I 400 colpi

M5s Sicilia
13 Settembre Set 2017 0915 13 settembre 2017

Dalla Sicilia un’altra conferma, i grillini sono vittime delle proprie regole

Il M5s si impantana ancora. Questa volta in vista delle Regionali dell'isola. Un intoppo che a nemmeno due mesi dal voto rischia di essere molto più che un incidente di percorso.

  • ...

Errare humanum est, perseverare diabolicum. Oltre che delle cose che dicono, i grillini rischiano di restare vittima dei regolamenti che si sono dati per blindare dalle tentazioni dirigiste la democrazia dal basso. L’uno vale uno, ovvero la favoletta che il Movimento sin dai suoi inizi si racconta come un mantra che ne illumina tutti gli intendimenti. Ma di troppe regole si muore, o nella migliore delle ipotesi si combinano dei pasticci. Ed ecco che, dopo quello di Genova, esplode il caso Palermo per mano della solita magistratura che, di fronte all’immancabile ricorso dell’escluso di turno, entra come il coltello nel burro a invalidare tutto.

RIEMERGONO I FANTASMI DEL PASSATO. Dalla Regione alla ragione il passo è beve. Così è accaduto che uno degli esclusi dalle primarie per la corsa a Palazzo dei Normanni – non aveva firmato per tempo il codice etico della ditta per le precedenti Comunarie palermitane – abbia chiesto e ricevuto giustizia dal tribunale del capoluogo isolano che ha sospeso la consultazione dei pentastellati fino al 18 settembre. Un intoppo che a nemmeno due mesi dal voto rischia di essere molto più che un incidente di percorso. E riporta l’attenzione sull’antica vicenda delle firme false in appoggio alla lista per le Comunali di Palermo che è costato il rinvio a giudizio di 14 militanti ed eletti con tanto di polemiche e spaccature interne.

Il ricorrente Mauro Giulivi è fidanzato con la deputata Chiara Di Benedetto, sospesa proprio per l’affaire firme false, considerata una fedelissima di Roberto Fico

I due episodi sono anche legati da un risvolto privato, visto che il ricorrente Mauro Giulivi è fidanzato con la deputata Chiara Di Benedetto, sospesa proprio per l’affaire firme false, considerata una fedelissima di Roberto Fico, ovvero il leader dell’ala ortodossa che silenziosamente ma non tanto si oppone alla leadership di Di Maio, dunque all’egida dei fondatori Grillo e Davide Casaleggio, che ha ricevuto la legacy del movimento dopo la scomparsa del padre.

UNA BARUFFA ALLA GENOVESE. Insomma, un groviglio dove si mischiano vizi di forma e di sostanza, slanci e malumori, sorrisi e mugugni. Il risultato è che sulle primarie, o regionarie che dir si voglia, dovrà essere messa una pezza. Si resta sulle proprie posizioni tenendo fuori Giulivi e affrontando l’inevitabile contenzioso, o gli si dice «scusa, abbiamo scherzato» e lo si rimette in lista. L’importante è evitare che la querelle finisca alla genovese, quando sostanzialmente il grillini corsero per il Comune con due liste: quella ufficiale e quella della ribelle Cassimatis, la vincitrice delle primarie che Grillo aveva escluso d’imperio senza mai motivare fino in fondo le ragioni del suo gesto.

In Sicilia, dove corrono da favoriti, e dove l’allegra coppia Di Maio-Di Battista ha svacanzato in un lungo tour elettorale facendosi fotografare in lungo e in largo col candidato presidente Giancarlo Cancelleri, le conseguenze sarebbero ancora più deleterie. Ergo, indipendentemente da come andrà a finire, occorre che Grillo e il suo socio milanese diano una ripassata al ferreo statuto con cui governano la loro creatura. Di troppe regole, se non si muore, si finisce quasi di sicuro per impantanarsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso