Tremonti
I PIZZINI DI LINCE 11 Settembre Set 2017 1026 11 settembre 2017

Da Gentiloni a Tremonti e Sgarbi: i pizzini di Occhio di Lince

Il premier incassa un endorsement pericoloso. Di Pietro fa mea culpa (e ora aspetto Grillo). Mentre la strana coppia Giulio-Vittorio vuole fare un partito: se mangiano il panettone è già un successo.

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Un supporter pericoloso per Gentiloni

Sei io fossi Paolo Gentiloni darei fondo a tutti gli esercizi scaramantici possibili, a cominciare dalla classica “toccatina”. E già, perché la decisione di Michele Emiliano di candidarlo come prossimo presidente del Consiglio è altamente pericolosa: notoriamente il governatore della Puglia non ne azzecca una…

Salvini e l'alleanza impossibile

Dice Matteo Salvini sul centrodestra unito: «Come si fa a fare una lista comune quando sull’Europa e su altri temi si è così distanti?». Il leader della Lega ha perfettamente ragione. Ma vale pure la domanda: come si fa a fare un’alleanza post-elettorale se su un tema fondamentale come l’Europa lui si sente così tanto distante da Berlusconi?

Di Pietro fa mea culpa: ora tocca a Grillo

Finalmente. Ci ha messo un quarto di secolo, Tonino Di Pietro da Montenero di Bisaccia. Ma alla fine ha fatto coming out. «Se si cerca il consenso con la paura, lo si può ottenere ma poi si va a casa. Io ne sono testimone, ché ho fatto una politica sulla paura delle manette, la paura del, sono tutti criminali, la paura che chi non la pensa come me è un delinquente, e ne ho pagate le conseguenze», dice – lasciandolo di sale – a uno, David Parenzo, che del dipietrismo-giustizialismo ha fatto una ricca ragione di carriera. «Avviandomi verso la terza età, mi rendo conto che bisogna rispettare anche le idee degli altri. Prima di andarmene vorrei tanto stringere la mano a quelli che hanno avuto a che fare con me, anche in contrapposizione», aggiunge quasi a togliersi un peso sulla coscienza. A quando un analogo mea culpa di Beppe Grillo?

Bravo Tronchetti Provera (e chi ci ha visto lungo)

Paolo Bricco, Enrico Cisnetto, Nicola Porro, l’Innominabile. Bravi quelli che hanno colto il valore del ritorno della Pirelli in Borsa. Va detto: Marco Tronchetti Provera, giocando tra russi e cinesi, ha fatto un capolavoro. Chapeau.

De Laurentiis, strani modi di realizzarsi

Gli dice Aldo Cazzullo, con il solito eccesso di untuosa diplomazia: «Lei ha fama di uomo rude». Senza aggiungere che tutti pensano e dicono che sia maleducato e un po’ stronzo. E Aurelio De Laurentis gli risponde da par suo: «In realtà sono un romantico. Una volta un regista chiese a mio padre: ma perché Aurelio è sempre incazzato, sgradevole, duro? Lui rispose: vedi, tu non hai capito che, quando Aurelio manda qualcuno a fare in culo, si realizza». Aurè, pure io sono così: vaffa***. Aaah, ora sì che mi sento realizzato.

Veneto, quando si dice capitalismo acculturato

In Veneto tutti piangono la Fondazione Nordest, che muore per mancanza di risorse. Ma non uno che cacci un euro. Però a Treviso si picchiano per fare l’ennesima operazione immobiliare: comprarsi il prestigioso palazzo della Camera di Commercio nella centrale piazza Borsa. Quando si dice un capitalismo acculturato.

Tremonti e Sgarbi? Non mangiano il panettone

Giulio Tremonti e Vittorio Sgarbi hanno deciso di incrociare le loro strade. Hanno fatto un libro (interessante), vogliono fare un partito (improbabile). In giro si sono già aperte le scommesse su quanto durerà il sodalizio. Io ho giocato forte: non arrivano a Natale.

Mainetti, Fatto ci cova?

Stanotte ho fatto un sogno: Valter Mainetti, attraverso la sua Musa Comunicazione, società editoriale del Gruppo Sorgente già azionista di controllo de Il Foglio, scalava la proprietà, notoriamente un po’ traballante, de Il Fatto. Qualcuno lo dica a Marco Travaglio. E soprattutto a Giorgio Meletti, che di Mainetti è la bestia nera.

Una Raggi in pantaloni

“Una Raggi in pantaloni”. Luigino Bisignani non ci dice, al di là di un generico riferimento agli ambienti della Segreteria di Stato, chi in Vaticano abbia coniato questa definizione di Luigi Di Maio. Peccato: merita una medaglia.

Meloni, meglio ai fornelli che altrove

Giorgia Meloni si fa riprendere mentre cucina. Bene. È la sua dimensione.

Ferrero, English first

Viperetta Ferrero è andato in Olanda per imparare l’inglese. Dice. Io scommetterei che c’è andato per fare dell’altro. E comunque non sarebbe meglio se prima imparasse l’italiano?

La Consob fa sonni tranquilli

Maria Leddi Maiola, Giorgio Martorelli e Maurizio Cereda. Sono ben tre i consiglieri di amministrazione indipendenti di Save che si sono dimessi. Mentre Merrill Lynch, che dagli amministratori indipendenti era stata incaricata di redigere un parere sull’opa totalitaria lanciata dall’azionista di maggioranza, ha rimesso il mandato. Cosa aspetta la Consob ad accendere un faro su Enrico Marchi e le sue mosse?

I war game di Ruben

Dicono che Alessandro Ruben – avvocato, esponente della comunità ebraica romana e già parlamentare vicino a Gianfranco Fini (fu quello che gli organizzo il famoso viaggio a Gerusalemme) ma più conosciuto come l’uomo che ha sostituito Marco Mezzaroma nel cuore di Mara Carfagna – negli ultimi tempi giochi al telefonino e al computer con i più disparati war game. Forse che sia per il recente ma intenso rapporto, suo e della sua amata Mara, con la famiglia Benigni (il padre Enzo e i figli Domitilla e Lorenzo), azionista di riferimento (con il 35,4%) di Elettronica, società che fabbrica dispositivi per la guerra elettronica, partecipate dai francesi di Thales (33,3%) e da Leonardo (31,3%)? Probabile. In giro si dice che Ruben, con la benedizione di Gianni Letta che dei Benigni è sempre stato il nume tutelare, per Elettronica faccia il lobbista.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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