Boldrini, non delegittimare Parlamento
MAMBO 11 Settembre Set 2017 1023 11 settembre 2017

Le prossime Politiche serviranno solo ad aprire la via a un governo tecnico

Questa tendenza mostra i primi segni di vita nella crescita delle simpatie per Gentiloni. Gli italiani torneranno, come accade ciclicamente, a sognare che un super professore possa mettersi l'Italia sulle spalle per tirarla fuori dal pantano.

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Cresce la certezza che le prossime elezioni politiche saranno del tutto inutili. Lo si vede dai sondaggi, dalle opinioni di quasi tutti i politologi (leggere Mauro Calise sul Mattino dell'11 settembre 2017), dall’ascolto dell’umore di fondo degli italiani. “Inutili” perché non daranno un vincitore in grado di governare né serviranno a indicare quello che potrebbe diventarlo in un secondo tempo, cioè nelle elezioni successive.

QUALE SARÀ L'EFFETTO RENZI? In verità le prossime Politiche potrebbero, viceversa, aiutarci a chiarire il ruolo di alcune forze e di alcuni personaggi. Esse “peseranno” definitivamente Renzi e ci diranno se c’è stato un effetto della sua leadership vantaggioso per il suo partito e per la coalizione che un tempo chiamammo “centrosinistra”. Serviranno ad aprire e chiudere rapidamente la stagione Di Maio perché la rabbiosa protesta degli italiani si scontrerà con l’inarrivabile incapacità dei grillini.

VERSO UN PERIODO DI TRANSIZIONE. Infine dirà quel che può accadere a un centro-destra con Berlusconi che, al netto di ogni cosa, invecchia in modo sempre più visibile e con Salvini che ha dato fondo a tutto il campionario reazionario degli ultimi secoli. Queste prossime elezioni saranno, cioè, di transizione e nelle transizioni si consumano leadership, soggettività politiche e si affermano invece nuove tendenze. Ne vedo tre.

La prima è il ritorno all’idea del “governo di tecnici”. Più la politica, ovvero questa classe politica, si mostrerà incapace di guidare il Paese, più si penserà di affidare il governo della nazione a personalità fuori dai giochi, internazionalmente conosciute, con senso dello Stato. L’elenco dei personaggi non è lunghissimo ma neppure corto. Gli italiani torneranno, come accade ciclicamente, a sognare che un super tecnico possa mettersi l'Italia sulle spalle e tirarla fuori dal pantano. Questa tendenza mostra i primi segni di vita nella crescita delle simpatie per Gentiloni, premier di poche realizzazioni ma, per fortuna, di poche parole e di molta educazione. Non sarà lui l’uomo di ferro della stagione dei tecnici ma potrà far parte della squadra. È anche probabile che questa volta, senza le ingenuità e le inconsistenze di Mario Monti, questi supertecnici potranno anche cimentarsi nella creazione di una formazione politica moderata. Cioè “macronismo” senza panna montata.

DESTRA SEMPRE PIÙ ESTREMA, SINISTRA AL REDDE RATIONEM. La seconda tendenza che si affaccerà sarà la estrema radicalizzazione della destra. Ormai tutto il sistema mediatico di destra ha sposato senza falsi pudori le idee più reazionarie che ci sono. Non sarà probabilmente un dilettante come Salvini a diventare il testimonial di questa destra incattivita incistata dentro un pezzo di Paese che ormai non vuole più mezze misure, ma verrà un leader, o una leader, limpidamente di destra. A sinistra si consumerà l’ultimo strappo e forse la fine della stagione della “confusione”. Lo strappo sarà fra una interpretazione moderata del riformismo e la ripresa dell’idea di un riformismo forte, del “socialismo difficile” come lo chiamò alcuni decenni fa Andrè Gorz. Questo passaggio, che oggi vede contrapposizioni e durezze linguistiche, dopo il voto siciliano e dopo il voto politico diventerà sempre più chiaro. La breve stagione delle leadership, ultima quella di Renzi, lascerà la scena alla stagione della contrapposizione sui contenuti. Il vero tema è se l’area moderata della sinistra smetterà di essere “sinistra a la droite” e se la sinistra riformista sfuggirà all’idea di rifiutare scelte di governo e di alleanze.

La sinistra riformista radicale, cioè il contrario di Rifondazione comunista, se trova un giusto linguaggio e recupera la passione per stare “in seno al popolo” ha grandi possibilità.

Chi vincerà? In questo momento, se fossi uno scommettitore, punterei sul ritorno dei tecnici avendo tuttavia qualche dubbio sulla possibilità che il supertecnico e la sua squadra potranno davvero costituire un punto di riferimento politico di grande durata. Le possibilità della destra di affermarsi sono tutte “dal basso” perché il Paese, soprattutto nei ceti più poveri e impoveriti, vuole soluzioni draconiane. Aver lasciato correre il razzismo e l’odio per la sinistra e i suoi simboli è la colpa inemendabile della classe dirigente della sinistra.

FINITO IL TEMPO DEI LEADER A TAVOLINO. Ci sarà una possibilità per la sinistra? Quella che si è stretta attorno a Renzi è a fine corsa. Lo si vede a occhio nudo per la banale ragione che non interpreta nessuna delle tendenze di fondo dello spirito pubblico. La sinistra riformista radicale, cioè il contrario di Rifondazione comunista, se trova un giusto linguaggio e recupera la passione per stare “in seno al popolo” ha grandi possibilità. Ragionare di questa sinistra a partire dalla leadership è esercizio inutile. Da Prodi a Pisapia è finito il tempo delle leadership costruite a tavolino. È il momento di leader che si sporcano le mani, che contendono il territorio alla destra socialmente e ai tecnici nella parte progettuale.

UN PERCORSO MOLTO LUNGO. Ci vorranno anni, molti anni per ripartire. Siamo in quelle situazioni in cui un giocatore intelligente passa la mano. Purtroppo non si può fare perché la politica non accetta i vuoti e le assenze. Bisogna trovare uno spazio per una sinistra che arriva al “vero nuovo” chiarendo la propria strategia e definendo il percorso tattico. Tutti i leader che l‘hanno fatto nel passato sono rimasti nella storia del Paese, ce ne è uno che vuole provarci oggi?

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