NARD Elò
13 Settembre Set 2017 1133 13 settembre 2017

Gli scivoloni di Nardella, un sindaco abbonato alle gaffe

Il commento sul presunto stupro. L'Allah akbar gridato a Brugnaro. Fino agli strafalcioni sulla storia dell'arte e sul referendum costituzionale. Le uscite infelici del primo cittadino fiorentino.

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È un buon amministratore ma non ha la personalità del mattatore, per cui quando prova a "bucare" con dichiarazioni di peso, spesso precipita nell'abisso della gaffe. Il fatto è che, è il ragionamento di chi conosce bene le dinamiche di Palazzo Vecchio, il ruolo, la fascia, il fatto di appartenere al giro degli ormai "ex potenti" ogni tanto portano Dario Nardella a spacconare, a cadere in tentazione. Tentazione o meno le ultime dichiarazioni del sindaco di Firenze non gli hanno reso giustizia. Dal commento alla denuncia di stupro da parte delle studentesse statunitensi nei confronti di due carabinieri all'«Allah akbar» gridato per scherzo al collega di Venezia Luigi Brugnaro al Meeting di Cl, fino all'eccessivo entusiasmo social per il certificato d'eccellenza che Tripadvisor, sì Tripadvisor, ha assegnato ai musei di Firenze, manco fossero un bed & breakfast di famiglia.

LA SPALLA DI RENZI. Uscite infelici e scivoloni diventati virali su cui va detto pesa, nello speciale rating della guerriglia sociale, l'amicizia e la vicinanza a Matteo Renzi di cui Nardella è stato uno dei primi sostenitori, assessore, vice sindaco, reggente e, dopo le primarie del 2014 e le Comunali, successore a Firenze. E di Renzi, dice sempre chi frequenta la politica locale, «Nardella è una spalla, una sorta di imitatore saltuario. Come sindaco è molto meglio, ma è un politico di seconda, terza fila. Ecco: diciamo che la storia ha voluto così...».

TRA VIOLINO E POLITICA. Chissà, forse sarebbe rimasto solo un violinista o al più un dottore in Legge se non avesse seguito quell'«istinto politico presente in lui anche negli anni del Conservatorio», come raccontò al Foglio il suo ex professore e direttore d'orchestra Alessandro Pinzauti per garantirne l'autenticità della vocazione a sindaco dopo la rinuncia alla poltrona di deputato. Pinzanuti però, dopo averne lodato «l’attitudine all’ascolto del mondo attorno a lui e la capacità di mettersi in discussione», se ne uscì con un «speriamo che non si guasti crescendo».

Guastato o no, le prime parole usate da Nardella per commentare la brutta vicenda di Firenze non sono state proprio felici. «È importante», ha dichiarato il sindaco, «che gli studenti americani imparino, anche con l'aiuto delle università e delle nostre istituzioni, che Firenze non è la città dello sballo». Che suona un po' come un meno becero, se non altro nei toni, «se lo sono cercato». Firenze, ha continuato, «è una città vivace, accogliente, plurale, ricca di opportunità culturali e di svago, ma credo che dal punto di vista delle regole e del buon comportamento non abbia niente di diverso da tante città americane. Questo ovviamente al netto del gravissimo episodio di cui stiamo parlando, perché il fatto ha riacceso i riflettori anche sul modo con cui i giovani studenti stranieri vivono la nostra città. Mi piacerebbe che fossero più integrati nella vita culturale e collettiva, e non considerassero Firenze soltanto una Disneyland dello sballo».

COME UN «SALLUSTI QUALUNQUE». Certo, il sindaco ha poi aggiunto che non è possibile «consentire che un atto così vergognoso, esecrabile, se confermato, possa macchiare l'immagine dell'Arma dei carabinieri, del Paese» e anche di Firenze «che ogni giorno ospita 10 mila studenti stranieri nelle tante università, di cui 40 statunitensi». Ma ormai il patatrac era scoppiato e gli aveva fatto guadagnare l'epiteto di «un Sallusti qualunque».

GALEOTTO FU TRIPADVISOR. Una cosa è sicura: l'amore per Firenze è forte, fortissimo. Ed è comprensibile che al sindaco si gonfi il petto d'orgoglio parlando di una città amata e conosciuta in tutto il mondo. Ma andare in brodo di giuggiole per il certificato di eccellenza assegnato ai musei fiorentini da Tripadvisor forse è stato un tantino eccessivo. I critici hanno sottolineato come la culla del Rinascimento non abbia certo bisogno di recensioni online per vedere riconosciuto il suo valore come un'osteria o una sagra di provincia.

E dire che l'attaccamento alla sua terra di adozione (Nardella è nato a Torre del Greco e si è trasferito con la famiglia a Firenze quando aveva 15 anni) lo aveva fregato già un anno prima, il 20 febbraio 2016. Intervistato al volo su dove si trovasse il Cenacolo vinciano, rispose netto: «Di sicuro non è a Firenze». Bene, ma poi aggiunse: «È in Toscana». Rimandato a settembre. E magari a Santa Maria delle Grazie a Milano.

