I 400 colpi

Pd: Renzi, a primavera si vota,stop liti
11 Settembre Set 2017 0921 11 settembre 2017

La solitudine di Renzi, che ha più nemici in casa che fuori

L’impressione è che nessuno, nemmeno tra i suoi accoliti, si strapperebbe le vesti se rinunciasse ai suoi ossessivi propositi di tornare alla guida di un governo.

  • ...

Come per una sorta di riflesso condizionato, a Matteo Renzi attribuiscono tutti i guai del mondo. Persino Ermete Realacci, l’ecologista rutelliano di lunghissimo corso, quello che dopo ogni disastro ambientale va sempre in televisione con la polo nera sotto la giacca nera, dopo la tragedia di Livorno ha detto che l’ecologia non è mai stato uno di quei temi che attizzano il capo, e che di questo il Pd pagherà il fio. Piove, segretario ladro.

I DUE RENZI: QUELLO REALE E QUELLO PERCEPITO. È solo l’ultimo esempio, un po’ parossistico, di come l’ex premier, dalle banche all’ambiente, ai migranti, al lavoro che non c’è, sia diventato il responsabile di ultima istanza quando le cose vanno male. Il problema è soprattutto di ordine psicologico. È come se ci fosse un Renzi reale, che al di là di tutto alcune cose buone le ha fatte, e un Renzi percepito, appunto quello che agli occhi della gente non ne ha combinata una di giusta.

Ora, se in quest’ultima categoria rientrano i suoi avversari politici, siamo nella normalità. Se Grillo e Salvini (Berlusconi è molto più cauto) lo additano come colui che sta portando il Paese alla rovina nulla da eccepire: fanno la loro parte di oppositori. Ma se a criticarti sono i tuoi, la musica cambia. E l’impressione, in questo momento, è che l’ex premier abbia quasi più nemici in casa che fuori.

PURE GENTILONI PARE DISTANZIARSI. Vada per Massimo D’Alema, per il quale da sempre l’effetto Renzi sulla società italiana è pari a quello di Irma su Miami. Ma se cominciano a storcere il naso i Del Rio, i Franceschini, e se a mezza bocca anche qualche fedelissimo comincia a nutrire dubbi, la faccenda si complica. Specie se, tra sondaggi e apprezzamenti, la tenue figurina del conte Gentiloni, chiamato a Palazzo Chigi per tenergli calda la sedia, all’improvviso si ispessisce fino ad assumere i connotati del leader.

La tenue figurina del conte Gentiloni, chiamato a Palazzo Chigi per tenergli calda la sedia, all’improvviso si è ispessita fino ad assumere i connotati del leader.

Tanto che l’impressione, alla fine, è che nessuno nemmeno tra i suoi accoliti si strapperebbe le vesti se Renzi rinunciasse ai suoi ossessivi propositi di tornare alla guida di un governo. E se ne deve essere accorto persino lui se nel suo discorso domenicale alla Festa dell’Unità di Arezzo ha sentito il bisogno di ripetere che, avendo vinto le primarie, alle Politiche di primavera sarà senza se e senza ma il candidato premier.

TUTTO DIPENDE DALLA SICILIA. Ma andrà veramente così, o il sempre più numeroso rassemblement gentiloniano, che può contare sulla autorevole sponda quirinalizia e di importanti ministri come Padoan e Calenda, alla fine avrà il sopravvento? Per avere la risposta non occorrerà aspettare molto. Il banco di prova saranno le elezioni siciliane di inizio novembre. Se il Pd, che nell’isola si presenta - non il massimo della vita - in tandem con Alfano, verrà sconfitto, si potrà a ragion veduta scommettere che difficilmente Renzi varcherà di nuovo la soglia di Palazzo Chigi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso