Parlamento Italiano
15 Settembre Set 2017 1100 15 settembre 2017

La legislatura delle riforme incompiute: le 5 principali saltate

Ius soli fermo al palo. Così come i progetti di legge su fine vita, omofobia, cognome materno e vitalizi. Storia delle "rivoluzioni" fallite dai governi Letta-Renzi-Gentiloni. Dove più che il tempo è mancato coraggio.

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Adesso si dice che non c'è più tempo, ma forse a mancare è stato il coraggio. Il coraggio di portare avanti le riforme, quelle vere, che avrebbero costituito l'ossatura di un esecutivo di centrosinistra. Alla rivoluzione è stato preferito il motto andreottiano: «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia» e l'ultimo scampolo di legislatura se ne è andato via così: senza sussulti, senza contrapposizioni ideologiche, senza dar fastidio ai partiti, con la testa già rivolta alla successiva tornata elettorale.

PROMESSE NEL CONGELATORE. Puntare i piedi, alzare i toni, avrebbe significato rischiare di compromettere la tenuta della maggioranza e anticipare il voto in un momento in cui nessuno schieramento era ancora pronto alla battaglia. Si è allora preferito mettere nel congelatore tutte le leggi promesse e consegnare alla storia la XVII legislatura come quella delle riforme mancate e dei valori traditi.

MOLTO È STATO SMANTELLATO. Si dirà che il governo Renzi ha riformato la scuola e la pubblica amministrazione, provando anche a snellire l'apparato istituzionale. Nei fatti, però, ogni tentativo di riforma è stato smantellato: o da un referendum (legge Boschi), o a più riprese dalla Consulta e dai Tar (legge Madia) o dal popolo storicamente di sinistra. È il caso della #buonascuola, che ha portato nelle piazze migliaia di insegnanti inferociti contro l'esecutivo.

Si dirà allora che il governo Gentiloni sul finire della legislatura si è impegnato per far passare in tempi rapidi una norma, la legge Fiano, contro la propaganda di stampo fascista ed è riuscito dove altri avevano fallito: facendo cessare gli sbarchi dei migranti.

SUI MIGRANTI VITTORIA DI PIRRO. In realtà, sulla prima - ammesso passi in Senato - graverà il giudizio della Corte costituzionale dato che potrebbe essersi spinta troppo in là fino a trasformarsi nella persecuzione di reati d'opinione, mentre riguardo la seconda sembra che il governo altro non abbia fatto che replicare gli accordi presi dall'Unione europea con la Turchia. E per qualcuno lasciare i migranti prigionieri delle milizie libiche non è una soluzione. Soprattutto una soluzione compatibile con i valori di sinistra.

Il premier Paolo Gentiloni.

ANSA

Sul piano politico le omissioni pesano tanto quanto le azioni. Dunque è possibile emettere un giudizio sull'operato dei governi Letta-Renzi-Gentiloni partendo proprio da ciò che non è stato fatto.

LEGGE DI BILANCIO ULTIMO ATTO. Con ogni probabilità la legge di bilancio dell'autunno 2017 sarà l'ultima norma che il parlamento riuscirà a varare prima dello scioglimento delle Camere. Restano così fuori tutti i disegni di legge annunciati, sbandierati e mai fatti. Riforme promesse e rimaste incompiute, seppellite dagli emendamenti e messe in crisi dai diktat degli alleati centristi.

CHE FATICA PURE LE UNIONI CIVILI. Era già successo con la legge Cirinnà sulle unioni civili, che aveva perso per strada la stepchild adoption per gli omosessuali a causa dell'altolà degli alfaniani. Con il finire della legislatura vengono al pettine i nodi di tutte le occasioni mancate di riforma, tutte le volte che la maggioranza, per togliersi dall'imbarazzo, ha calciato lontano il pallone nella speranza di prendere tempo. Meglio tirare a campare, appunto.

Monica Cirinnà (Pd) dà il nome alla legge sulle unioni civili.

1. Lo Ius soli è rimasto solo: colpa di un «momento storico sbagliato»

La legge sullo Ius soli e ius culturae non si farà. Il Pd la aveva a lungo brandita per rivendicare la propria anima di sinistra. Si era però sentito rispondere che aveva sbagliato il momento storico, che l'opinione pubblica, allarmata dall'emergenza sbarchi e da una errata percezione della criminalità dei migranti, non avrebbe compreso il perché di una riforma che, nella narrazione politica e mediatica non concedeva diritti bensì privilegi.

IL PD: «MANCA LA MAGGIORANZA». Nemmeno l'assist di Marco Minniti che ha affievolito la pressione dei migranti sulle nostre coste è servito. Laconica l'ammissione del capogruppo dei senatori del Pd, Luigi Zanda: «Mancano i voti. Non c'è la maggioranza». Per non aprire la crisi, si chiude per sempre con lo Ius soli.

La protesta dei parlamentari leghisti contro lo Ius soli.

ANSA

2. Testo sul fine vita arenato: tradito Dj Fabo

Dopo la vicenda di Dj Fabo, morto in Svizzera non prima di aver lanciato un atto di accusa all'immobilismo di Roma, la maggioranza aveva spolverato in fretta e furia un testo sul fine vita che giaceva nei cassetti delle commissioni da oltre un anno. La norma prevede la possibilità di sospendere la nutrizione e l'idratazione se rifiutate dal paziente.

