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11 Settembre Set 2017 1708 11 settembre 2017

Civati: «Questo Pd ha seguito il M5s nel post ideologismo»

Niente più destra contro sinistra. «Per colpa della confusione di Renzi. Che ha realizzato i progetti grillini. Cambiare i dem non si può, Pisapia lo capisca. Lavoriamo a una lista unica». Intervista al n.1 di Possibile.

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Dal fervore pre-estivo della sinistra allo stallo il passo è stato breve. E così dopo la primavera di fuoco che ha visto, nell’ordine, la nascita del gruppo parlamentare frutto dell'unione tra Possibile e Sinistra italiana, l’iniziativa del teatro Brancaccio fortemente voluta da Tomaso Montanari e Anna Falcone, e l’appuntamento del primo luglio a piazza Santi Apostoli di Giuliano Pisapia e i bersaniani di Movimento democratico e progressista (Mdp), si è aperta subito la stagione delle incomprensioni e degli stop and go.

LA SINISTRA TROVA LA QUADRA? Ma anche delle divisioni, e il caso delle Regionali in Sicilia docet. Se non proprio dell’incomunicabilità. D’altronde solo il 12 settembre 2017 finalmente l’ex sindaco di Milano e i vertici di Articolo 1 ritorneranno a sedersi allo stesso tavolo. Sarà la volta buona e la sinistra, finalmente, riuscirà a trovare la quadra e tracciare un percorso definitivo?

«IL BICCHIERE È MEZZO PIENO». Al di là dell’esito di questo incontro, se c’è qualcuno che non teme "le discese ardite e le risalite" quello è senza dubbio Pippo Civati. Il leader di Possibile ha detto chiaramente a Lettera43.it di «vedere il bicchiere mezzo pieno. Anche a dispetto di chi nega addirittura l’esistenza di un bicchiere».

Pippo Civati.

DOMANDA. Da un’analisi fredda dei fatti sembra che i sommovimenti a sinistra si stiano rivelando in realtà degli smottamenti, con tutti i buoni propositi della vigilia che franano.
RISPOSTA. Faccio parte della corrente ottimistica e vedo vaste potenzialità per noi. Di fronte a un’offerta politica scadente che non dà soluzioni e riesce a far polemica pure sulle alluvioni credo ci sia una reale possibilità di costruire qualcosa di buono.

D. Facile a dirsi…
R. Non è un lavoro banale, è chiaro. Siamo tutti schiacciati da alcuni errori tipici, a cominciare dai tatticismi, e da un quadro generale in cui si confrontano dei pesi massimi non molto riflessivi e che picchiano duro, ma non esprimono grandi politiche. Mi riferisco al Partito democratico e al Movimento 5 stelle. Per tacere di Matteo Salvini e della destra. Dunque, se non ci lasciamo trascinare da questa situazione, le potenzialità per noi ci sono eccome.

D. Sarà, ma la sensazione è di una sinistra seppellita dai distinguo. Non le pare?
R. È questione di tempo. D’altronde c’è chi i conti li ha fatti già tre anni fa e chi solo negli ultimi sei mesi. Poi c’è anche chi ancora è in maggioranza e chi si interroga sulla possibilità di cambiare il Pd. Ma voglio pensare che siano tutti in buona fede.

D. E nel frattempo?
R. Possibile è già partito lavorando a un programma. Sabato 16 settembre a Milano confezioniamo un "manifesto" che vuole essere una traccia a disposizione di tutti, uno spunto di discussione da lunedì fino a Natale per arrivare a un a piattaforma condivisa. E c’è dell’altro.

D. Dica.
R. Siamo impegnati a mobilitare i territori. Anche per individuare persone su cui puntare insieme. Una sfida che ci attende subito è trovare il modo di far saltare il meccanismo delle liste bloccate. Un proporzionale con le preferenze garantirebbe a tutti, in ogni collegio, la possibilità di esprimere dei candidati e di farlo attraverso scelte condivise. Ma attenzione.

D. A cosa?
R. La mia componente è solo una sorta di "avanguardia" di questa storia. Senza presunzione e preclusioni agli altri. Anche chi cambia idea per ultimo è il benvenuto. Insomma, non c’è nessuna gara a chi è arrivato prima.

Pisapia è rimasto un po' col cerino in mano. L’unico modo per riuscire a cambiare il Pd è non votarlo. Fine della storia

PIPPO CIVATI

D. Approccio che vale anche per i promotori dell’iniziativa al teatro Brancaccio?
R. Ci devono stare tutti. Io ho sempre insistito su questo. La sfida è una lista che non sia un contenitore raccogliticcio, polemico e diviso al suo interno. Da Francesco Boccia a Che Guevara, per semplificare. Boccia ancora non è giunto, ma con quelli che sono già arrivati si può lavorare.