IL SIPARIETTO AL MEETING. Facendo un bilancio, l'estate 2017 non è stata clemente per il sindaco. Il 22 agosto, infatti, a cinque giorni dall'attentato a Barcellona, al Meeting di Rimini Nardella aveva salutato il collega veneziano al grido di «Allah akbar». Vero, Brugnaro poco prima aveva minacciato dal palco ciellino: «A chi grida in piazza San Marco 'Allah Akbar', ghe sparemo», ma lo sketch, fatta eccezione per l'ilarità dei presenti, non aveva riscosso grande successo. Anzi.

LE SCUSE SU FACEBOOK. «Mi scuso per alcune espressioni riprese in un video pubblicato online», si era scusato Nardella su Facebook poco dopo l'accaduto, «non era mia intenzione offendere alcuna persona, né tanto meno la comunità musulmana né scherzare sulla sua religione, né evocare i tragici fatti di questi giorni. Anzi», ha sottolineato il sindaco, «durante quel video prendevo le distanze dalle dichiarazione del collega Brugnaro sui musulmani rilasciate durante il suo intervento ad un incontro al Meeting di Rimini. Chi mi conosce e conosce la mia amministrazione sa il modo con cui dialoghiamo con tutte le comunità religiose, inclusa quella musulmana moderata, come testimonia anche il Patto di cittadinanza che per primi abbiamo siglato in Italia».

Mi scuso per alcune espressioni riprese in un video pubblicato online. Non era mia intenzione offendere alcuna persona,...

Geplaatst door Dario Nardella op dinsdag 22 augustus 2017

A febbraio 2017 la gogna era scattata a causa di un parcheggio. Un ex consigliere provinciale d'opposizione aveva pizzicato la sua auto in sosta su uno scivolo e in parte sulle strisce riservati ai disabili postando l'illecito sui social. Anche in questo caso seguirono le scuse del primo cittadino: «Ho lasciato l’auto parcheggiata in quel punto solo per pochi istanti ma ho sbagliato e voglio scusarmi con tutti».

BOCCIATO SULLA RIFORMA. Nulla in confronto alla gaffe commessa in diretta tivù sul referendum costituzionale. Era il primo dicembre 2016 e Nardella, ospite a Tagadà, sottolineò più volte come con la vittoria del sì si sarebbero eliminati 315 senatori con i relativi «stipendi d'oro», in altre parole l'intero Senato. Peccato che a essere precisi la riforma avrebbe, in caso fosse passata, "solo" ridotto a 100 i rappresentanti di Palazzo Madama.

E SULLE TRATTE AEREE. La Toscana, si sa, è terra di campanili. E Nardella, forse non soddisfatto della vittoria di Firenze nella battaglia di Càscina, riuscì a lucidare vecchie ruggini. Appena eletto definì vergognosa la mancanza di collegamenti diretti tra la sua regione e gli Usa. Eppure era stata appena presentata dalla Delta Airlines la riapertura della tratta per New York. Ma da Pisa. Apriti cielo.

Considerato il luogotenente di Renzi a Firenze vista l'amicizia che li lega fin dai tempi dei Comitati per l'Ulivo nel 95, come raccontò il primo cittadino in una intervista del dicembre 2014 («Io e Matteo abbiamo avuto percorsi paralleli. Lui ha fatto lo scout nell’Agesci, io nella Cngei. Lui ha frequentato Giurisprudenza negli stessi anni miei. Abbiamo cominciato a frequentarci ai tempi dei Comitati per l’Ulivo, alla fine del ’95. Lui a Rignano, io a Pontassieve, due Comuni attaccati»), Nardella si è lasciato andare ad uscite che non sempre hanno incontrato la benedizione del segretario Pd. Lo scorso aprile, per esempio, Renzi ha gelato il progetto di una moschea a Scandicci promosso dal sindaco.

IL VENTO DELLA ROTTAMAZIONE. Ma Nardella andò anche oltre. Tre anni fa, al Corriere della Sera, commentando la possibilità di una rottura all'interno dei dem in funzione anti-Renzi pronosticò: «Penso proprio che non ci saranno scissioni. Il Pd deve dar seguito a una decisione di cui è stato protagonista, senza sacrificare la discussione interna». Era solo una questione di tempo. Non solo. Galvanizzato dal venticello del cambiamento che soffiava da Rignano, aggiunse: «Stiamo vivendo un cambio epocale del modo di fare politica. Ci sono nuove forme di partecipazione che non possono essere racchiuse nella forma tradizionale del partito dello scorso secolo. Prendiamo esempio da movimenti emergenti come i 5 stelle. I tempi sono maturi per chiamarci solo Democratici, senza la parola “partito”». A stretto giro la risposta di Renzi dalla Capitale: «Il nome del Pd non si cambia. Punto». L'imitazione, seppur saltuaria, non è mai come l'originale.

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