Bandiera M5s
8 Settembre Set 2017 1400 08 settembre 2017

M5s, Biondo: «La leadership di Di Maio è frutto di vecchia politica»

Grillo e Casaleggio hanno insegnato ai 5 stelle che la scorciatoia, il clic, il selfie e l'obbedienza funzionano. E Luigi lo ha capito prima degli altri. L'autore di Supernova sulla mutazione e la morte del Movimento.

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Piazza Maggiore era piena, nonostante il caldo. Nessuna bandiera politica, solo un palco e due enormi V, come vendetta. E come Vaffanculo. L'8 settembre 2007 a Bologna Beppe Grillo uscì dal Blog per immergersi fisicamente nel "suo" popolo. Dietro le quinte di Bologna, in incognito, c'era naturalmente anche Gianroberto Casaleggio, ghostwriter del comico e mente dell'operazione.

I PARTITI ERANO IL MALE ASSOLUTO. Un «evento straordinario», lo definì Grillo che all'ipotesi di creare un proprio partito o una lista rispose secco: «Non hanno capito niente. I partiti sono incrostazioni della democrazia. Bisogna dare spazio ai cittadini. Alle liste civiche. Ai movimenti. Viviamo in partitocrazia, non in democrazia». Dieci anni dopo da quel primo V-day il Movimento 5 stelle ha epurato i dissidenti, scomunicato MeetUp, dismesso il Vaffa, conquistato Roma e Torino. E con al collo la cravatta corre per prendere la Regione Sicilia e, quindi, Palazzo Chigi.

«C'È IL BRAND DI UNA COSA MORTA». Come sarà il Movimento di governo? «Il Movimento è morto», mette subito in chiaro con Lettera43.it Nicola Biondo, che con Marco Canestrari ha scritto Supernova. Come è stato ucciso il Movimento 5 stelle in vendita dall'8 settembre 2017 su Amazon, Google Play, iBooks e tutti i principali negozi di ebook (aggiornamenti, notizie e presentazioni su www.supernova5stelle.it). «Quando si parla del M5s bisogna dimenticarsi del Movimento. Ora viene utilizzato il brand di una cosa morta».

Grillo era Kurt Cobain perché aveva emozioni e passione da vendere, mentre Prodi da buon nonno canticchiava ancora Dadaumpa

NICOLA BIONDO

Una morte lenta, durata 10 anni che sembrano un secolo. Nel 2007 «il Movimento incarnava un bisogno di radicalità», scrivono i due autori nelle conclusioni. «Nelle sue tirate Grillo raccontava spesso cose vere, credibili. Grillo diceva che un altro mondo era possibile. Grillo era punk, mentre D’Alema sembrava Kissinger e Veltroni Peppino Di Capri. Grillo era Kurt Cobain perché aveva emozioni e passione da vendere, mentre Prodi da buon nonno canticchiava ancora Dadaumpa».

ORA SOLO ARROGANZE E ASTUZIE. E poi? «È arrivato il Potere, il Movimento, Casaleggio e tutta la baracca dei miracolati. E Grillo è apparso per quello che è: un geniale uomo qualunque, un po’ anarchico, un po’ fascista, che odia il ricco ma non i soldi. E oggi è finito per diventare una macchietta di se stesso, alle prese con i disastri, le arroganze piccole borghesi dei suoi miracolati, le loro astuzie democristiane, le loro miserie, le ambizioni».

«IL GOVERNO M5S SARÀ MONTIANO». Per questo, aggiunge Biondo, «mi aspetto un governo M5s montiano, con tutto il rispetto per il Professore. Francamente pensavo a qualcosina di leggermente in controtendenza», sorride.

Nicola Biondo ha diretto l'ufficio Comunicazione M5s della Camera dall’aprile 2013 al luglio del 2014.

DOMANDA. Insomma il Vaffa alla fine si è rivelato la solita vecchia politica.
RISPOSTA. Una pennellata di trucco su un volto vecchio.