D. In effetti lei è stato un po’ il precursore della scissione. A fronte di questa sua "anzianità" e, quindi, lunga esperienza fuori dal Pd, dovrebbero ascoltarla. Succede?
R. Non lo ammetteranno mai, ma di fatto mi hanno ascoltato. Seppure con qualche ritardo e fibrillazione. Per esempio, proprio nella serata di lunedi 11 settembre a Padova c'è un incontro importante insieme con Nicola Fratoianni e Roberto Speranza. Un’iniziativa unitaria con quei soggetti politici con cui dialogo tutti i giorni e con i quali vogliamo costruire una lista per le Politiche.

D. Nella vostra compagine però c’è chi, come il governatore della Toscana Enrico Rossi, spinge piuttosto per la nascita subito di un nuovo partito. Lei non è d’accordo?
R. Dico solo che da cosa nasce cosa. O, per citare un nostro slogan, "Le cose cambiano cambiandole". Iniziamo, dunque, a costruire bene una lista unica. Se questo lavoro verrà premiato da un bel risultato elettorale, allora faremo il passo successivo.

D. È proprio certo che questa lista vedrà la luce? Quanto accaduto con le candidature in Sicilia in vista delle Regionali non è stato proprio un bel vedere.
R. Si discute sul come crearla e sulla sua qualità, ma la lista si farà. Quanto alla Sicilia, io vedo il bicchiere mezzo pieno. Alla fine è stato scelto un candidato, Claudio Fava, che ha unito più componenti, da Possibile a Rifondazione, da Sinistra italiana a Mdp.

D. L’ex primo cittadino di Milano non sarebbe tanto d’accordo con questa analisi.
R. Pisapia è rimasto un po' col cerino in mano. Ma perché lui ha in mente un progetto più ambizioso, cambiare il Pd, che secondo me è impossibile. L’unico modo per riuscirci è non votarlo. Fine della storia.

D. Ed è qui che nasce il cortocircuito con Campo progressista che, tra l’altro, proprio il 12 settembre incontra i vertici di Mdp. Un appuntamento decisivo?
R. Prima Giuliano chiarisce questa situazione meglio è per tutti. Dopodiché io sono dell’idea che non si aspetta nessuno. Non ci sono messia o profeti. Serve solo un lavoro di squadra e piena collaborazione per uscire finalmente da una politica da troppo tempo vissuta come tifo. In quest’ottica si colloca l’iniziativa del manifesto di sabato a Milano.

Senza una figura forte c’è una leadership larga che bisogna far lavorare insieme per contrapporla al pacchetto Renzi-Boschi-Alfano

PIPPO CIVATI

D. Proprio all’ombra della Madonnina ci saranno Sinistra italiana ed Mdp. Grande assente il leader di Campo progressista Pisapia che parteciperà a un evento promosso dal dem Andrea Orlando?
R. Torno a ripetere: Pisapia deve scegliere. È come se si fosse dato due compiti: federare la sinistra e cambiare il Partito democratico, ma secondo me dovrebbe concentrarsi su uno solo dei due. Anche perché non c’è la prospettiva dell’uninominale secco. Senza contare, tra l’altro, che le opzioni non sono più due: non c'è più solo una destra contro una sinistra. Pure per via delle scelte del Pd, prima e dopo Renzi, che hanno contribuito a confondere il quadro politico in maniera irreversibile.

D. Il post ideologismo, bandiera dei cinque stelle, insomma, è stato introiettato dai dem?
R. Sì. Il Movimento l’ha teorizzato e il Pd l’ha realizzato. Con buona pace di quanto sosteneva Renzi stesso, predicando la fine delle larghe intese.

D. È vero pure che il dialogo tra Sinistra italiana e Campo progressista stenta a decollare. E Fratoianni ha detto espressamente di non riconoscere nell’ex sindaco di Milano il suo leader.
R. Evitiamo divisioni, lo dico sempre con affetto a Fratoianni. Dall’altro lato, però, è fuori discussione pure il fatto che Pisapia può diventare una figura di riferimento solo se fa una scelta chiara.

D. In caso contrario?
R. C’è una leadership larga che bisogna far lavorare insieme per contrapporla al pacchetto Renzi-Boschi-Alfano.

D. C’è un libro che consiglierebbe a tutti, dal leader di Sinistra italiana a quello di campo progressista?
R. Sì, Utopia per realisti di Rutger Bregman, edito da Feltrinelli. Già il titolo è significativo.

D. Si spieghi.
R. Superare la tattica e immaginare un mondo diverso, ma farlo con realismo, la forza dei numeri e delle proposte concrete.

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