse.

GESTIONE FAMIGLIARE OPACA. In questo senso, per far fronte alla situazione, l’11 gennaio 2017 Trump ha presentato con i suoi avvocati un piano per risolvere la questione. Una soluzione giudicata tuttavia da molti inadeguata e fondamentalmente opaca. Anziché affidare la gestione della holding a un blind trust (conferimento del patrimonio a una società fiduciaria) il neo presidente ha infatti deciso di cedere le redini ai suoi due figli, Donald Jr. ed Eric, oltre che al direttore finanziario Allen Weisselberg.

RASSICURAZIONI DEBOLI. La decisione ha suscitato non pochi malumori, data l’ovvia vicinanza del magnate ai nuovi fiduciari. I figli hanno assicurato che, per tutto il periodo della presidenza, non parleranno di affari col padre. Forse un po’ poco come garanzia, visti i danari e il potere politico in ballo. E i mal di pancia, anziché scemare, si sono rinvigoriti.

Il presidente con i figli Donald Jr e Ivanka.

Trump si è difeso affermando che la legge statunitense sul conflitto di interessi non riguarda presidente e vice presidente. Ed effettivamente le cose stanno così. La normativa, siglata nel 1989, impedisce ai funzionari governativi di mantenere eventuali legami con il mondo del business. Eppure, sotto questo divieto, non ricadono le due massime cariche dell’esecutivo, in quanto il loro raggio d’azione risulterebbe troppo ampio per poter essere totalmente svincolato da potenziali conflitti di interessi.

INOPPORTUNITÀ POLITICA. Tuttavia, se formalmente la legge è dalla parte del magnate, c'è da dire che questo è un caso eccezionale e privo di precedenti. E talvolta più della legge contano ragioni di opportunità politica. Se a tutto ciò si aggiunge infine una certa opacità famigliare, si capisce come la posizione del neo presidente sia tutt’altro che cristallina.

Trump non ha ancora reso pubblica la dichiarazione dei redditi: un impegno che tutti i presidenti hanno rispettato dai tempi di Gerald Ford, nel 1974

Anche per questo l’organizzazione Citizens for Responsibility and Ethics in Washington ha deciso di fare causa a Trump, nel gennaio 2017. In primis si contesta al magnate di non aver ancora reso pubblica la dichiarazione dei redditi (un impegno che tutti i presidenti hanno rispettato dai tempi di Gerald Ford, 1974).

EDIFICI SPARSI PER IL MONDO. Ma soprattutto Trump è stato accusato di violare quanto prescrive la Costituzione, secondo cui è illegale che i funzionari del governo «accettino qualche regalo, emolumento, ufficio o titolo da un principe, da un re o da uno stato straniero». Eh sì, perché la Trump Organization gestisce numerosi edifici e resort, sparsi in varie parti del mondo. Zone in cui, ovviamente, il conglomerato si trova a intrattenere rapporti con le autorità politiche locali. E difatti, sotto questo aspetto, i casi di potenziale conflitto di interessi non sono pochi.

Trump, il business dietro l'attrazione fatale per la Russia

Dagli immobili di lusso alla vodka: The Donald coltiva affari milionari a Mosca e dintorni. Fin dai tempi dell'Urss. Ed è molto vicino agli oligarchi. Tra Casa Bianca e Cremlino, così, spunta il conflitto d'interessi. Dietro l'attrazione di Donald Trump per la Russia ci sono da anni i suoi affari da imprenditore piuttosto che i risvolti geopolitici.

Il più eclatante riguarda un progetto multimilionario per espandere un resort ad Aberdeen (in Scozia). Qui il problema è duplice. Innanzitutto, nel suo piano dell’11 gennaio, il neo presidente si era impegnato a evitare nuovi accordi economici con Paesi esteri: tuttavia quando gli è stata fatta notare l’incongruenza, si è difeso sostenendo che il progetto di Aberdeen era stato approvato prima della promessa.

ATTRITI TRA DONALD E LA SCOZIA. In secondo luogo a stagliarsi all’orizzonte c’è una questione tutta politica. Sembra infatti che l’espansione dell’edificio possa comportare gravi danni in termini ambientali. Ragion per cui si sono già verificati i primi attriti con le autorità scozzesi. Un elemento che, secondo molti, potrebbe avere delle ripercussioni sui rapporti politici tra la Casa Bianca e il governo di Edimburgo.

