I 400 colpi

Livorno
12 Settembre Set 2017 0912 12 settembre 2017

Prima dell’innovazione, il problema italiano è la manutenzione

Si ha un bel parlare di agenda digitale, di traino della banda larga sull’economia. Intanto basta che arrivi l'autunno perché il Paese, senza lavori di prevenzione, cada a pezzi.

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Prime piogge, forti, primi disastri. Quello che è successo a Livorno, ma era già accaduto in un passato recente a Genova e in altre città italiane, è solo un déjà vu. Aggravato dal fatto che nella città toscana l’alluvione ha provocato un numero di morti esorbitante, molti di più di quanto Irma abbia fatto in Florida. Un paradosso che, considerando la diversa portata dei due eventi, ha dell’incredibile.

LAVORI DI PREVENZIONE INSUFFICIENTI. Ma il déjà vu si ripete immancabilmente anche il giorno dopo, quando comincia la conta dei danni e l’attribuzione delle responsabilità. Ed è sempre una storia di incuria, di soldi non spesi, di lavori fatti male e di groviglio di competenze che rendono complicati gli interventi. A Livorno, così almeno sembra, i canali scolmatori scavati per far defluire le acque non avrebbero avuto sufficiente capienza. A Roma, dove pur senza provocare vittime il nubifragio ha messo in forte sofferenza la città, il problema viene dai tombini ostruiti e dunque basta un forte acquazzone per allagare strade e marciapiedi.

Repubblica informa che i soldi ci sono, ben 8 miliardi, ma che solo 100 milioni sono stati spesi. Salvatore Settis sul Fatto quotidiano punta il dito contro la polverizzazione delle competenze, ovvero oltre a Regioni e Comuni una pletora di enti di bonifica e salvaguardi del territorio che nulla fanno se non sopravvivere a se stessi, magari lautamente finanziati e mantenuti con i soldi dei contribuenti.

LA SCUSA DEGLI EVENTI ATMOSFERICI ECCEZIONALI. Insomma, l’alba del giorno dopo porta con sé, oltre alla conta delle vittime, anche la disamina delle colpe che non si discosta mai dal suo risaputo copione. Anche se, nel tentativo di esorcizzarle, si invoca sempre l’eccezionalità del fenomeno atmosferico il fatto, come nel caso di Livorno, che in un giorno sia caduta una quantità di pioggia pari a quella di un intero anno. Siccome però gli eventi si ripetono a ogni inizio della stagione autunnale, l’eccezionale diventa ordinario e la colpa del disastro non è più della natura matrigna ma degli uomini che non hanno saputo prevenirla.

Si calcola che per la messa in sicurezza del territorio servirebbero all’incirca 25 miliardi, tre volte quelli stanziati dal governo. Ma visto che i costi per riparare i danni sono infinitamente superiori a quelli che servirebbero per prevenirli, forse i cittadini sarebbero disposti anche a pagare una una tantum pur di recuperare le risorse necessarie a impedire catastrofi che la tropicalizzazione del clima renderà purtroppo endemiche. Perché, e forse sarebbe il caso di sfatare un mito, il problema italiano più urgente non è l’innovazione, ma la manutenzione. Si ha un bel parlare di agenda digitale, di traino della banda larga sull’economia. Tutto vero e giusto, ma velleitario e inutile se il Paese - i suoi territori, le sue città, le sue strade - cade a pezzi.

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