Merkel Bufale
6 Settembre Set 2017 1200 06 settembre 2017

Germania, come sta funzionando la legge anti-fake news di Merkel

In vista delle elezioni tedesche del 24 settembre Facebook ha cancellato 10 mila profili fasulli. Ma l'estrema destra di Alternative für Deutschland intensifica la campagna d'odio sulla cancelliera. Il punto.

  • FRANCESCO BERTOLINO
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Nel duello tivù del 3 settembre 2017 Angela Merkel e Martin Schulz hanno discusso di immigrazione e islam per 45 minuti, quasi metà del dibattito. La cancelliera si è dilungata nel giustificare le sue scelte: dall’accoglienza nel 2015 di un milione di richiedenti asilo all’accordo del 2016 con la Turchia per limitare i flussi.

CONTRO LA PROPAGANDA DI DESTRA. Ma più che ai blandi attacchi dello sfidante socialista, le risposte di Merkel parevano indirizzate a quell'11% di elettori sedotti dalla propaganda anti-immigrati del partito di estrema destra Alternative für Deutschland ("Alternativa per la Germania"). E che, in vista del voto del 24 settembre, si teme possano cadere nella rete delle fake news contro cui la cancelliera si è data molto da fare negli ultimi mesi.

Un manifesto propagandistico di Afd: «Burka? Noi preferiamo i bikini».

La Germania è stata uno dei primi Paesi a sperimentare il potenziale eversivo delle bufale virali. Prima della Brexit e di Donald Trump, infatti, c'è stato il Lisa-case. Nel gennaio 2016 la notizia, diffusa dai media russi Rt e Sputnik, del sequestro e stupro di una 13enne da parte di tre rifugiati aveva scatenato manifestazioni in tutto il Paese.

CASO DIVENTATO INTERNAZIONALE. Esponenti e militanti di Afd e del movimento neonazista Pegida avevano fiutato l'occasione, soffiando sul fuoco delle proteste contro gli immigrati. E contro Merkel, il cui governo aveva dovuto incassare anche le accuse del ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, «preoccupato che per amor del politicamente corretto la polizia tedesca potesse trascurare il caso».

LA RAGAZZA SI ERA INVENTATA TUTTO. Veloce com'era montato, il Lisa-case si è presto sgonfiato. A distanza di pochi giorni, la ragazza ha confessato di aver inventato il rapimento per coprire una fuga da casa. Ma l'episodio ha convinto Merkel della necessità di una legislazione contro le fake news, anche e soprattutto per proteggere il regolare svolgimento dei processi democratici da intrusioni ostili.

UNA "GUERRA INFORMATIVA" IN RETE. Secondo un rapporto della Nato, infatti, a orchestrare la campagna di disinformazione sarebbe stata la Russia di Vladimir Putin. Lo scopo? Indebolire la nemica Merkel e punirla per la fermezza dimostrata nel sanzionare Mosca per l'annessione della Crimea. Ancor prima del Russiagate, il Lisa-case stava a dimostrare la potenza e rapidità della Rete come strumento di information warfare ("guerra informativa").

Sullo striscione de militanti dell'Afd si legge: «Stop Merkel!»

«Qualcosa è cambiato», aveva dichiarato Merkel all'indomani dell'inattesa elezione di Trump, «ci sono molti troll e siti di disinformazione: dobbiamo confrontarci con questo fenomeno e, se neccessario, regolarlo». Nell'aprile 2017, il suo governo ha presentato al parlamento una proposta per combattere le fake news. Tre mesi dopo è arrivata l'approvazione del Bundestag: fino a 50 milioni di euro di multa ai siti che non riescano a eliminare entro 24 ore i contenuti illegali - intesi come falsi o discriminatori - dalle loro pagine.

PROTESTE DI FACEBOOK E TWITTER. Obiettivo principale, naturalmente, i social network, di gran lunga i principali indiziati per la diffusione delle bufale. Le proteste di Twitter e Facebook non si sono fatte attendere: i portavoce di Menlo Park hanno definito il provvedimento contrario al diritto Ue e alla costituzione tedesca perché restrittivo della libertà d'espressione.

Al di là della sua legittimità e della sua efficacia, entambe ancora tutte da dimostrare, la legge anti-bufale voluta da Frau Merkel almeno un obiettivo l'ha centrato: responsabilizzare i colossi della Silicon Valley. Per evitare di diventare strumento di campagne di disinformazione orchestrate a tavolino, Facebook ha iniziato da qualche mese una collaborazione con alcuni network di giornalisti investigativi. Fra questi, il gruppo Correctiv ha ricevuto lo specifico incarico di smascherare le bufale riguardanti le elezioni di fine settembre e di segnalarle ai responsabili del social in vista di una loro pronta rimozione.

CANCELLATI 10 MILA ACCOUNT FALSI. Per il momento, i risultati sono in chiaroscuro: Facebook, infatti, si riserva il diritto di riesaminare le storie bollate come "fake" dal collettivo investigativo. Non è quindi detto che il suggerimento venga accolto né è chiaro quali criteri guidino la decisione in merito alla rimozione. Sta di fatto che in prossimità delle elezioni Facebook ha cancellato 10 mila account falsi sospettati di diffondere notizie inventate ad arte per alimentare odio e discriminazione.

La cancelliera Angela Merkel e il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg in un incontro del maggio 2011 in Francia.

A tre settimane dal voto, la rielezione della cancelliera sembra certa. Troppo il vantaggio nei sondaggi della Cdu sulla Spd, il probabile secondo partito. La corsa, allora, è al terzo posto, per cui l'Afd pare in vantaggio.

ESTREMISTI VERSO IL PARLAMENTO. Il movimento - fondato nel 2013 da alcuni economisti euroscettici e spostatosi nel tempo sempre più a destra - è lontano dai picchi delle elezioni nei Lander del 2016, quando in Sassonia-Anhalt arrivò anche al 24%. Ma resta comunque al di sopra della soglia di sbarramento del 5% e con ogni probabilità sarà il primo partito di estrema destra a ottenere seggi nel parlamento tedesco dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Il manifesto recita: «Le tracce lasciate dalla cancelliera mondiale in Europa». Evidente il macabro riferimento agli attentati terroristici con auto e furgoni avvenuti in questi anni.

Con l'approssimarsi delle urne poi la propaganda di Afd si è fatta più aggressiva. Con slogan fino a poco tempo fa inimmaginabili nella Germania post-nazista. Come quello che accompagna l'immagine di una donna incinta: «Nuovi tedeschi? Ce li faremo da soli». O come il cartellone su cui campeggia la foto di un maiale e la frase: «Islam? Non è in linea con la nostra cucina».

UN'AGENZIA AMERICANA IN AIUTO. Un nuovo stile di propaganda che sembra dare buoni frutti: alcuni mesi fa i post di Afd su Facebook raccoglievano poche centinaia di like. Ora superano spesso i 3 mila. Merito anche dei servigi di Harris Media, un'agenzia di digital marketing con sede negli Stati Uniti. Nel suo carnet di lavori figurano due campagne vittoriose: quella pro-Brexit organizzata per gli euroscettici del partito Ukip e quella che ha portato alla presidenza di Donald Trump. Guarda caso due occasioni in cui un diluvio di fake news ha spostato gli equilibri elettorali. Angela Merkel è avvisata: il suo ombrello potrebbe non bastare.

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