Etruria: bancarotta,per pm 21 a giudizio
14 Settembre Set 2017 1903 14 settembre 2017

Commissione d'inchiesta sulle banche, è battaglia per la presidenza

Il Pd ha scelto i suoi componenti. Sono 15 fra senatori e deputati, e tra loro figurano molti fedelissimi del segretario Matteo Renzi. Da sciogliere il nodo dei vertici: in lizza Casini e Zanetti.

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Ancora qualche giorno e la commissione d'inchiesta sulle banche potrebbe finalmente tenere la sua prima riunione. Il Partito democratico, infatti, ha sciolto la riserva e ha messo nero su bianco i nomi dei componenti dem: 15 fra senatori e deputati, molti fedelissimi di Matteo Renzi. E ora la battaglia si sposta sulla presidenza. Nella rosa dei candidati è spuntato il nome del presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini (Alternativa popolare), che sarebbe però indeciso. E poi quello del segretario di Scelta civica, Enrico Zanetti.

IL PD ORIENTATO A DARE VIA LIBERA A UN PRESIDENTE CENTRISTA. Sono in tutto 40 i componenti della commissione, equamente suddivisi fra Camera e Senato, e una volta nominati dai presidenti del parlamento dovranno essere convocati entro 10 giorni per eleggere i vertici. Proprio la scelta del presidente sarebbe stata una delle principali cause del ritardo nella tabella di marcia. I dem sarebbero, secondo quanto viene riferito, pronti a non imporre un proprio uomo e a convergere su un esponente centrista.

LA CARICA DEI FEDELISSIMI DEL SEGRETARIO. Il Pd, d'altra parte, con 15 esponenti avrà la parte del leone nella commissione e lo spirito battagliero che anima i dem si capisce già dalla scelta dei nomi, in gran parte deputati e senatori molto vicini a Matteo Renzi: Orfini, Bonifazi e Marcucci, ma anche Vazio, Dal Moro, Sanga, Taranto, Giannini, Del Barba, Marino e Mirabelli. A loro si aggiungono quattro esponenti della minoranza interna: Cenni, Dell'Aringa, Fabbri e Sangalli. La lista, dunque, è ormai quasi al completo e i lavori potrebbero cominciare in una decina di giorni.

MANCANO ANCORA I MEMBRI DI FDI E GAL. Mancano ancora i rappresentati di Fratelli d'Italia e quelli di Gal (al Senato). Anche Alternativa popolare deve formalmente individuare il proprio esponente a Palazzo Madama: nodo, viene assicurato, che sarà sciolto già lunedì 18 settembre, quando molto probabilmente sarà chiarita la partita della presidenza. La casella vacante potrebbe essere riempita proprio dal nome dell'ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Che però pubblicamente, in passato, si è espresso contro il proliferare delle commissioni d'inchiesta parlamentari, definendole «un impasto di demagogia e pressapochismo».

IL TIMORE DI UNO SCONTRO PRE-ELETTORALE. Sulla carta i poteri in mano ai parlamentari, una volta avviati i lavori, sono molo ampi e pari a quelli della magistratura. Contemplano anche la possibilità di acquisire atti coperti da segreto istruttorio. Per contro, i tempi d'indagine sono invece ristretti: una volta insediati, infatti, i parlamentari dovranno concludere i lavori entro la fine della legislatura. Ma il timore è che, visti i tempi molto ridotti nei quali potrà lavorare la commissione, con la scadenza della legislatura ormai imminente, l'istituto possa trasformarsi in un agone di scontro pre-elettorale.

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