D. Di chi è la colpa?
R. Putroppo Grillo e Casaleggio hanno insegnato ai loro eletti che la scorciatoia, il clic, la provocazione e il selfie pagano. Così come paga l'obbedienza. Diciamo che il Movimento è stato ed è una palestra per la ginnastica dell'obbedienza. Per esempio chi tra gli eletti era un sostenitore delle Ong adesso tace e si è omologato. Ha obbedito per non essere cacciato. Una mala educación.

D. Per fare carriera quindi la ricetta è questa...
R. Ricordo un «voi siete figli di Troika» indirizzato alla presidente della Camera Laura Boldrini e al ministro Pier Carlo Padoan. Quel deputato sparando questa battuta si fece notare, finì sul Blog e poi nel direttorio... Certo che a guardare la cifra degli eletti e della propaganda deduco che la società civile di cui dovrebbero essere specchio è messa non male, malissimo.

D. Lo stesso vale per il leader in pectore Luigi Di Maio?
R. Luigi ha capito come andavano le cose prima degli altri, gliene va dato atto. La sua leadership è frutto di una vecchia politica. Ora, stretto tra varie emergenze e sottoposto a pressioni enormi, sta rendendo una brutta immagine.

D. Cosa pensa della sua investitura ufficiosa a leader?
R. Anche in questo caso è stato poco educativo dare a un ragazzo così giovane e non preparato una responsabilità del genere. E peraltro è contro i principi del Movimento. Inoltre quella leadership è nata non solo dall'interno, ma anche dall'esterno.

D. In che senso?
R. È stato Matteo Renzi a poggiare la spada del competitor sulla sua spalla, riferendosi a lui come leader, corteggiandolo, facendogli credere che loro due avrebbero tenuto i fili del gioco. La vicenda dei pizzini che gli fece recapitare Renzi sui banchi della Camera è emblematica. In questo modo il segretario Pd tentò, riuscendoci, di incunearsi nel M5s.

D. Per un po' il gioco è riuscito...
R. Come raccontiamo nel libro, tra il dicembre 2014 e l'agosto 2015 M5s e Pd avevano trovato la quadra per le nomine del Consiglio superiore della magistratura (Csm), della Consulta e della Rai fino al sì all'Italicum e su molte altre cose, come conferma uno dei nostri insider. Da «ebetino» Renzi, dopo il 41% alle Europee, divenne «abilitato a governare». Poi evidentemente l'accordo si è rotto.

La copertina di Supernova, disponibile in ebook dall'8 settembre.

D. Uno dei mantra del M5s è sempre stato: prima il programma. Eppure in questi anni le giravolte sono state parecchie.
R. Gli esempi si sprecano. Quando Barack Obama vinse il suo primo mandato, vennero accese le candeline. Si scrisse che il mondo era cambiato, che gli Usa non sarebbero più stati il gendarme del mondo. Otto anni dopo il Blog plaude a Donald Trump che rappresenta l'opposto degli ideali del M5s.

D. E sulla Brexit?
R. Dopo un primo sondaggio, il Blog aveva puntato sul remain. Salvo poi, dopo il risultato del referendum, salire sul carro del leave. A questo punto possono scrivere il programma che vogliono, tanto non vale nulla. E Luigi può andare a Cernobbio e dire di ispirarsi a Mariano Rajoy. Peccato che Rajoy abbia fatto l'opposto di quello che dice il Movimento.

D. E inserire nelle figure di riferimento del M5s Almirante e Berlinguer...
R. Riempire il Pantheon del M5s di troppi nomi indica che non c'è una cultura politica di riferimento, non ci sono valori e tutto può essere piegato al marketing.

D. Al Movimento di oggi manca una identità?
R. Il M5s è un partito taxi, scalabile. Un tool a disposizione di poteri diversi. Dai no-vax ai trumpiani, dalle piccole patrie come quelle dei tassisti e dei bancarellari, fino ai filorussi.

D. A questo proposito, il M5s è stato accusato di vicinanza col Cremlino. Cosa ne pensa?
R. Gli stilemi di una certa propaganda sono evidenti... in Supernova raccontiamo aspetti poco conosciuti di questi rapporti. Anche qui il M5s ha fatto un gran salto: dall'omaggio ad Anna Politkovskaja a considerare Vladimir Putin l'uomo forte di riferimento.

