GRILLO
15 Settembre Set 2017 1900 15 settembre 2017

Primarie M5s, così il Movimento è ufficialmente un partito

Grillo pare deciso a fare un passo indietro. Il candidato premier (Di Maio) sarà "segretario". Corsa aperta pure per gli indagati. E nessun accenno alla certificazione del voto. Cosa dice il post sul regolamento.

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Non ci sono solo regole per la candidatura a premier nel post pubblicato il 15 settembre 2017 sul Blog. C'è un messaggio tra le righe che potrebbe preannunciare la compiuta (e ufficiale) metamorfosi del Movimento 5 stelle in partito più che tradizionale. «In vista delle elezioni politiche», si legge nel comunicato, «riteniamo opportuno che il candidato premier e designando capo della forza politica che depositerà il programma elettorale sotto il simbolo del Movimento 5 stelle per le elezioni, venga scelto con una votazione online svolta tra gli iscritti al sito e abilitati ad accedere a Rousseau». Il candidato premier diventa dunque anche capo della forza politica.

IL PASSO INDIETRO DI GRILLO. Si tratta di un altro passo indietro di Beppe Grillo? Vedremo. Vero è che dopo il fallimento del direttorio, composto da Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia ufficializzato nel novembre 2011 e sciolto nel settembre 2016 dopo essere stato travolto dal caos della Giunta Raggi e dal "Di Mail" gate, il garante era tornato sul palco per «ricompattare» il Movimento. «Se devo essere il responsabile e il capo politico, lo farò e prenderò le mie decisioni», disse durante la manifestazione Italia 5 stelle a Palermo. «Alla fine bisogna che qualcuno prenda delle decisioni. Quando c’era Gianroberto le prendeva lui, le prendevamo insieme. Adesso sono da solo». Grillo era stato costretto dagli eventi a tornare in prima linea, a metterci la faccia. Nonostante, come aveva detto presentando il direttorio, fosse come Forrest Gump, «un po' stanchino».

LA MUTAZIONE 5 STELLE. Da solo Grillo poi è ci rimasto davvero. E ora pare avere l'intenzione di tornare sui suoi passi, restando solo un testimonial di quella che fu la sua creatura. Sua e di Casaleggio senior. L'associazione Rousseau, in mano a Davide Casaleggio, ha ormai sostituito i MeetUp, esautorati da tempo dalle loro funzioni originarie. Le decisioni del Movimento passano dal quartier generale di via Morone a Milano, nonostante il candidato governatore siciliano Giancarlo Cancelleri continui a negarlo. Dalle ceneri del direttorio, Luigi Di Maio - nonostante le mail non comprese, le gaffe e i malumori interni - è uscito rafforzato, e proiettato (in assenza per ora di veri avversari) verso Palazzo Chigi. E, stando al post di venerdì, verso il ruolo di capo politico. Segretario e candidato premier, come un Renzi qualunque. Non a caso Nicola Biondo, autore con Marco Canestrari diSupernova, in un'intervista a Lettera43.it aveva definito la sua leadership «frutto di una vecchia politica».

Ma il passo di lato di Grillo non è l'unico messaggio sottotraccia del post. E non è l'unico segnale della avvenuta metamorfosi del Movimento in partito. Tra i requisiti per candidarsi infatti appare una sorta di postilla che ammette alla consultazione, di fatto, anche agli indagati. «Ai candidati a conoscenza di indagini o procedimenti penali verrà richiesto un certificato rilasciato ai sensi dell'art. 335 del c.p.p., nonché i documenti relativi ai fatti contestati e una breve relazione illustrativa dei fatti con autorizzazione espressa alla pubblicazione di tali atti nell’ambito dello spazio riservato a ciascun candidato». Una specifica ad Di Maium, visto che il vice presidente della Camera risulta indagato per diffamazione a Genova (querelato da Marika Cassimatis) e a Roma (querelato da Giovanni Favia, ex consigliere regionale bolognese).

