Dai che è verde

Boldrini, Parlamenti devono essere forti
14 Settembre Set 2017 0915 14 settembre 2017

Se «Boldrini» è diventato un insulto è anche colpa dei grillini

Salvini usa il cognome della presidente della Camera per attaccare Appendino. Una deriva inaccettabile. Che vede, però, proprio i compagni della sindaca torinese tra i principali responsabili.

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A quanto pare, fra i «gioielli di famiglia», delicata perifrasi per i genitali maschili, gli italiani hanno inserito anche il vocabolario. Lo usano male e spesso a sproposito, lo conoscono poco, ma se ci metti le mani reagiscono come se volessi mutilarli della loro mascolinità. Solo così si spiegano le reazioni scomposte, indignate e irridenti a tutti i tentativi di adeguare non la lingua italiana, ma il suo uso corrente, ai cambiamenti della società, in particolare alla crescente presenza delle donne in ruoli e mansioni un tempo ricoperte solo da maschi. E così ecco Matteo Salvini scattare come una biscia quando Chiara Appendino, sindaca di Torino, vara le nuove linee guida contro il linguaggio discriminatorio nella pubblica amministrazione, coronando peraltro un’iniziativa promossa dal suo predecessore Piero Fassino.

LA LINGUA ITALIANA È PIÙ EMANCIPATA DI NOI. Dal punto di vista strettamente grammaticale, tutto regolare: sotto la Mole si dirà «la vigile» e non «la vigilessa», «avvocata» anziché «avvocatessa», e così via. Questioni su cui lessicografi rispettabili e tutt’altro che femministi come il compianto Aldo Gabrielli avevano già sentenziato in tempi non sospetti: «vigile» è un aggettivo che non cambia genere, «avvocata» è attestato fin dal Salve Regina, e la Chiesa cattolica non ha mai brillato per political correctness. Su certe cose la lingua italiana è molto più emancipata di noi, anche se nel plurale fa prevalere il genere maschile; ma permette di aggirare il problema con sinonimi meno sessuati, come «il personale dipendente» al posto de «i lavoratori», o di tagliare la testa al toro sostituendo espressioni come «i cittadini sono pregati di attendere» con l’impersonale e neutro «si prega di attendere». Innovazioni come «assessora» possono suonare male, ma via, pure «leghista» o «Padania» all’inizio sembravano inascoltabili.

«BOLDRINI»? PER SALVINI È UN INSULTO... La lingua costruisce il nostro modo di pensare, e anche provvedimenti come quello del Comune di Torino, in sintonia con quanto è già stato fatto nei Paesi più civili ed evoluti, contribuiscono a educare alla pari dignità fra i generi e al rispetto reciproco. Ma a Salvini guai a toccargli le desinenze maschili, ci tiene più che allo ius sanguinis. Ha definito Appendino «Boldrini grillina»: escludendo che l’intento provocatorio stesse nel «grillina», visto che la sindaca torinese effettivamente lo è, si desume che nel vocabolario del leader leghista è abbastanza elastico da aver incluso il cognome della presidente della Camera fra gli insulti. Ma se lo è diventato, e non solo per lui, è anche grazie alle campagne denigratorie innescate dai compagni di partito di Appendino, il che dà alla polemica un acido sapore di contrappasso.

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