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12 Settembre Set 2017 1200 12 settembre 2017

Germania, l'appeal del leader dei liberali che scimmiotta Renzi

Piace alle donne per l'eleganza casual. Vuole «cambiamento». Ma pure lo stop ai migranti e agli aiuti all'Ue. Chi è il 38enne capo dell'Fdp Christian Lindner. Che può servire a Merkel per fare un governo di destra.

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Il 38enne atlantista Christian Lindner che chiede il «cambiamento», adorato da una fetta di elettorato femminile oltre che da tanti liberi professionisti, è l'ancora di salvezza per Angela Merkel, in carica dal 2005 e super favorita nei sondaggi delle Legislative tedesche del 24 settembre 2017.

ADDIO GRANDE COALIZIONE. A meno che il suo partito dei cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) non incassi un plebiscito, anche per un quarto mandato la cancelliera dovrà trovarsi un alleato di governo. Fu costretta a una grande coalizione persino dopo il suo risultato migliore di sempre del 2013 (41,5%), ma stavolta lo sfidante socialdemocratico (Spd) Martin Schulz ha escluso l'ennesimo esecutivo bipartisan e la soluzione più semplice per Merkel sembra un esecutivo di destra con i vecchi alleati liberali (Fdp). Risuscitati dal leader Lindner dalla disfatta di cinque anni fa, che li portò fuori dal parlamento.

PARTITO CANNIBALIZZATO. L'Fdp ha una lunga tradizione, di risultati anche altalenanti, ma dalla fondazione nel 1948 non era mai capitato che non superasse la soglia di sbarramento del 5% per il Bundestag, come nel 2013. Da allora, dal 4,8% i liberali tedeschi erano continuati a precipitare al 2,5% e all'1,5% di alcune Regionali: un partito cannibalizzato, si scrisse, dalla Cdu-Csu di Merkel, e che con la débâcle vide farsi da parte anche il rampante presidente, e vice cancelliere uscente, Philipp Rösler con tutta la dirigenza.

UN GIOVANE RISALE LA CHINA. L'Fdp fu poi colpito nel 2016 dalla morte prematura del suo leader più carismatico e non convenzionale di sempre, Guido Westerwelle. Ma mentre il demiurgo che era stato capace di portarlo al massimo dei gradimenti, fino al 15%, si spegneva per leucemia, un leader poco più che 30enne iniziava a far risalire la china ai liberali in diverse Regionali.

Christian Lindner.

GETTY

Per le Nazionali l'Fdp di Lindner è indicato tra l'8% e l'11%, in media il suo risultato ai test delle locali 2015 e del 2016. Ma se quasi certamente i liberali torneranno a sedere sugli scranni del Bundestag, e il loro leader e primo candidato primo fra tutti, è davvero difficile prevedere se il medesimo riuscirà a piazzare il suo partito al terzo posto, diventando la stampella (e ministro, magari vice cancelliere) di un Merkel qater.

SEMI SCONOSCIUTO ALL'ESTERO. Sulla facciata Lindner ha lavorato senza dubbio bene. A un mese dal voto viene descritto come un «leader carismatico», anche per alcune sue apparizioni da star in tivù, i video mediatici e l'attivismo sui social. Ma ancora pochi mesi fa era un volto sconosciuto all'estero e poco inseguito dai flash anche in Germania. Qualcuno lo ha persino definito il Macron o il Renzi tedesco - anche se le linee politiche sono profondamente diverse -, come hanno azzardato anche alcune riviste patinate per ravvivare la campagna sottotono delle elezioni tedesche.

FACCIA DA BRAVO RAGAZZO. A dire che i capelli biondi, la barbetta leggera e l'aspetto ben curato con la faccia da bravo ragazzo di Lindner - che sì, ai comizi si è messo ad andare in giro in camicia bianca e scravattato proprio come Renzi - siano «l'attrattività della sua campagna» è stato anche un quotidiano paludato e autorevole come la Frankfurter Allgemeine Zeitung.

FA PRESA SULLE ELETTRICI. L'edizione tedesca di Rolling Stone, che ha lanciato il paragone con il presidente d'Oltralpe e l'ex premier italiano, ha invece strappato a Lindner la confessione della richiesta di convolare a nozze alla moglie su un tovagliolino di carta («anche su una piccola salvietta si possono scrivere grandi cose»), eleggendolo a «candidato più interessante delle Legislative del 2017». Ma al di là dell'appeal sulle donne confermato da diversi sondaggi, il suo programma «per il cambiamento» e contro «l'allucinazione del benessere in Germania» non è strutturato. Diverse proposte poi si scontrano con quelle di Merkel.

Sì ai rifugiati che poi tornano indietro e alla manodopera qualificata invitata. Tutti gli altri fuori

Christian Lindner

La spaccatura più grossa tra l'Fdp e le idee della cancelliera è sull'accoglienza. Lindner viene, come Schulz, dal Nord Reno-Wesfalia, sua roccaforte elettorale con il 12% dei consensi e anche il Land tedesco storicamente con più immigrati di nuova e vecchia generazione. Tra Düsseldorf, Duisburg e Dortmund, nel triangolo industriale della Ruhr, si concentra anche la maggiore rete di estremisti islamici salafiti della Germania e non solo, e sugli stranieri il leader dei liberali è duro: bisogna restringere il diritto d'asilo, già inasprito nel 2016 da Merkel, e «distinguere tra rifugiati che torneranno a casa una volta risolte le crisi nei loro Paesi e la manodopera qualificata da invitare». Tutti gli altri fuori, possibilmente in «campi in Nord Africa», perché la «sicurezza deve essere più organizzata del crimine»: è uno dei suoi slogan elettorali più gridati.

POLITICHE ECONOMICHE MODELLO USA. «Pensiamo nuovo» un altro. I caratteri e i colori marcati dei suoi manifesti puntano, con il no sostanziale all'immigrazione, a sfilare voti, soprattutto nell'Ovest, agli indecisi e alla destra populista ed euroscettica di Alternative für Deutschland (AfD), che dell'alt alle frontiere ha fatto un baluardo ma che è in calo di consensi. Sul tema dell'accoglienza e della solidarietà Lindner si scontra pure con Macron, che ha dichiarato non stimare affatto anche per le sue politiche europee dell'asse franco-tedesco targato Merkel: il suo Fdp chiede più liberalizzazioni, meno tasse, investimenti per la digitalizzazione e politiche economiche più vicine a quelle tradizionali Usa che all'austerity.

ACCORDO GIÀ ESCLUSO CON I VERDI. Ma non è, come AfD, euroscettico, anche se è contro l'assistenzialismo e nuovi salvataggi della Grecia. A scanso di equivoci Lindner ha anche escluso una coalizione «giamaica» (per il colore simbolo dei tre partiti) centrista con i Verdi di rinforzo alla Cdu-Csu se non dovessero bastare i voti. Anche AfD oscilla, come i liberali, tra l'8% e il 11%. Solo le urne diranno chi l'avrà vinta tra i due.

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