Grillo V Day
7 Settembre Set 2017 1910 07 settembre 2017

M5s dal V-Day del 2007 a oggi: è svanito "il lato umano" in politica

Grillo proponeva la rivoluzione della “normalità” e il buon senso in parlamento. Dopo 10 anni, i cinque stelle sono diventati come i partiti che attaccavano. E i primi attivisti sono tutti fuggiti. La metamorfosi.

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Il Movimento 5 stelle in principio era il lato umano della politica. Che nel 2007 faceva pensare a elettori e simpatizzanti: «Quei ragazzi vorrebbero solo portare un po' di buon senso in parlamento». Cioè quello contenuto nei tre punti della proposta di legge popolare lanciata da Beppe Grillo in occasione del V-Day di Bologna dell'8 settembre 2007: stop ai condannati, massimo due mandati in parlamento, preferenza diretta.

DESTRA E SINISTRA PARI ERANO. L'Italia di 10 anni fa era vista dai supporter del comico genovese come un Paese dove non c'erano differenze tra un governo di sinistra e uno di destra. Era un Paese in cui la sinistra garantiva sottobanco a Silvio Berlusconi di non toccare l'assegnazione delle frequenze televisive (cit. Violante). Era un Paese dove i governi di sinistra che si alternavano a Berlusconi non facevano mai la legge sul conflitto di interessi che avrebbe messo fuori gioco per sempre il leader di Forza Italia.

UN PAESE ASSERVITO A SILVIO. Era un Paese dove l'opposizione a Berlusconi era in realtà collaborazionismo. Dove bisognava stare più attenti ai falsi amici che ai veri nemici. E quando il secondo governo Prodi uscito vincitore dalle urne nel 2006, oltre a creare il più grande carrozzone governativo della storia repubblicana composto da 103 cariche di governo tra ministri, vice ministri e sottosegretari, come primo provvedimento promosse l'indulto di mastelliana memoria, fu chiaro a molti che non ci sarebbe stato alcun cambio di passo per il Paese. Che le misure progressiste, nonostante vi fosse una coalizione di centrosinistra, non sarebbero mai arrivate.

Il palco del V-Day a Bologna nel 2007.

È proprio in questo contesto, in questo immobilismo politico, fatto di Casta e privilegi a fronte di un peggioramento dell'andamento complessivo del Paese, che crebbe naturalmente nel popolo italiano il sentimento di anti-politica che venne cavalcato da Grillo.

PARTITI E GIORNALI ARROCCATI. Per tentare di sbloccare la situazione, Grillo diceva di voler portare la “normalità” in politica che, sosteneva, era rivoluzionaria. Una rivoluzione normale quindi. Nessun Che Guevara o Fidel Castro pronti all'assalto della Moncada. Se il giorno dopo la piazza di Bologna i partiti e i giornali non si fossero arroccati nella difesa dello status quo, oggi forse non ci sarebbe nessun movimento populista che rischia di andare a governare l'Italia.

SUBITO GUERRA AL COMICO. I principali autori del successo del M5s sono stati coloro che non ascoltarono all'epoca l'appello di Piazza Maggiore e cominciarono a far la guerra al comico e blogger più famoso d'Italia: i partiti e i giornali. Ma Grillo all'epoca aveva semplicemente ragione.

Nei “comunicati politici” scritti da Grillo tra il 2008 e il 2013 la parola “partiti” era quella più ricorrente. Segno che erano loro, secondo il blog, i nemici numero uno del popolo

Quando iniziò “la guerra”, per la sua armata Grillo scelse il cittadino comune. Il vicino della porta accanto. «Loro non sono migliori di noi», era lo slogan che albergava nelle menti di molti che si misero in gioco dopo il V-Day di Bologna. I partiti erano visti come i centri di collocamento dei mediocri. I mediocri che non permettevano “ai migliori” di emergere.

IN POLITICA SOLO LECCAPIEDI. I mediocri che decidevano le sorti di tutti, in quanto detentori del potere politico che non risiedeva nelle istituzioni ma nelle segrete stanze dei grandi partiti. Sedi inaccessibili e sistemi di potere impenetrabili e scalabili solo se disposti a “diventare mediocri”, leccapiedi e proni al capetto della corrente di turno.

SERVIVA LA SOCIETÀ SANA. Secondo Grillo la parte sana della società doveva confluire nelle file del Movimento 5 stelle, armarsi di baionetta e andarsi a schiantare contro i carri armati, ovvero i partiti. Non è un caso che nei “comunicati politici” scritti da Grillo tra il 2008 e il 2013 la parola “partiti” fosse quella più ricorrente. Segno che erano loro, secondo il blog, i nemici numero uno del popolo.

Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Il punto era: come si fa a convincere un comune cittadino a trasformarsi in Che Guevara e mandarlo al fronte a combattere un esercito di persone senza dubbio più organizzate, meglio “armate” (finanziate) e con più esperienza di quella che “i grillini” dell'epoca potevano avere? Sta in questo il grande capolavoro di Grillo. E sta anche in questo il grande merito che ebbero i primi che accettarono questa sfida.

