I 400 colpi

Matteo Renzi Sullo 141111223358
8 Settembre Set 2017 0939 08 settembre 2017

Da Renzusconi al M5s, grande è la confusione sotto i sondaggi

Le rilevazioni by Ilvo Diamanti fotografano elettori che non si raccapezzano più: graditi Bonino e Bersani, pur senza un partito dietro. Grillini sempre col vento in poppa. E se Matteo e Silvio si unissero...

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Volete Gentiloni? Certo, fa proseliti l’understatement del conte Paolo dopo che il suo predecessore la buttava sempre in caciara. Lo volete ancora a Palazzo Chigi? Giammai, è sicuramente un brav’uomo, ma meglio Matteo Renzi che ha i tratti marcati del leader. E Silvio Berlusconi, a parte il non trascurabile dettaglio che al momento non è tecnicamente candidabile? È l’unico che può unire il centrodestra, rispondono gli intervistati. Ma a livello personale gli preferiamo di gran lunga Matteo Salvini.

PREVALE IL DISORIENTAMENTO. Insomma, grande è la confusione sotto il cielo della politica, grande il disorientamento nella testa degli elettori. A dirlo non sono le impressioni di qualcuno, ma i numeri del tradizionale sondaggio powered by Ilvo Diamanti che con l’arrivare dell’autunno la Repubblica commissiona a Demos su cosa succederebbe se si votasse oggi.

RISPOSTE CONTRADDITTORIE. Il fatto che sia venuto fuori tutto e il contrario di tutto non è ovviamente un difetto della rilevazione, ma la certificazione dello stato d’animo di chi non si raccapezza più al punto da contraddirsi, o quanto meno da fornire risposte incongrue.

Il sondaggio, ma qui veramente bastava andare a occhio senza l’ausilio della statistica, rivela il bipolarismo imperfetto di due coalizioni che numericamente si equivalgono, ma nessuna di loro annovera tra le sue fila il primo partito del Paese, ovvero il Movimento 5 stelle. E una sempre più marcata diversificazione tra la persona e la consistenza della formazione in cui milita.

CONSENSO PER MINNITI. Due esempi su tutti: Emma Bonino, seconda nella classifica del gradimento alle spalle di Gentiloni, non ha praticamente un partito alle spalle. Pier Luigi Bersani piace come Grillo e il Cav, pur risultando nelle rilevazioni Mdp-Articolo 1 poco più che un cespuglio. Ottima, giusto per dare linfa al duello in casa del momento, la posizione di Marco Minniti, sotto di un’incollatura a quella di Renzi.

Pier Luigi Bersani.

ANSA

Detto questo, nel suo complesso l’indagine Demos certifica tre cose che già sapevamo: che la sinistra avrebbe grandi possibilità di vincere se si presentasse unita alle elezioni. Ma, come vediamo dalle diatribe quotidiane, è un’ipotesi della irrealtà.

SALVINI NON CEDE A SILVIO. Che il centrodestra avrebbe grandi possibilità di vincere se si presentasse unito, ma lì c’è il problema di Salvini che non vuole cedere la guida a Berlusconi. Visto i sette punti di gradimento con cui distanzia il vetusto fondatore di Forza Italia, forse non ha tutti i torti.

I grillini possono commettere qualsivoglia nefandezza che viaggiano sempre col vento in poppa. Nemmeno i reiterati disastri della sindaca di Roma ne scalfiscono il consenso

Terza cosa, ma anche questa era da tempo nell’aria. I grillini possono commettere qualsivoglia nefandezza che viaggiano sempre col vento in poppa. Nemmeno i reiterati disastri della sindaca di Roma ne scalfiscono il consenso. Sono ancora, stano al sondaggio, il primo partito italiano e il loro candidato premier in pectore, Luigi di Maio, è medaglia di bronzo nella classifica del gradimento alle spalle di Gentiloni e Bonino.

ARIA DI NUOVE GRANDI INTESE? Per la verità c’è una quarta cosa che i risultati del sondaggio evocano, lasciando però l’interpretazione al chi vuole intendere intenda. Renzi più Berlusconi, ovvero il Renzusconi, ha la forza dei numeri per uscire dalle urne vincente. Ma l’alleanza, rebus sic stantibus, non sembra godere di grande popolarità tra i suoi eventuali contraenti.

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