BORRE
14 Settembre Set 2017 1516 14 settembre 2017

M5s: Lorenzo Borrè, l'avvocato che dà del filo da torcere a Grillo

Ex attivista pentastellato, ora è il paladino degli espulsi. Profilo del legale che ha seguito i ricorsi in Sicilia, Genova, Roma e Napoli. E che continua a rompere le uova nel paniere dei 5 stelle.

  • ...

«Vogliono fermarci con un ricorso da azzeccagarbugli», hanno scritto su Facebook quasi in contemporanea Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio rompendo il silenzio sulla sospensione delle Regionarie in Sicilia. Un cavillo, come lasciano intendere i pentastellati, che però è stato accolto dal giudice. E non solo a Palermo, ma anche a Genova con il caso Cassimatis e a Roma e Napoli dove con due sentenze sono stati riammessi al Movimento 23 attivisti espulsi (altri quattro hanno optato per la via stragiudiziale). Dietro ai ricorsi c'è sempre lui: l'avvocato Lorenzo Borré, diventato negli ultimi anni il «guastatore» numero 1 del M5s.

EX ATTIVISTA DELUSO. Finito pure in una lista di proscrizione, trasformata in Galleria dell'orrore, stilata e pubblicata su Facebook da un consigliere municipale romano, Borrè però grillino lo è stato. Si era avvicinato alla realtà dei MeetUp nel 2007, per diventare attivista vero e proprio nel 2013 dandosi da fare per la campagna elettorale di Europee e Amministrative, quelle che portarono a Palazzo senatorio i «magnifici quattro»: Enrico Stefàno, Marcello De Vito, Daniele Frongia e naturalmente Virginia Raggi. A conquistarlo erano stati i temi ambientali, il superamento delle ideologie destra e sinistra, il primato del bene comune su quello individuale e il rinnovamento della classe politica. Ma soprattutto la nuova possibilità che si apriva per i giovani. Come aveva promesso Beppe Grillo, che nel 2013 in Piazza San Giovanni aveva assicurato: «Il nostro candidato più scemo è ingegnere». Le cose però cambiano e quattro anni dopo il loro candidato migliore per Palazzo Chigi non è nemmeno laureato.

L'avvocato Lorenzo Borrè.

Di madre tedesca e padre italiano, Borrè era e resta avvocato immobiliarista, specializzato in diritto della personalità, ed è lontano anni luce dal Vaffa-style. Durante l'esperienza pentastellata non ha mai avuto il pallino di fare "carriera", nonostante gli fosse stata ventilata la possibilità di correre alle Europee. Preferiva «dare una mano» al tavolo cultura e nel proprio Municipio. Fedele, scherza chi lo frequenta, «a una visione del partito Anni 50». O più prosaicamente al Movimento delle origini, quello dell'impegno civico, della riappropriazione dei quartieri e delle città.

L'IMPEGNO AMBIENTALISTA. Prima di essere attratto dalle stelle, faceva parte del Muschio selvaggio, un gruppo di ecologia sociale con «un approccio simile allo scoutismo», racconta chi ne ha fatto parte, e scriveva anche newsletter per Arianna editrice. Durante il liceo, il Giulio Cesare di Roma, fu fiduciario del Fronte della Gioventù. Un'esperienza conclusa, che però lo fa ancora oggi passare per simpatizzante di estrema destra. In realtà, se di "appartenenze" vogliamo parlare, l'avvocato si è sempre definito un «comunitarista». Nella sua libreria si trovano De Benoîst e Lash, per intenderci, e non busti e cimeli del Ventennio.

I PRIMI RICORSI. Teutonicamente «scrupoloso e tenace», presto Borré si è trovato in rotta di collisione col Movimento. Leggenda vuole che, criticando la linea sulla depenalizzazione del reato di diffamazione e il sì al ddl Scalfarotto, avesse citato con alcuni attivisti Gustave Flaubert. Contrario, con un altro gruppetto di pentastellati, ai sondaggi sommari sui temi etici, con quesiti cambiati in corso di votazione come per le unioni civili, all'interno del gruppo cominciò a essere messo all'angolo come un provocatore. Si allontanò così dall'attivismo, restando comunque iscritto «con la flebile speranza che le cose potessero ancora cambiare». Speranza che sfumò dopo poco, con le sanzioni e poi l'espulsione immotivata di tre pentastellati capitolini. Uno di questi, suo amico dai tempi del liceo, si rivolse a lui in qualità di legale nonostante fosse a digiuno di diritto associativo. Solo per capire a chi dovesse notificare l'atto, impiegò 14 notti. Ore passate a scartabellare, studiare, analizzare Non Statuto, regolamenti e postille. E alla fine riuscì a farli riammettere.

Borrè durante una scalata.

Comincia qui la fama di avvocato degli ex, degli espulsi. Che lo ha portato ad assistere Marika Cassimatis a Genova, Mauro Giulivi a Palermo e ora Cristina Grancio, consigliera capitolina sospesa dai probiviri perché contraria al progetto del nuovo Stadio della Roma. Ogni giorno ci sono ex attivisti e militanti che lo contattano. Per la maggior parte via Facebook, mezzo più informale e familiare ai pentastellati. Spesso però si tratta di cause che non possono essere impugnate, come la semplice cancellazione dal Blog. Questa nuova notorietà alla fine lo diverte. Così come gli fa piacere essere riconosciuto per strada come «l'avvocato contro il M5s o l'avvocato che va in tivù». Ma, assicurano gli amici, «resta con i piedi per terra. Sa che questa eurforia passerà prima o poi. Le cose importanti per lui sono altre...». Insomma, petroliniamente Borrè continua ad avere «orrore di se stesso».

LA PASSIONE PER L'ALPINISMO. L'altra sua grande passione è l'alpinismo. La più grande impresa è stata la conquista dei 6.088 metri dell'Huayna Potosí, in Bolivia. Quella più faticosa la scalata del Monte Bianco in condizioni metereologiche difficili. Insomma, non è uno che molla. Non appese gli scarponi al chiodo nemmeno nel 2011 quando scivolò per 150 metri in un canalone ghiacciato sul Terminillo. Adrenalina a parte, l'avvocato ama i film italiani, soprattutto quelli dagli Anni 50 ai primi 70, i grandi classici e la lettura. Sul suo comodino ora c'è un libro su Luciano Bianciardi che ha da poco sostituito un saggio di De Carolis sul neoliberismo. Strani gusti per un «azzeccagarbugli».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso