Maroni
14 Settembre Set 2017 2000 14 settembre 2017

Processo Expo, tra rinvii e candidature Maroni la sfanga ancora

Il referendum lombardo sposta a novembre l'udienza. Mentre crolla un pilastro dell'accusa che avrebbe fatto scattare legge Severino e decadenza. Bobo correrà alle elezioni nel 2018. La sentenza si allontana.

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Dopo i dolori alla schiena dell'avvocato Domenico Aiello, a spostare più in là il processo a carico del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni è il referendum consultivo sull'autonomia fissato per il 22 ottobre 2017. Per «motivi di opportunità» legati alla campagna elettorale della tornata referendaria il legale di Maroni ha chiesto la ripresa delle udienze a partire dal 26 ottobre.

PRESSIONI PER UN VIAGGIO A TOKYO. Da lì riprenderà l'iter processuale che vede imputato il governatore leghista per induzione indebita e turbata libertà di procedimento di scelta del contraente. A portare l'ex ministro dell'Interno davanti al giudice sono state le presunte pressioni volte a far ottenere un viaggio a Tokyo e un contratto a due sue ex collaboratrici ai tempi di Expo 2015, Mara Carluccio e Maria Grazia Paturzo nell'ambito del World Expo Tour del 2014.

Roberto Maroni e Maria Grazia Paturzo.

La prima verrà sentita alla ripresa delle udienze, mentre con tutta probabilità Maroni farà la sua apparizione davanti alla sesta sezione penale del tribunale di Milano il 9 novembre. Il presidente della Regione si farà interrogare in aula forte dell'assoluzione in Appello dell'ex direttore generale di Expo Christian Malangone perché «il fatto non sussiste».

COLLABORATRICI DA AGGREGARE. In primo grado Malangone, che aveva scelto il rito abbreviato, era stato condannato a quattro mesi dal gip Chiara Valori che aveva sancito come Maroni avesse fatto pressioni sullo stesso ex dg col tramite del capo segreteria Giacomo Ciriello affinché Expo spa aggregasse le due collaboratrici per la trasferta a Tokyo.

L'ACCUSA ORA PERDE COLPI. L'assoluzione di Malangone dunque farebbe venir meno il pilastro necessario per l'accusa a Maroni. Occorrerà ora attendere il deposito delle motivazioni della corte d'Appello presieduta tra Guido Piffer destinata ad arrivare entro 30 giorni.

Christian Malangone.

Il 14 settembre il processo al governatore non si è però fermato, e in aula è stato sentito l'allora responsabile delle relazioni istituzionali di Expo e oggi consigliere del sindaco di Milano, sempre per gli affari istituzionali, Roberto Arditti, che ha risposto alle domande del pm Eugenio Fusco e del legale Domenico Aiello.

MAI ARRIVATO L'OK DI SALA. Arditti ha chiarito come in quel periodo la Regione chiedesse a Expo di sobbarcarsi i costi della delegazione da inviare a Tokyo di cui facevano parte oltre al presidente Maroni anche le due collaboratrici. Una trasferta a cui l'allora amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala non ha mai dato autorizzazione definitiva perché, ha dichiarato lo stesso in aula alle prime battute del processo, il viaggio della Paturzo «costava troppo e non era in linea con la sua missione» di temporary manager di Expo per gli «eventi del World Expo Tour» e «quello non lo era». Alla fine a Tokyo ci andò Mario Mantovani. E Maroni, per promuovere Expo durante la festa della Repubblica, virò su Berna.

LEGGE SEVERINO DISINNESCATA. In pratica per il governatore lombardo la situazione potrebbe essere perfetta. Se già l'assoluzione in Appello di Malangone può scongiurare gli effetti della legge Severino (e quindi la decadenza), che vale solo per l'induzione indebita, allo stesso tempo altri rinvii delle udienze possono arrivare dalle prossime tornate elettorali.

Maroni ha intenzione di ricandidarsi in Regione Lombardia nel 2018. Ma circola l'ipotesi che potrebbe correre a Roma. Come premier o da semplice deputato?

Maroni ha intenzione di ricandidarsi in Regione Lombardia nel 2018. In teoria il mandato scade a febbraio, ma non è ancora chiaro se le elezioni politiche saranno accorpate alle Regionali. Non solo. Nei mesi scorsi era circolata l'ipotesi che l'ex ministro dell'Interno potrebbe candidarsi a Roma. Come premier o come semplice deputato? In tutte e due i casi la tattica sarebbe la stessa usata con il referendum sull'autonomia lombarda.

IL GIOCHINO DEL VOTO A VARESE. Va ricordato che il giochino fu utilizzato da Maroni anche durante le elezioni amministrative di Varese, quando il governatore si candidò a consigliere comunale raccogliendo poche preferenze ma dilazionando ancora di più il processo.

Roberto Maroni durante Expo 2015.

Del resto, tolta l'induzione indebita, resterebbe in campo solo il reato di “turbata libertà di procedimento di scelta del contraente” per aver chiesto alla partecipata lombarda Eupolis di assumere l'altra collaboratrice, ovvero Mara Carluccio. L'ex ministro dell'Interno ha sempre respinto ogni accusa tramite il suo avvocato Aiello. Ma a ogni modo, anche in caso di condanna, non scatterebbe la legge Severino.

A MENO DI NUOVE INCHIESTE... Maroni può incominciare a dormire sonni tranquilli. La sua carriera politica potrà continuare anche nei prossimi mesi. A meno di nuove inchieste o indagini in arrivo, che durante la campagna elettorale lombarda sono sempre pronte a ricominciare. I casi di Roberto Formigoni insegnano. Proprio per l'inchiesta di 'ndrangheta su Domenico Zambetti, condannato a 13 anni e sei mesi, il Celeste si dimise nel 2012 facendo scattare le elezioni anticipate.

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