Pisapia, stop demagogia. Bisogna agire
MAMBO 13 Settembre Set 2017 1019 13 settembre 2017

Un Pisapia professorino è sconfitto in partenza

Cercare di correggere la politica del Pd (e portare Renzi al dialogo) è la strada sbagliata. L'ex sindaco si liberi dell’assillo delle alleanze. E costruisca un progetto fondato su idee degne di questo nome.

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Indicare una personalità come punto di riferimento di un processo unitario a sinistra è sicuramente una buona cosa, passare il tempo a inseguirla, blindarla, accettandone tutte le scelte è un errore. Abbiamo già fatto l’esperienza con Romano Prodi. Abbiamo preso lui (buona cosa) ma ci siamo beccati con lui le invenzioni e le prepotenze di Arturo Parisi. Questo è l’unico spettacolo che non ha diritto di replica. Giuliano Pisapia, dunque, va bene. Il suo profilo parla a un’area larga della sinistra, lui ha già fatto molte cose buone nella vita pubblica, sembra disinteressato come quando dice che non vuole fare più il parlamentare. Quello che non va bene di lui appartiene a due tipi di considerazioni. Dal punto di vista del profilo personale del leader, Pisapia ha sicuramente il volto del politico rassicurante e perbene, tuttavia appare anche un politico incerto, in qualche modo dipendente dal consenso altrui. Non mi riferisco al consenso della sua coalizione, ma a quello che gli può venire da quel mondo renziano con cui non ha consumato lo strappo.

PISAPIA PUÒ (E DEVE) IMPARARE. Detto tutto questo, si può andare avanti, “nessuno nasce imparato”, dicevano i vecchi meridionali, e anche il non più giovane Pisapia deve “imparare” a fare il leader. In questo apprendimento (dico cose che nascono da una reinterpretazione degli eventi che abbiamo alle spalle come sinistra e centro-sinistra) bisogna mettere in elenco le seguenti cose: la leadership non è mai una volta per sempre, è conquista quotidiana; la leadership non è l’appropriazione privata di una coalizione e i diktat sui suoi membri ma la costruzione di un consenso; la leadership non esiste senza una idea forte, cioè la rappresentazione di uno schieramento che supera la politica perché affonda nella storia del Paese e nei sentimenti delle persone; la leadership è inclusione e non prevede veti personali; la leadership è un esercizio individuale che deve guardarsi da spin doctor o portaborse. Questa ultima cosa vuol dire che la coalizione che forse diventerà partito e che probabilmente sarà guidata da Pisapia deve essere guidata da lui e non dal suo staff.

NON CERCHI DI RADDRIZZARE RENZI. Una leadership che abbia queste caratteristiche e che si sia liberata da questi “inganni” deve tuttavia metter qualcosa al primo posto. Qualcosa di suo. Questo qualcosa non è l’assillo delle alleanze, e ve lo dice un togliattiano mai pentito. Pisapia non può essere l’uomo che cerca di portare al dialogo Matteo Renzi. Non perché sia sbagliato, perché è subalterno. Il nuovo leader e il suo nascente partito devono avere personalità propria che al tempo di oggi significa chi si rappresenta e per fare cosa. Scrivere su un documento, come quello sottoscritto il 12 settembre, che bisogna correggere la politica del Pd perché è sbagliata è, scusate, da professorini. Quella politica corrisponde a un pensiero e a una scelta di rappresentanza. La sinistra ragiona in modo diverso non perché vuole correggere l’errore e l’errante ma perché ha un’altra idea di fondo. Ecco il tema: qual è questa idea di fondo. L’Ulivo è morto perché questa idea di fondo era astratta (mettere insieme i riformismi, eccetera eccetera), e si appoggiava su un presupposto apologetico del capitalismo, non immaginava altre soluzioni. Invece oggi questo non è più possibile. Possiamo anche non esser d’accordo sul “da dove veniamo”, ma “dove vogliamo andare” lo dobbiamo dire.

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