I RAGAZZI DEL 2009 ORMAI ESTINTI. I primi che riuscirono a passare lo sbarramento elettorale del 3%. I “ragazzi del 2009”, si potrebbero definire. Quelli delle prime liste civiche. Provate a cercare adesso quei ragazzi. Di quell'esercito quanti ancora militano tra le fila dei cinque stelle a oggi? Solo quelli che hanno avuto un incarico istituzionale, ovvero che sono eletti da qualche parte.

OGGI I GRILLINI DICONO SOLO SÌ. Provate a trovare un attivista dell'epoca che non sia mai stato eletto in alcun consesso elettorale e che faccia ancora l'attivista nel M5s. Sono rarissimi. Quasi del tutto estinti. E quelli che sono rimasti, oggi, hanno incarichi nei Comuni, Regioni o in parlamento. E sono cambiati. Si sono trasformati in ciò che loro stessi criticavano: mediocri pronti a dire sempre “sì” al capo corrente di turno (perché sì, ci sono le correnti) e muti davanti al tradimento dei valori originari del M5s.

Il mito del grillino come bravo cittadino, diligente, che si informa, che fa la raccolta differenziata, che non fa propaganda elettorale ma controinformazione non esiste più

Leoni da tastiera e da palco, pronti a sputare in faccia ai colleghi di altri partiti la loro indignazione, per poi abbassare la testa come mansueti conigli al loro interno, davanti al tradimento e all'applicazione contraria di ogni principio di democrazia che si erano proposti di portare avanti. Pena l'espulsione. Da moderni Che Guevara a omertosi di vecchio stampo.

ALTRO CHE TELECAMERE NEI DIBATTITI. Il mito del grillino come bravo cittadino, diligente, che si informa, che fa la raccolta differenziata, che non fa propaganda elettorale ma controinformazione, che entrava nei Consigli comunali con le telecamere a filmare i dibattiti tra quelli che loro definivano “i mediocri”, non esiste più.

Insomma, di quegli irriverenti “ragazzi del 2009” non ci è rimasto più nessuno nel M5s. Chi non ha avuto ruoli è scappato. Ha capito la truffa. E l'ha capita nel momento in cui ha dimostrato di aver imparato la lezione di Beppe Grillo. Ovvero applicare quello stesso spirito critico al proprio interno. Quel coraggio di dire sempre la verità in faccia e rischiare sempre qualcosa di proprio se si voleva cambiare il mondo. Coloro che adottavano questa condotta sia nella propria militanza sia nella vita privata sono quelli che hanno permesso al M5s di prendere quel 25% alle Politiche del 2013.

FATTI FUORI DAI RAGAZZI DEL 2012. Quegli stessi attivisti che una volta diventati scomodi, perché chiedevano che la linea politica nazionale fosse condivisa e discussa con la base tramite una piattaforma di voto online il cui arrivo veniva sempre rimandato e che iniziarono ad auto organizzarsi sui territori credendo di godere di indipendenza e autonomia, furono fatti fuori uno dopo l'altro dai “ragazzi del 2012”.

ATTIVISTI OSANNATI E POI TRADITI. Quelli arrivati dopo la vittoria di Parma e la concomitante implosione della Lega Nord e il crollo di Forza Italia. Questi nuovi attivisti che del M5s non sapevano nulla, ma avevano l'arroganza di quelli che “c'erano da sempre”. Grillo e Casaleggio si servirono di loro. Quei «ragazzi meravigliosi» da lui osannati in tutti i suoi comizi diventarono all'improvviso degli inutili rompicoglioni a cui il blogger non doveva assolutamente nulla.

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All'epoca Giovanni Favia, consigliere regionale del M5s eletto nel 2010 col 7% dei voti, era già al secondo mandato visto che pochi mesi prima era decaduto da consigliere comunale dopo le dimissioni del sindaco Flavio Delbono.

Usati e gettati nella spazzatura da un giorno all'altro come vecchi stracci. Dileggiati, diffamati e umiliati pubblicamente sul blog. A dare il via fu l'espulsione di Tavolazzi. Altri finirono perfino sotto scorta dopo le minacce ricevute dai “tifosi” aizzati dal loro leader. Un trattamento disumano che si riserva solo ai peggiori nemici. Non di certo ai compagni di avventura che per primi hanno creduto e dato credibilità sui territori a quel progetto.

TOLTI MERITI E DIGNITÀ. Ci sarebbe molto altro da dire su questo aspetto, il più triste, ma ci vorrebbe un libro. Il "crimine" più grande che Grillo e sopratutto Casaleggio (padre) hanno compiuto è quello di aver cercato di togliere dignità e meriti ai loro migliori uomini, senza i quali nemmeno loro sarebbero arrivati da nessuna parte. Ora invece sono rimasti solo i mediocri. Quelli che un tempo venivano individuati come appartenenti ai tanti odiati partiti.

QUALCOSA HA FATTO BRECCIA. Quella rivoluzione non è comunque stata inutile. Ha imposto temi sull'agenda politica e qualche lieve retromarcia i partiti l'hanno dovuta fare (sui rimborsi per esempio). Ma se potenzialmente quella rivoluzione avrebbe potuto ottenere 100, ha ottenuto 10. E anche se i grillini andassero al governo, quella rivoluzione è comunque già finita, fallita, tradita.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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