I 400 colpi

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6 Settembre Set 2017 0845 06 settembre 2017

In Sicilia Pd, Mdp e Campo progressista hanno un punto comune: la confusione

Contradditorie e tentennanti, nessuno capisce cosa realmente vogliano le forze del centrosinistra. Un assist per destra e M5s, che diventano i maggiori candidati alla conquista della Regione.

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Si parla molto (e anche questa rubrica ci è tornata più volte) delle prossime elezioni siciliane di novembre, quelle che dovranno dire chi guiderà la regione per i prossimi cinque anni. Se ne parla molto perché sono una sorta di anteprima di quel che potrebbe succedere sul piano nazionale alle Politiche di primavera. Un laboratorio, insomma, dove si sperimentano formule ed alchimie che a seconda del risultato potrebbero avere una più amplia applicazione o venir abbandonate.

IL DESTRO MUSUMECI METTE D'ACCORDO FI, LEGA E FDI. Intanto la Sicilia conferma una tendenza che per altro già si sapeva, ovvero che a destra le alleanze sono molto più facili che a sinistra. Complice la duttilità o il realismo di Berlusconi, la discussione all’interno di quella che fu la Casa delle libertà è durata poche settimane. Alla fine, nonostante Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia avessero ciascuno una sua idea e uno o più nomi su cui puntare, non ci sono volute le fatiche di Sisifo per convergere su Nello Musumeci, un destro senza se e senza ma, vista la sua antica militanza nel Movimento sociale del fascistissimo Almirante e successivamente ne La Destra di Francesco Storace.

Trovata la quadra sull’ex bancario di Unicredit, il centrodestra può ora varcare lo Stretto per dedicarsi a tessere la trama che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe portarlo alla riconquista di Palazzo Chigi, lasciando a Palermo la sinistra con le sue gatte da pelare. O meglio, una parte della sinistra, visto che l’alleanza tra il Pd e Alfano sembra resistere nonostante i periodici mugugni che vengono dalle fila dei contraenti. Renzi non ha dovuto impegnarsi granché per sminare il percorso verso palazzo dei Normanni dalle ambizioni del suo attuale tenutario.

NEL CENTROSINISTRA REGNA LA CONFUSIONE. Partito lancia in resta con la richiesta di primarie e la volontà di replicare il suo mandato, Rosario Crocetta è venuto a più miti consigli dopo essere stato aver ricevuto assicurazioni sul suo futuro politico. Da tre, quindi, i candidati sono diventati due: Fabrizio Micari, il rettore dell’Università di Palermo sponsorizzato da Orlando e benedetto da Pd e centristi, e Claudio Fava per i bersaniani di Mdp. In mezzo, a far da pontiere, c’è il leader riluttante, Giuliano Pisapia, cui non è piaciuta la contrapposizione di Fava a Micari, come quella di Micari a Fava. Insomma, quel che vuole l’ex sindaco di Milano forse non lo sa bene nemmeno lui, se non il perseguire il progetto di una ecumenica alleanza che superi il frazionismo e veda la sinistra unita sul modello ulivista. Possibilità di riuscita assai scarse, se non impossibili.

La Sicilia conferma una tendenza che per altro già si sapeva, ovvero che a destra le alleanze sono molto più facili che a sinistra

Da notare che tra i tanti motivi alla base delle incomprensioni tra Pisapia e gli ex scissionisti c’è l’indisponibilità di quest’ultimi ad appoggiare un candidato che ha il ministro Alfano tra i suoi supporter. «C’è qualche problema. Non per me, ma per la nostra gente», spiega Bersani. Verrebbe da dire, per deduzione logica, che c’è qualche problema anche tra lo smacchiatore di giaguaro e la sua gente. Oltre che uno più generale di coerenza: Mdp a Palermo non vuole nemmeno sotto tortura trovarsi in una coalizione fianco a fianco con l’ex pupillo di Berlusconi, salvo averci governato per anni a Roma senza battere ciglio.

LA SICILIA AL CENTRODESTRA O AI CINQUE STELLE. Cosa voglia di preciso Mdp per altro non si sa, idem per Pisapia che oscilla tentennante tra i due contendenti. Idem forse per il Pd, che l’accordo con Alfano (dopo avergliene dette di tutti i colori) l’ha stipulato con l’approccio di chi fa di necessità virtù. Per questo non occorre essere un indovino per sapere che nell’isola vinceranno, in rigoroso ordine di pronostico, la Destra o i 5 Stelle.

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