TRAVOLTO DA 3 MILA EMENDAMENTI. A Montecitorio è passata grazie a una inedita alleanza tra Pd e M5s. Contro i centristi di Ap e la Lega Nord. È arrivata a Palazzo Madama ed è stata subito sepolta da 3 mila emendamenti. I democratici hanno spinto perché passasse: abbandonata la campagna per lo Ius soli, avevano bisogno di sbandierare un nuovo vessillo sotto cui radunare l'elettorato riformista.

CATTOLICI CENTRISTI CONTRARI. Ma i cattolici centristi si sono opposti, evocando di continuo il nome di Eluana Englaro. In silenzio Forza Italia, che ha preferito evitare rotture interne sui temi etici, lasciando così il problema nelle mani degli avversari.

Dj Fabo.

3. La discriminazione della legge sull'omofobia: ultimo avvistamento nel 2013

La legge sull'omofobia avrebbe dovuto introdurre nel nostro ordinamento il reato di discriminazione e istigazione all'odio e alla violenza omofobica e transfobica. E, nella legge Mancino, l'aggravante di omofobia. Inoltre, avrebbe chiesto all'Istat di effettuare degli studi periodici sul livello di intolleranza nel Paese.

CESSATI ALLARME SOCIALE E INTERESSE. Anche in questo caso, il progetto di legge era nato in parlamento sull'onda dei gravi fatti di cronaca avvenuti negli ultimi anni. Cessato - si fa per dire - l'allarme sociale, è svanito anche l'interesse del legislatore a procedere con una norma evidentemente considerata elettorale e nulla più.

PROPOSTA IN SENATO NELL'INDIFFERENZA. L'ultima volta che si ha avuto notizia della Legge Scalfarotto è stato il 19 settembre 2013, quando è passata alla Camera. Il 23 dello stesso mese era arrivata in Senato. E lì è rimasta, nell'indifferenza degli onorevoli.

Ivan Scalfarotto.

4. Il Pd non vuole la paternità: riforma sul cognome materno dimenticata

La Legge Marzano permetterebbe di dare ai figli anche il cognome della madre, sveltendo le lunghissime procedure burocratiche attuali. Si tratta insomma di una battaglia di civiltà. E infatti è stata ostacolata in tutti i modi, prima alla Camera, poi al Senato. Ora è sparita dai radar.

LA MARZANO CONTRO I DEMOCRATICI. Nel mese di luglio 2014 Michela Marzano commentava così la scelta della maggioranza di rinviare la votazione a periodi più favorevoli: «Così il Partito democratico tradisce non solo me ma soprattutto i suoi elettori. A farmi male il fatto che la scelta sia venuta proprio dal Pd». Dopo mille tribolazioni, il 24 settembre 2014 la Camera ha approvato il testo, che però si è arenato, assieme a tutti gli altri, in Senato.

NORMA SUPERATA DALLA CONSULTA. La norma, richiesta dalla Corte europea dei diritti dell'uomo a seguito di una condanna dell'Italia, nel frattempo è stata superata dalla sentenza della Corte costituzionale 286 del 2016 con la quale la Consulta ha smantellato la vecchia legge che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio in presenza di una diversa volontà dei genitori.

Michela Marzano.

5. Il pensionamento anticipato della legge sui vitalizi: inutile l'intesa Pd-M5s

Renzi l'aveva indicata come priorità assoluta per non perdere la faccia davanti agli elettori e, sopratutto, per spuntare la principale arma propagandistica degli avversari pentastellati. Disarcionato Renzi, il parlamento ha scelto di fare di testa sua. La legge sul taglio dei vitalizi è passata alla Camera a fine luglio 2017 grazie a un'intesa Pd-M5s che si è però rotta pochi giorni dopo, con l'approdo del testo a Palazzo Madama.

PARLAMENTARI ATTACCATI AI PRIVILEGI. I grillini avrebbero infatti voluto adottare la procedura d'urgenza, che dimezza i tempi, ma i dem si sono rifiutati, destinando quindi la discussione della legge Richetti a dopo la pausa estiva. L'estate nel frattempo ha rinforzato le file dei senatori che non vogliono perdere i propri privilegi e la norma, che al momento non avrebbe i numeri (anche nel caso di una convergenza tra Pd, M5s e Lega senza la minima defezione si arriverebbe a 146 voti contro una quota necessaria di 161) potrebbe essere sacrificata nel nome della tenuta della maggioranza.

La legge sul taglio dei vitalizi era passata alla Camera grazie a un'intesa tra Pd e M5s.

Almeno altri 50 disegni di legge coi giorni contati

Oltre a queste, sotto un pesante strato di polvere restano anche la nuova legge elettorale, il ddl sul conflitto di interessi, la riforma delle azioni collettive e almeno altri 50 disegni di legge che a breve sono destinati a essere spazzati via dallo scioglimento delle Camere. Per non parlare della Commissione di inchiesta sulle banche, che avrebbe dovuto far luce sulla gestione degli Istituti in crisi destinatari degli aiuti di Stato, Banca Etruria in primis.

EPPURE LE FERIE SONO STATE RECORD... Ovviamente non c'è più tempo per fare nulla di tutto ciò. Appare allora emblematico il fatto che il parlamento, nonostante il super lavoro che lo avrebbe atteso in autunno, abbia scelto di concedersi 39 giorni di ferie estive. Openpolis ha calcolato che si tratta della pausa più lunga della legislatura: nel primo anno l'interruzione era durata 25 giorni, l'anno successivo 26 giorni per la Camera e 24 per il Senato, nel 2015 un mese e un giorno per entrambe mentre, nel 2016, Montecitorio era rimasto chiuso per 36 giorni, Palazzo Madama per 38. Dati che certificano che a mancare non sia stato il tempo, ma la volontà politica.

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