Pisapia, insieme senza personalismi
MAMBO 8 Settembre Set 2017 1025 08 settembre 2017

Basta evocare il centro-sinistra: è morto e sepolto

Renzi col suo partito personale e il suo tardivo blairismo ha dato a quell'esperienza il colpo di grazia. Meglio che Pisapia & Co se ne facciano una ragione. Ora occorre ricostruire un campo ampio che ha bisogno di alberi più forti dell’Ulivo ammalato.

  • ...

Ciò che rende di difficile comprensione l’intervista di Giuliano Pisapia al Corriere della Sera di oggi non dipende dalle parole dette o non dette. Pisapia svolge, non si offenda, il temino classico dei nostalgici del centro-sinistra con scappellamento a sinistra. Critica Renzi ma fino a un certo punto, evoca formazioni unitarie ma minaccia di “riluttare” ancora di più se riceve qualche critica, non chiarisce nulla sui dossier caldi, Sicilia in primo luogo. Pisapia è, come si sarebbe detto una volta, una risorsa. Nel senso che in lui confluiscono professionismo, amabilità, buoni sentimenti. Non è un leader, né poco né molto, non lo è punto e basta. Per chi pensa, come me, che i leader del futuro saranno a capo di partiti a più netta identità, questa mancanza di carisma di Pisapia non è drammatica.

PISAPIA LASCI I «MA ANCHE». Sono drammatiche due cose, una dipende da lui, l’altra no. Quella che dipende da lui è l’estrema genericità della sua proposta, i suoi «ma anche» fanno sembrare Walter Veltroni, che io stimavo e stimo, come uno che faceva politica con lo spadone. Pisapia, si spezza ma non si spiega. Come tanti in cerca di titoli sui giornali, si accalora solo quando fa la battuta su D’Alema. Ma questo è un topos della politica a sinistra. Del resto D’Alema si difende bene da solo e non mi pare che si faccia intimidire. Quello che, invece, appare drammatico ma non dipende da Pisapia, ovvero non solo da Pisapia, è questo tentativo di resuscitare il centro-sinistra. Il centro-sinistra è morto, sia fattualmente, nel senso che non c’è, sia perché evocarlo porta allo zero assoluto.

UN PROGETTO SGANGHERATO. Il centro-sinistra appartiene a una stagione politica in cui, finita la Prima Repubblica, si colse la necessità, di fronte alla resistibile ascesa di Berlusconi, di mettere assieme il post comunismo con il mondo post democristiano. Ci si dimenticò per strada dei socialisti e questi andarono in massa da Berlusconi dandogli voti e classe dirigente. Questa alleanza si ispirava solo in parte al centro-sinistra storico, assai più radicale socialmente, ma diventò subito palestra del più sgangherato progetto politicista: sciogliere i partiti per farne uno solo. Un gruppo minoritario, capeggiato da Prodi e Parisi, impose questa scelta agli altri e gli altri subirono. I temi del Manifesto politico di questo partito, delle sue idee forti, della sua struttura furono largamente elusi. Parisi (Arturo) dette al nuovo partito come Dna le primarie, cioè sostituì le idee con una procedura.

Deve nascere non una sinistra di testimonianza, non una Rifondazione fatta meglio, ma un partito socialista più radicale e più radicato

Il centro-sinistra e poi Pd hanno governato spesso bene, ma non si è mai capito, soprattutto non lo hanno mai capito gli elettori, che cosa volessero, in pratica da dove venivano e dove volevano andare. Per questo il centro-sinistra è morto, per questo non lo si può far risorgere. Il centro-sinistra non è l’unica alleanza politica fra una forza di sinistra e formazioni di centro, ipotesi largamente condivisibile. Il centro-sinistra è una “ideologia” in cui, sicilianamente, «il nulla si mischia col niente». Perché il centro-sinistra non evoca una battaglia, una stagione, un sentimento popolare.

"CONDANNATI" A SCEGLIERE TRA DI MAIO E B. Il primo centro-sinistra, pur nei suoi tragici errori, ebbe queste caratteristiche e cambiò l’Italia. Il secondo provò con alta ingegneria politica a trasformare il sistema politico in modo così avventato che oggi siamo costretti a scegliere se è meglio essere guidati da Di Maio o dal redivivo Berlusconi, visto che le forze del cosiddetto centro-sinistra sono divise, non si possono unire, non hanno un discorso comune. In questo affossamento del centro-sinistra Renzi ha svolto il ruolo di chi spara l’ultima raffica. Il suo partito personale, il suo tardivo blairismo, la nascita di una sinistra à la droite hanno seppellito il centro-sinistra. Ora e per sempre.

BASTA ULIVI MALATI. L’alternativa a questo schema politico è nelle cose, cioè nella vita concreta dei Paesi e delle democrazie. Deve nascere una forza di sinistra radicalmente riformista, che faccia a cazzotti con i privilegi, la cattiva politica ma soprattutto con quell’insieme di poteri economici che hanno distrutto l’Italia. Non una sinistra di testimonianza, non una Rifondazione fatta meglio, ma un partito socialista più radicale e più radicato. Questo partito non può e non deve fare da solo, avrà bisogno di alleati alla sua sinistra e avrà bisogno di alleati di centro. È una sfida a ricostruire il campo, come avrebbe detto il Pisapia di mesi fa. Ma il campo è più largo del vecchio centro-sinistra, ha bisogno di alberi più forti dell’Ulivo ammalato, ha bisogno di dirigenti “di ferro” senza l’ossessione del parlamento. Deve stare in mezzo al popolo. Tutte le esperienze «al posto del popolo» le abbiamo fatte, meglio non ripeterle.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso