I 400 colpi

Banche:1 anno per commissione inchiesta
15 Settembre Set 2017 0919 15 settembre 2017

La Commissione di inchiesta sulle banche ha la scadenza di uno yogurt

Si è insediata a pochi mesi dalla fine della legislatura. Come dire con data di scadenza incorporata, ma soprattutto molto ravvicinata.

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Tra le tante ipocrisie che questa classe politica quotidianamente consuma, quella delle Commissione di inchiesta sulle banche è sicuramente tra le più notevoli. Reclamata a gran voce all’indomani degli scandali che hanno costellato il sistema del credito, si insedia a pochi mesi dalla fine della legislatura. Come dire con data di scadenza incorporata, ma soprattutto molto ravvicinata.

UNA RUOTA CHE GIRA A VUOTO. Davanti, se va bene, ha un paio di mesi di lavoro: quando basta per insediarsi, conoscere il vicino di sedia, leggere qualche carta e chiuderla lì. Poi ci saranno le elezioni, molti dei suoi membri non verranno rieletti e se va bene, e l’intenzione dei vincitori resta ancora quella di andare a sfrucugliare vicende e situazioni dove la quasi totalità dei loro partiti di appartenenza ha la coscienza sporca, si ricomincerà da capo con nuove facce ma forse non con un nuovo presidente. Se è vero, come si va profilando, che a guidarla sarà quasi certamente Pierferdinando Casini, che con il defunto (politicamente parlando) Gianfranco Fini è recordman presenze. Infatti il parlamento lo frequenta, quello europeo compreso, dal 1979 e questa che si chiude non sembra proprio destinata ad essere la sua ultima legislatura.

Speriamo almeno che, nella sessantina di giorni che le restano buoni per lavorare, la Commissione ci dia qualche brivido che trascenda la noiosa e burocratica analisi delle carte che la sommergeranno. Per esempio potrebbe sentire Federico Ghizzoni, e svelare l’arcano cui tutto il Paese è rimasto per settimane appeso dopo che Ferruccio de Bortoli nel suo libro sui poteri forti aveva dato notizia che l’ex amministratore delegato di Unicredit era stato oggetto di insistenti pressioni di Maria Elena Boschi perché si addossasse il fardello di Banca Etruria.

QUANDO SENTIRANNO ZONIN E CONSOLI? In fondo si tratta solo di calendarizzare bene gli incontri, magari dando la precedenza ai protagonisti dei casi più inquietanti. Piacerebbe sentire Consoli di Veneto Banca, Zonin della famigerata Banca popolare di Vicenza, ora passata a Intesa, che con la velocità della luce ha giustamente fatto pulizia etica di ogni vestigia che rimandi al passato, Carige e naturalmente Etruria. Tutte vicende che hanno messo sul lastrico migliaia di famiglie, e sulle cui criminose gestioni molto c’è ancora da chiarire.

Speriamo almeno che, nella sessantina di giorni che le restano buoni per lavorare, la Commissione ci dia qualche brivido che trascenda la noiosa e burocratica analisi delle carte che la sommergeranno

Sicuramente poi la Commissione non vorrà fare le valige prima di aver sentito Ignazio Visco. Oltretutto il mandato del governatore della Banca d’Italia scade a fine ottobre, quindi bisogna sbrigarsi. Sulla sua conferma a via Nazionale, come ampiamente raccontato dai giornali, c’è maretta. Matteo Renzi lo vorrebbe far fuori ,e con qualche buon motivo: quasi tutti gli scandali bancari sono scoppiati durante la sua permanenza a Palazzo Chigi e lui, che di economia non ci mastica tantissimo, si era fidato di chi, tra questi il governatore, gli aveva assicurato che il sistema italiano era tra i più solidi al mondo.

SU VISCO IL MURO DI MATTARELLA.-DRAGHI-GENTILONI. Ma a difesa di Visco (e dunque per la sua riconferma) sta facendo muro una invincibile armata capeggiata dal tridente Mattarella-Draghi-Gentiloni cui è difficile fare goal. Perciò, se può apparire bizzarro che il capintesta dell’autorità che doveva controllare l’operato delle banche visti gli esiti resti al suo posto, è prevedibile che a palazzo Koch prevarrà l’hic manebimus. Magari anche per mancanza di alternative. Sicuramente quelle caldeggiate da Renzi diciamo che non sono proprio un concentrato di credibilità.

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