Trump in visita ad Aberdeen, Scozia.

Ma le opacità con l’estero non si fermano qui. Si pensi, per esempio, che la Trump Organization sta costruendo due nuovi edifici a New Delhi, in India. Anche in questo caso si profilano potenziali conflitti di interessi in termini di relazioni politiche. E, ancor più grave, le due aziende locali partner, Ireo e M3m India, sono note alle autorità indiane per accuse di corruzione e malversazione.

QUELLE STRANE ASSUNZIONI. Nel 2016 poi - in piena campagna elettorale - la Trump Organization era in procinto di realizzare un palazzo in Russia: salvo fare poi marcia indietro dopo la vittoria contro Hillary. Ma le ambiguità proseguono. Trump si attira critiche anche sul fronte della legislazione interna. Nonostante la sua storica retorica anti-immigrazione, il presidente ha siglato a luglio 2017 un provvedimento per estendere il programma di visti H-2B: e, appena tre giorni dopo l’approvazione della norma, il resort di Trump Mar-a-Lago ha assunto 72 lavoratori in possesso proprio di quella tipologia di visto. Un puro caso?

Trump, Eric e Donald Jr. puntano a espandere il marchio

Prendere in gestione le aziende di papà per poi restituirgliele, quando avrà finito di fare il presidente degli Stati Uniti, più in salute di prima. Eric e Donald Jr lanciano la loro sfida. Senza la supervisione di Donald e senza la sorella Ivanka, si trovano alla guida dell'impero di famiglia e puntano a far crescere la società.

Alla luce di tutto questo, anche sul lato parlamentare sono sorte dure opposizioni. In particolare la senatrice democratica Elizabeth Warren ha presentato un disegno di legge che obbliga presidente e vice presidente a evitare ogni potenziale conflitto di interessi, ricorrendo a un blind trust. Non solo: le due massime cariche dell’esecutivo non dovrebbero partecipare ai contratti federali e sarebbero inoltre tenute a pubblicare le dichiarazioni dei redditi più recenti.

MA LE CAMERE LO BLINDANO. Una normativa particolarmente dura, insomma. Con scarse possibilità di successo tuttavia. Vista l’attuale composizione delle due Camere (entrambe in mano al Partito repubblicano) è alquanto improbabile che un simile provvedimento possa essere approvato, almeno nel breve termine.

Ma i problemi di Trump non attengono soltanto alla sfera squisitamente economica. Un’altra fastidiosa tegola riguarda anche il ruolo politico che alcuni suoi famigliari stanno acquisendo. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti soprattutto la figlia Ivanka e il genero Jared Kushner: due figure che, in un certo senso, rappresentano la corrente più "liberal" dell’amministrazione. Il punto è che, secondo i critici, entrambi non risulterebbero adeguatamente titolati per ricoprire incarichi interni alla Casa Bianca. E il fatto che si tratti di parenti del presidente non fa ovviamente che peggiorare la situazione, aumentando l’opacità.

NORMA ANTI-NEPOTISMO AGGIRATA. Anche in questo caso però, la legge sta formalmente dalla parte del miliardario. La normativa anti-nepotismo, firmata da Lyndon Johnson nel 1967, impedisce ai famigliari del presidente di far parte del governo. Tuttavia bisogna tener conto che Ivanka e Jared non operano in seno alle agenzie federali, ma dentro lo staff presidenziale in qualità di “consiglieri”: un ruolo che non richiede l’approvazione da parte del Senato (come invece accade per i ministri). Ragion per cui la legge anti-nepotismo non riguarda i due coniugi.

PIÙ GUAI CHE BENEFICI DAI FIGLI. Eppure il problema sembra di nuovo essere di opportunità politica. Anche perché sia il genero Jared sia il figlio Donald Jr stanno dando diverse grane al presidente per quanto concerne lo scandalo Russiagate. Segno che, forse, il primo a guadagnarci dall’eliminazione netta di queste ambiguità sarebbe proprio Trump. Se avrà l’intelligenza politica per capirlo però, è un altro discorso.

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