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12 Settembre Set 2017 1717 12 settembre 2017

M5s Sicilia, diktat del silenzio sulle Regionarie sospese

Nessun commento, tweet o polemica. La linea ufficiale resta quella del Blog. Questo l'ordine dei pentastellati dell'Isola davanti alla decisione del giudice di Palermo.

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L'ordine di scuderia è silenzio: niente commenti, niente baruffe in Rete, niente post. L'unica risposta ammessa è postare o retwittare il comunicato ufficiale così come pubblicato sul Blog: «Il MoVimento 5 stelle in Sicilia ci sarà, non c'è nessun rischio caos. Il tribunale ha semplicemente accolto il ricorso di un iscritto che vuole essere in lista e, come misura cautelare, ha sospeso le Regionarie. Ciò non toglie che il MoVimento 5 stelle parteciperà alle elezioni, come previsto, e lo farà seguendo le decisioni che verranno prese dal tribunale». Segue agenda del tour in Sicilia del candidato governatore Giancarlo Cancelleri e il leader in pectore Luigi Di Maio nel Messinese.

SILENZIO E NESSUN COMMENTO. Pare che la linea l'abbiano dettata Cancelleri e altre pentastar siciliane con un messaggio su WhatsApp indirizzato a candidati e attivisti: non commentare né postare alcunché, se non allegando il post del Blog. Ignorare le provocazioni senza rischiare di prestare il fianco. Gli attivisti critici, chiamiamoli dissidenti, cominciano a non poterne più: dopo lo scandalo delle firme false a Palermo con 14 a processo tra cui tre parlamentari nazionali, le ombre gettate sul frontrunner Ugo Forello, e i moduli di iscrizione illegittimi con raccolta di dati sensibili scoperti a Catania mancava giusto la sospensione delle Regionarie. Chi segue ciecamente la linea ufficiale, gli "ortodossi" 2.0, in calce al post del Blog invita i «ragazzi» ad andare avanti come «schiacciasassi», contro i soliti «leccachiappe» e contro Il Pd che è «alla canna del gas», per «mandare a casa questi rapinatori che sta sgovernando (testuale, ndr) la nostra bella Italia». Non mancano però le critiche all'«abusivismo di necessità» teorizzato da Cancelleri.

DUE IPOTESI SUL TAVOLO. Se sull'Isola si osserva la regola del silenzio e del basso profilo, a Roma e Milano gli "staff" attendono il responso degli avvocati. Inutile negarlo, la situazione è delicata. Se il 18 settembre il giudice invalidasse le Regionarie, il M5s potrebbe andare avanti per la sua strada un po' come accaduto a Genova dopo l'esclusione di Marika Cassimatis e il «fidatevi di me di Beppe Grillo» o - più probabilmente - indire una nuova votazione inserendo Mauro Giulivi, il candidato escluso che ha presentato ricorso. «A loro del resto conviene», fanno però notare alcuni ex M5s siciliani, «senza la certificazione di un ente terzo sono potenzialmente manipolabili». C'è poi con malizia chi ricorda come un candidato sia riuscito nell'impresa di ottenere lo stesso numero di preferenze nel primo turno, per i candidati consiglieri, e il secondo, per il candidato governatore. «Siamo seri», si sussurra, «quante possibilità c'erano?».

La posta in gioco è alta: la conquista dell'Isola, dove Cancelleri è testa a testa col candidato di destra Nello Musumeci, è il trampolino per Palazzo Chigi. Lo hanno ribadito Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Giancarlo Cancelleri nell'infinito tour estivo.

UN TEST? NO UN REFERENDUM. «Il Movimento 5 stelle si gioca una grande carta qui in Sicilia», diceva ad agosto Cancelleri. «Può essere il viatico per governare anche il Paese se va bene qui in Sicilia. Per me è una grossa responsabilità politica ma è tutto il Movimento che vuole giocarsi questa grande occasione di cambiare innanzitutto la Sicilia, poi toccherà all'Italia. Noi siamo pronti, non a caso sono qui Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista perché la Sicilia è l'Italia». «La Sicilia può essere un biglietto da visita per le future Politiche nazionali, perché prima o poi si voterà in questo Paese, succederà», gli faceva eco Di Battista. «Se si vince in Sicilia e nel giro di poche settimane si aboliscono i i privilegi, si potrà andare in campagna elettorale dicendo: ecco i tagli che Cancelleri ha fatto già in Sicilia». Infine Di Maio che alzava se possibile pure la posta: «Più che un test nazionale, il voto del 5 novembre lo vedo come un referendum: si può votare contro chi ha usato la Sicilia come un bancomat o votare per noi».

PREMIERSHIP, DI MAIO PRONTO. Il tempo stringe. Il 18 settembre il giudice scioglierà la riserva in Sicilia. Poco dopo, il 23 settembre, durante la tre giorni di Rimini, sarà proclamato il candidato premier pentastellato. Precisamente alle 20.30, come da cronoprogramma. Eppure, a una manciata di giorni dall'ora X, ancora non si vedono all'orizzonte sfidanti ufficiali di Di Maio. «Se i nostri iscritti vorranno individuare me come candidato premier ci sarò», ha ribadito il vicepresidente della Camera a Radio Capital martedì. «Ovviamente nelle prossime settimane faremo le votazioni. Non sarà un'incoronazione. Dal giorno dopo si parla di programma». In realtà, al M5s resta poco più di una settimana. Il voto non è ancora stato calendarizzato. E su Di Maio, indagato per diffamazione a Genova, pende sempre il cavillo dell'incandidabilità a cui qualche attivista potrebbe appellarsi.

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