D. Di quale natura sono questi rapporti?
R. L'uomo di collegamento è l'imprenditore Sergei Zheleznyak che ha proposto al M5s di firmare un accordo come ha fatto con la Lega di Matteo Salvini. In nome della trasparenza il Movimento ci può dire se ha firmato questo accordo, se sì in cosa consiste e se ci sono cointeressenze col regime di Putin che fa ricorso alla cyber propaganda in modo così aggressivo? Ci dobbiamo aspettare un intervento massiccio della cyber propaganda russa anche nelle prossime elezioni italiane? Secondo gli indizi raccolti da Supernova decisamente sì.

D. Come è possibile?
R. Reti pro M5s su internet fanno black propaganda seguendo il principio dell'anonimizzazione. Quando stavo alla Camera era ancora un fenomeno marginale, sicuramente non così virulento.

D. Qual è stato il punto di rottura?
R. La punta dell'iceberg sono stati gli attacchi alla presidente della Camera che si sono scatenati dopo la pubblicazione di un video «Cosa faresti in macchina con la Boldrini». Io vidi il video girato da un attivista, era divertente e per nulla offensivo. Fu quel titolo a cambiare tutto. Gianroberto si rese conto dell'errore, ma alla fine per lui il risultato era vedere come rispondeva la Rete, canalizzare il suo sentiment e, in futuro, governarlo senza apparire direttamente.

Ci dobbiamo aspettare un intervento massiccio della cyber propaganda russa anche nelle prossime elezioni italiane? Secondo gli indizi raccolti da Supernova decisamente sì

D. Quando avete deciso di scrivere Supernova?
R. Tra marzo e aprile 2016. In realtà, però, la genesi del progetto risale a molto tempo fa. Avevo cominciato a scriverlo con un collega, ma la casa editrice alla consegna di un terzo del lavoro ha bloccato il tutto.

D. Perché?
R. Non so esattamente. Eppure la richiesta di scriverlo ci era stata fatta dall'editore.

D. Perché avete optato per il crowdfunding...
R. Abbiamo messo in pratica uno dei principi migliori del Movimento: lavorare dal basso. Abbiamo fatto dei lanci e raccolto circa 7 mila euro per produrre Supernova. Non come il Che Guevara del Movimento, Alessandro Di Battista, che dopo aver gridato al conflitto di interessi di Berlusconi si fa pubblicare i libri dalla sua casa editrice.

D. A chi vi accusa di aver scritto il libro solo per rancore, sputando nel piatto dove avete mangiato, cosa risponde?
R. Io sono felice di aver fatto quell'esperienza e ancora più felice di esserne uscito. Non siamo certo io e Canestrari ad aver sputato sui principi del Movimento, principi che tra l'altro io non ho mai sottoscritto non avendone mai fatto parte. Io non ho "mangiato" in un piatto, ho lavorato duramente. Poi in un Paese dove vigono l'omertà e la logica della setta non si può accusare chi racconta una storia collettiva come abbiamo fatto noi.

D. Lei se ne andò rendendo pubblico un report in cui venivano analizzate anche duramente le criticità del M5s, a partire dalla comunicazione degli eletti.
R. Sì, ne parlo nel libro. Per me sarebbe stato sicuramente più comodo restare al mio posto a 3 mila euro al mese passando sopra all'aggressività, alla violenza e alla vecchia politica che si stavano annidando nel gruppo. Ho rifiutato le logiche di partito, di clan, e i rapporti feroci che iniziavano a delinearsi. Al contrario mi chiedo: chi è che sputa nel piatto di quello che è stato il Movimento per interessi personali di carriera e di ambizione?

D. Dica la verità: rifarebbe tutto?
R. Sarei potuto stare zitto: tacere e obbedire. Ma queste logiche le ho sempre rifiutate. Se lo rifarei? Altre 100 volte. La vita reale è altrove. Per un attimo immagino quanto possano soffrire le tante persone in gamba che ho conosciuto dentro il gruppo, ma finché tacciono non cambierà mai niente. Oggi possiamo dare il benvenuto al Movimento nel club dei partiti.

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