I 400 colpi

Renzi, Pd argine a populismi
14 Settembre Set 2017 0929 14 settembre 2017

Perché per il Pd la verità non è più rivoluzionaria?

I dem rinunciano allo Ius soli, e con esso a una battaglia fondante per la sinistra. Fossi nelle vesti degli attuali maggiorenti dem mi interrogherei sull'utilità del governare per governare, a costo di perdere l'identità.

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Diceva Antonio Gramsci, colui al quale con la fine de l’Unità – di cui è stato il fondatore - sembra negata ogni sopravvenienza nella storia, che la verità è sempre rivoluzionaria. Molti anni dopo, esattamente nel 1976, il regista Francesco Rosi vi aggiunse un non che ribaltava il senso della frase. «La verità non è sempre rivoluzionaria», dichiara convinto e insieme rassegnato il personaggio che in Cadaveri eccellenti interpreta il segretario del Pci poco prima di essere ucciso.

RIFORME SENZA VOTI. Il paragone mi veniva in mente pensando allo Ius soli, che come si era da tempo capito, non vedrà mai la luce in questa legislatura (e forse anche in quelle a venire), insieme a un pugno di leggi importanti su cui la sinistra ci aveva messo la faccia. E sarà così non perché siamo oramai a ridosso delle Politiche di primavera, dunque il tempo è tiranno. Ma perché politicamente quelle riforme - aggiunte anche vitalizio dei parlamentari, bioetica e alcune altre - non hanno la forza per imporsi. Ovvero una maggioranza che le voti.

L’aver progressivamente svuotato il patrimonio di idee che costituivano la sua identità non la esime suo malgrado la sinistra dal vedersi intestate certe battaglie che sono state un tratto identitario della sua storia, dei principi fondanti della civiltà del diritto e della democrazia

Il risultato è la grande vittoria di chi le ha sempre combattute - sul diritto di cittadinanza dei figli degli immigrati nati in Italia le destre e i grillini - e la cocente sconfitta di chi invece le aveva caldeggiate. Il dramma, come sempre in questi casi, investe la sinistra, e per un motivo molto semplice. L’aver progressivamente svuotato il patrimonio di idee che costituivano la sua identità non la esime suo malgrado dal vedersi intestate certe battaglie che sono state un tratto identitario della sua storia, dei principi fondanti della civiltà del diritto e della democrazia.

INDIETRO TUTTA DEL PD. Nella netta e per certi versi sorprendente levata di scudi di un esponente del Pd del tutto estraneo alla tradizione comunista come Graziano Delrio contro la resa del suo partito sullo Ius soli, «i dietrofront è un grave atto di paura» ha commentato, c’è tutto il senso del dibattito sulla frase di Gramsci e il suo contrario. La sacrosanta verità di una legge che assegna il diritto di considerarsi italiano a colui che nasce entro i confini del Paese può piegarsi al compromesso, pena la rottura di un equilibro politico già precario di suo? Questo è quello che è successo, questo è ciò che, eccezion fatta del renziano ministro dei Trasporti, ha deciso il Pd compreso il suo esponente che abita a Palazzo Chigi. Renzi sta con Gentiloni, e viceversa.

Lo Ius soli non val bene una rissa da cui il partito di sicuro uscirebbe perdente, quindi la realpolitik impone il rinvio a tempi migliori: la verità non è sempre rivoluzionaria. Solo che a furia di negazioni finisce che si perde il senso di sé e della propria storia, in una parola l’identità politica che ti contraddistingue e differenzia rispetto agli altri. Fossi nelle vesti degli attuali maggiorenti dem, comincerei proprio cogliendo l’occasione dello Ius soli a interrogarmi sul senso e sulla contingente utilità del governare per governare.

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