PAPOCCHIO PENTASTELLATO. Stando al Non Statuto, gli avvisi di garanzia gli avrebbero infatti precluso la corsa, visto che l'articolo 7 prevede che i candidati siano «incensurati e che non abbiano in corso alcun procedimento penale a proprio carico, qualunque sia la natura del reato a essi contestato». Più soft il regolamento (a cui il Non Statuto rimanda) che invece prescrive che si possa candidare chi non ha riportato «sentenze o provvedimenti di condanna penale, anche se non definitivi». Come ha già sottolineato L43, si tratta di un papocchio di carte, regole e aggiornamenti a cui il tribunale di Napoli che nel 2016 riammise 23 iscritti espulsi ingiustamente aveva dato una parziale risposta, spingendo tra l'altro il Movimento a indire votazioni online per la modifica di Non Statuto e regolamento.

UNA SPECIFICA FONDAMENTALE. Senza una espressa modifica del Non Statuto, suggerisce la sentenza, altre norme in contrasto con il testo originario e sovraordinato decadono. Dunque a valere è il Non Statuto. Di Maio dunque non si sarebbe potuto candidare se non fosse stato per quella specifica nelle nuove regole. Che però del papocchio non cambiano la sostanza ma solo la forma agli occhi degli iscritti fedeli al verbo del Blog.

LA DIFESA DEL BLOG DI GRILLO. Sul Blog è poi apparso un post scriptum in cui si smentisce l'esistenza di «una nuova regola riguardante chi ha procedimenti giudiziari in corso». E questo perché «in base al codice etico del MoVimento 5 Stelle gli indagati per fatti e comportamenti gravi, ancor prima che ci sia una sentenza della magistratura o addirittura ancor prima che ricevano un avviso di garanzia, vengono sospesi. Ciò esclude automaticamente la possibilità di una loro candidatura. È evidente, dunque, che chi in base al codice etico ha i requisiti per rimanere nel MoVimento 5 Stelle poi, di conseguenza, abbia anche i requisiti, e il diritto, di candidarsi».

NON È VITALIZIO BENSÌ PENSIONE. Viene allora spontaneo domandarsi il motivo di quella specifica tra i requisiti e, soprattutto, chi decida la gravità di un fatto per cui si è indagati: evidentemente né la diffamazione per cui è indagato Di Maio né il falso e l'abuso d'ufficio per cui è indagata Virginia Raggi lo sono. Il Ps poi punta il dito contro gli altri partiti «che hanno candidato condannati per anni e che si sono presi i soldi di Buzzi, vogliono insegnare a noi la legalità. Gli consigliamo di tranquillizzarsi e di godersi il vitalizio che hanno percepito a partire da oggi, tanto quando andremo al governo lo taglieremo». E pazienza che non si tratti tecnicamente di vitalizio bensì di pensione e che naturalmente la percepiranno anche i portavoce 5 stelle.

Davide Casaleggio.

Non è tutto: il post sulle regole è significativo anche per ciò che non dice. O, per lo meno, non dice ancora. E cioè se la votazione per decidere il candidato premier del primo partito d'Italia sarà o meno certificata da un ente terzo. A oggi, come scritto da L43, i cinque stelle hanno commissionato la certificazione del voto sul web soltanto due volte in quattro anni: in occasione delle Quirinarie 2013 e per la votazione del “Non Statuto” nel 2016. In mezzo ci sono stati gli attacchi hacker che hanno minato la credibilità del sistema di voto di Rousseau.

IL MOVIMENTO È DAVVERO MORTO? Candidato premier e segretario, via libera a indagati e mancanza di trasparenza sulle consultazioni online. Saranno queste le basi di un ipotetico Movimento di governo? La risposta l'ha data Biondo: «Il Movimento è morto. Quando si parla del M5s bisogna dimenticarsi del Movimento. Ora viene utilizzato il brand di una cosa morta».

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