Migranti
denuncia 7 Settembre Set 2017 1252 07 settembre 2017

Migranti, Msf accusa l'Europa: «Paga la Libia per violare i diritti umani»

Gentiloni da Lubiana: «La riduzione dei flussi è un risultato da consolidare e condividere». La commissaria Ue al commercio dà ragione alla Ong: «Vero, condizioni abominevoli».

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Donne stuprate e uomini torturati nei centri in cui la guardia costiera che noi finanziamo riporta i migranti intercettati in mare. Medici senza frontiere accusa l'Europa di pagare la Libia per violare i diritti umani dei migranti. «I governi Ue stanno nutrendo il business della sofferenza e si congratulano per il loro successo», ha dichiarato la presidente internazionale di Msf, Jeanne Liu, appena rientrata dalla Libia ,in una conferenza stampa a Bruxelles. «Quando sono entrata nel centro di detenzione di Tripoli ho visto uomini trattati come animali che mi chiedevano di aiutarli, questo è quello che i governi europei chiamano successo».

STUPRI E TORTURE NEI CENTRI OFFICIALI. Msf lavora nei centri di detenzione ufficiali del regime. E proprio in uno dei questi centri, ha spiegato Liu, hanno visto donne violentate, in particolare quelle incinta vengono prese di mira, e uomini sfruttati come forza lavoro o torturati. Spesso sono centri controllati dalle milizie: «Gli uomini che li gestiscono possono cambiare dal giorno alla notte», racconta il consigliere operativo Jan Peter Stellema. In questi centri, teoricamente la parte migliore del sistema, i volontari di Medici senza frontiere hanno visto riportare indietro centinaia di persone intercettate dalla guardia costiera libica, quella che l'Unione europea sta finanziando e addestrando attraverso una missione guidata dall'Italia. E che invece dovrebbero essere mandati in quelli di accoglienza. «Alcuni vengono riportati indietro anche due o tre volte».

UN BUSINESS DI LIVELLO INDUSTRIALE. Del resto il sistema di detenzione libico, associato a estorsioni e rapimenti, è stato implementato per decenni. E adesso non fa distinzioni. La tratta degli uomini, la loro prigionia, è diventato un business allargato, «una fabbrica della sofferenza di proporzioni industriali», la definisce la presidente di Msf. «Abbiamo conosciuto un detenuto che era in Libia da trent'anni, ci ha detto ho un lavoro, una moglie, ma mi hanno preso. Una donna, che aveva accompagnato il marito, un'atleta professionista con un contratto regolare, è stata rapita e messa nei centri di detenzione con suo figlio, senza poter chiamare nessuno». C'è una macchina del profitto che funziona a pieno ritmo.

DIRETTA CONSEGUENZA POLITICHE UE. Il direttore generale Arjan Hehenkamp è ancora più diretto: «Non siamo esperti di politica ma siamo esperti di sofferenza e quello che vediamo qui è la diretta conseguenza della politica Ue».
Gli Stati Ue finanziando da una parte la guardia costiera dall'altra l'attività di Nazioni Unite e Organizzazione internazionale delle migrazioni, impegnata però soprattutto a rimpatriare persone nei Paesi di origine.

NESSUN PAESE DOVREBBE APPROVARE. «Siamo stati in contatto con loro», precisa Stellema «per esempio abbiamo trovato rifugiati con tutte le carte in regola imprigionati e abbiamo chiesto di intervenire, a volte venivano liberati in altre dovevano attendere. Trovano i nostri stessi ostacoli. E credere che dare loro soldi sistemi le cose è un'illusione». La Ong ha scritto una lettera indirizzata a tutti i leader europei e anche al premier italiano Paolo Gentiloni, perchè prendano officialmente posizione. Nell'appello viene denunciato quanto accade alle persone che vengono fermate dalle autorità di Tripoli, raccontando abusi «che nessun Paese europeo dovrebbe avallare».

Il disegno di Mohamed, 10 anni, del Sudan. Ritrae il momento in cui la sua famiglia è stata fermata nel deserto dai trafficanti.

LA COMMISSARIA UE CONFERMA: «CONDIZIONI ATROCI». La commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmstroem, ha risposto in conferenza stampa a Bruxelles alle accuse di Medici senza frontiere: «È difficile commentare il rapporto appena pubblicato, ma ho visitato io stessa la Libia e ho visto le prigioni. La situazione era abominevole qualche anno fa e non ho informazioni che indichino che la situazione sia migliorata. L'Ue finanzia le organizzazioni internazionali affinché lavorino al fianco dell'Unhcr per tentare di migliorare le condizioni in Libia, perché in effetti sono atroci».

GENTILONI ELOGIA LA CORTE UE. Intanto però da Lubiana, dove si è recato per un incontro bilaterale con il primo ministro sloveno Miro Cerar, Gentiloni ha detto che «la riduzione dei flussi è un risultato da consolidare e condividere» a livello europeo. Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto: «La decisione della Corte di Giustizia europea sulla relocation dei migranti è importante per l'affermazione di due principi. Dal punto di vista del metodo, le decisioni vanno rispettate. E nel merito il principio di solidarietà che era alla base della decisione presa sulla relocation è stato confermato. Penso che le decisioni della Corte Ue debbano impegnare tutti i Paesi membri dell'Ue».

RENZI PER LA LINEA DURA CON I PAESI DELL'EST. Sul tema è intervenuto anche il segretario del Pd, Matteo Renzi: «Per me i Paesi che non accolgono devono essere puniti in modo semplice: tu non sei solidale nella gestione dell'immigrazione? Io non sono solidale nella divisione dei fondi. Chi non accoglie migranti deve vedere ridursi le risorse del bilancio europeo. Vogliono costruire i muri? Lo facciano senza i fondi italiani, visto che il nostro Paese ogni anno mette a disposizione 20 miliardi e ne recupera 12. La solidarietà non può essere a senso unico».

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