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8 Settembre Set 2017 1740 08 settembre 2017

La partita franco-tedesca che ridisegnerà gli equilibri europei

La riconferma di Merkel e Schaeuble andrebbe verso il depotenziamento delle istituzioni Ue. Con Germania e Francia che "rifaranno" l'Eurozona. Da Berlino a Parigi, passando ad Atene e Francoforte: i nodi delle trattative.

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da Bruxelles

A Berlino, prima capitale d'Europa, tra i dirigenti dell’Spd ci sono poche certezze: una è che Angela Merkel sarà di nuovo cancelliera, l’altra è che il timone del ministero delle Finanze non doveva essere lasciato a Wolfgang Schaeuble. A quattro anni dal patto che ha dato vita all’ennesima Grosse Koalition e a ormai un pugno di giorni dalla nuova tornata elettorale del 24 settembre, però, la consapevolezza postuma serve a poco.

LA POLTRONA CHE DECIDE GLI AFFARI EUROPEI. «I socialdemocratici avevano preferito il ministero degli Esteri, convinti di poter controllare gli Affari europei da lì. Uno sbaglio che ora hanno capito», dice a Lettera43.it l'ex direttore del Tesoro italiano Lorenzo Codogno. Di ritorno da Berlino, l'attuale professore alla London School of Economics ha avuto conferme che i socialisti questa volta chiederebbero il ministro delle Finanze. «Schaueble ha goduto di una notevole autonomia, sia rispetto al suo partito, sia rispetto alla cancelliera», osserva Codogno, «se dovesse lasciare il posto a un ministro dell'Spd, ci potrebbe essere un cambiamento anche per l'Eurozona». E però le chanche sono poche e le variabili, invece, tante.

LA VARIABILE DELLE COALIZIONI. I sondaggi danno i socialdemocratici tra il 23 e il 24%, quasi due punti in meno del risultato del 2013 (25,7%). E i risultati del voto determineranno con che alleato la Cdu governerà, se con la Spd o con i liberali di Fdp, entrambe formazioni già testate, o con Cdu, liberali, verdi. Alla poltrona del delfino di Helmut Kohl ambirebbero anche i liberali, anche loro scottati dall'abbraccio con la Cdu di Merkel con cui hanno governato dal 2009 al 2013 per poi non riuscire nemmeno a rientrare in parlamento. E questo significherebbe una linea ancora più intransigente contro l'integrazione economica europea. Ma sono ambizioni di poco conto dato il potere e il ruolo che Schaeuble si è guadagnato nel tempo. E a oggi le probabilità dicono che Merkel e Schaeuble saranno i protagonisti della riforma economica europea destinata a essere negoziata nei prossimi mesi. Un dialogo diretto con l'altra grande capitale dell'Unione, Parigi, ma che passa anche per Atene e Francoforte. E in cui si gioca molto del nostro futuro e delle istituzioni europee.

Ad Atene, scelta come luogo simbolo per rilanciare un'Unione Europea democratica e sovrana, il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto tante promesse. Una riforma economica dell'Eurozona «ambiziosa», un ministro delle Finanze ma controllato da un parlamento dell'Ue-19, un vero bilancio. Soprattutto ha ribadito al primo ministro ellenico Alexis Tsipras, ancora stretto nella tenaglia tra Germania e Fmi, la volontà di estromettere il Fondo monetario internazionale dai programmi di salvataggio Ue.

MENO POTERI ALLA COMMISSIONE? Peccato che il progetto presentato finora sia quello di Schaeuble, e cioè la trasformazione in fondo monetario europeo dell'Esm, il meccanismo europeo di stabilità o fondo Salva Stati. Il progetto è stato criticato da destra come un'apertura nei confronti dei Paesi che non rispettano le regole di bilancio. Ma siccome il diavolo è nei dettagli, il dettaglio non da poco è che alcune delle decisioni dell'Esm, per statuto, sono prese a maggioranza in base al numero di titoli detenuti dai vari soci e la Germania da sola con oltre il 20% delle quote ha un diritto di veto. Di fatto, ragiona Codogno, si tratterebbe di un fondo monetario europeo sotto controllo tedesco. Esperti come Daniel Gros, presidente del think tank Bruegel di Bruxelles, hanno inoltre avvertito del rischio di sottrarre alla Commissione europea il potere di sorveglianza sui programmi.

LA LINEA È IL DEPOTENZIAMENTO DELLE ISTITUZIONI UE. «La coppia Merkel-Schaeuble», spiega Codogno, ha espresso grandi aperture sulla riforma dell'Eurozona, ma mentre Macron punta a un'integrazione più stretta in tempi rapidi, la loro idea è un processo molto graduale e molto lento che prevede prima la riduzione dei rischi e solo poi passi verso l'integrazione». Come Gros, il professore vede anche una sfida alla Commissione europea di Jean-Claude Juncker, scelto da Merkel ma fedele alla grossa coalizione tra socialisti e popolari e responsabile dell'apertura alla crescita degli ultimi anni: «La linea del loro governo», sintetizza, «è un depotenziamento delle istituzioni europee, diventate dal loro punto di vista sempre più politiche». Un europeismo, insomma, tutto intergovernativo.

Molto dunque dipenderà dalle scelte francesi. Il presidente della République ha parlato di democrazia in pericolo e promosso una grande stagione di ascolto dei cittadini: sei mesi (a partire dal gennaio 2018) di consultazione degli europei sulla direzione che deve prendere in Ue. In realtà negli stessi mesi la forma della nuova Eurozona sarà negoziata tra Parigi e Berlino. Che dovranno trovare un accordo anche sul ruolo del nuovo ministro delle Finanze Ue e teoricamente presidente permanente dell'Eurogruppo. Macron ha già candidato il suo ministro Bruno Le Maire, anche se pure Slovacchia, Portogallo, Lussemburgo e Italia vorrebbero essere della partita.

LA PARTITA INCLUDE FRANCOFORTE. Ma il problema sono ancora una volta i dettagli: secondo le dichiarazioni di Macron il suo operato dovrebbe essere controllato da un parlamento dell'Eurozona. A oggi inesistente. Per Schaeuble, invece, il parlamento dovrebbe avere solo un ruolo consultivo. «Il negoziato potrebbe durare fino all'estate, l'Italia come gli altri sarà fuori dalla partita in cui probabilmente verrà discussa anche l'unione bancaria e la successione a Mario Draghi».

I DUE BANCHIERI FRANCO-TEDESCHI. A Francoforte tutti conoscono le aspirazioni del numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, il candidato di Merkel e Schaueble. Ma conoscono anche la sua lotta permanente nei confronti delle politiche di Draghi, incluse le testimonianze rese alla Corte costituzionale contro l'istituzione di cui vorrebbe prendere il timone. «Sulla credibilità di Weidmann ci sono dubbi», conferma l'ex direttore del Tesoro italiano, «ma c'è anche il fatto che ha studiato a lungo in Francia, dall'altra parte il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, è praticamente mezzo tedesco». Entrambi potrebbero rispondere alle esigenze del nuovo patto tra le capitali d'Europa.

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