Im GRILLO
16 Settembre Set 2017 1800 16 settembre 2017

M5s e la politica del sangue: la strana fissazione di Grillo

Beppe invita a finanziare la tre giorni di Rimini brandendone una sacca. Dal Movimento anticorpo ai partiti virus passando per l'oncologia alternativa, quando il leader ha usato la medicina come arma.

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«La politica è sangue e merda», era solito dire com'è noto l'ex ministro socialista Rino Formica. Sono passati decenni, Repubbliche, persino partiti, ma la definizione mantiene una sua validità. Ne è la prova Beppe Grillo che nei suoi monologhi e nelle sue fatwe ha pescato in entrambi i campi a piene mani.

CHIAMATA ALLE DONAZIONI. L'ultima volta è stato il 14 settembre 2017. In un video sul Blog ha invitato gli attivisti e i simpatizzanti a fare una «piccola donazione» per finanziare la tre giorni di Rimini, dal 22 al 24 settembre. «Questo è sangue», ha detto il leader M5s mostrando una sacca. «Qui c’è tutto, il condensato di tutto, di quello che è il nostro Movimento. Qui c'è il condensato degli anticorpi, dei globuli rossi, di tutte le difese che deve avere una società sana, un cittadino sano, e un Movimento sano [...]. Venite a Rimini, ci scambiamo un po' di globuli, cosa volete che sia, senza intermediari». E «buon globulo rosso a tutti». Ma non ovunque, visto che con una curiosa tempistica la sindaca Virginia Raggi si è trovata a gestire l'emergenza Chikungunya che ha portato l'Istituto superiore di Sanità a bloccare le donazioni di sangue nella Asl Roma 2.

«COL PD USATE I GUANTI». Grillo ha solo rispolverato una metafora a lui cara: il Movimento è l'anticorpo della società. Lo diceva anche nel febbraio 2015, sempre sul Blog e sempre citando Formica. «Il M5s non si rassegna a un'idea della politica basata sulla merda, sugli accordi sotto banco, sul continuo furto di democrazia dell'ebetino. Quando un parlamentare del Pd ti stringe la mano non solo dopo devi lavarla, ma devi anche disinfettarla. Usate i guanti di lattice».

LA FAVOLA DELL'ANTICORPO. Dunque in questa narrazione alla Siamo fatti così, ribadita pure in un post del 7 dicembre 2015, il M5s è l'anticorpo, la cura che sterminerà i «virus», cioè i partiti. Mentre i media sono «cellule impazzite che, invece di compiere il loro dovere di individuare il virus, fanno il contrario e cercano di distruggere gli anticorpi con la menzogna e la diffamazione ai danni del M5s».

Col tempo però anche i 5 stelle hanno scoperto di non essere totalmente immuni da minacce esterne. «Ora sta a noi dimostrare di avere gli anticorpi», dichiarò la romana Roberta Lombardi poco prima dell'esplosione del caso Marra. «Qualcuno si è autodefinito "lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento"», aggiunse citando non a caso la definizione che si diede uno-dei-23-mila-dipendenti-comunali. «Io penso che la definizione esatta sia "il virus che ha infettato il Movimento". Ora sta a noi dimostrare di avere gli anticorpi». E senza l'aiuto dei vaccini, viste le posizioni altalenanti dei 5 stelle in materia. Un esempio su tutti: Paola Taverna nel 2015 sostenne che esisteva «una sentenza che sostiene che il vaccino può causare l'autismo».

LA FISSAZIONE PER LE SANGUISUGHE. Poi c'è chi il sangue non lo chiede, lo pretende. Come le partecipate definite sul Blog nel febbraio 2015 «sanguisughe» .E «sanguisuga» è anche lo Stato vorace, «allo stesso tempo post sovietico e ultra capitalista, che assorbe le sue energie». Ma tali sono anche i colleghi che "tradiscono", come per esempio Alberto Orellana: «Dissidenti? No, sanguisughe. Lo dicevo mesi fa, quando tutti parlavano di "dissidenti" del #M5S e io ribadivo che non lo fossero, erano semplicemente assetati di soldi, potere e poltrone», scrisse su Fb nell'ottobre 2014 il portavoce Manlio Di Stefano.

MONTI E PASSERA «VAMPIRI». Il sangue è un elemento costante nell'immaginario grillino. Prima delle sanguisughe gli strali del Blog erano stati indirizzati ai «Vampiri della Repubblica» (gennaio 2012) e cioè «i becchini Monti e Passera» che, mentre le imprese muoiono e «si ferma il cuore della Nazione», «invece del massaggio cardiaco hanno preparato per loro un'iniezione letale: i Bot. Salderanno il debito statale con debito pubblico. È come pagare il conto al ristorante con le figurine Panini (con tutto il rispetto per il glorioso album), scambiarsi la cacca con la pupù».

Beppe Grillo.

Insomma, tra sangue, malattie, globuli bianchi, spermatozoi, vampiri e sanguisughe trovare la quadra non è semplice. Il virus per esempio è entrato persino nella campagna elettorale siciliana. Il luogotenente di Berlusconi sull'Isola Gianfranco Micciché ha toccato il fondo paragonando i 5 stelle all'Aids. «Ricordate quando anche in Italia ci fu un gran caos sessuale, in cui tutti facevano l’amore con tutti?», ha spiegato dal palco della Versiliana. «Poi spuntò l’Aids e questa cosa si fermò, si tornò a fare l’amore solo tra marito e moglie. Per questo credo sia un bene che, in un periodo di proteste, siano spuntati i 5 stelle. Hanno fermato un momento di degrado della politica. Ma ora basta, ora fuori dai coglioni, ora bisogna tornare a governare seriamente».

IL MOVIMENTO CONTRO MICCICHÉ. A tono è arrivata la risposta di Giancarlo Cancelleri, candidato M5s alla presidenza della Regione: «La sua storia lo rappresenta degnamente. Ha avuto anche problemi con stupefacenti vari. Sono parole molto gravi perché non puoi accomunare una malattia che sta mietendo vittime in tutto il mondo con una forza politica».

L'HIV? «NESSUNO LO HA MAI VISTO». Poco importa se Grillo avesse invitato a usare i guanti di lattice per stringere le mani ai parlamentari Pd. E che nei commenti degli attivisti il Partito democratico sia paragonato costantemente a un cancro. Come dimenticare poi quando il comico diventato leader politico definiva nei suoi show l'Aids «la più grande bufala del secolo». Di più: una bufala costruita ad arte per arricchire le grandi multinazionali farmaceutiche. E, infatti, declamava: «Chi causa l’Aids è la cura». Già nel 1997 aveva le idee chiare: «Ho la convinzione che l’Aids non esiste», dichiarò in una intervista, «che questa malattia è stata un modo per prendere fondi, miliardi di dollari. Mai è stato provato che esista il virus Hiv, nessuno l’ha mai visto».

Mai è stato provato che esista il virus Hiv, nessuno l’ha mai visto

Beppe Grillo, 1997

La medicina in generale per Grillo è sempre stata una fonte di ispirazione e di teorie complottiste da palcoscenico. Come quando dalla virologia passò all'oncologia. Fu così che Umberto Veronesi divenne, nei monologhi grilleschi, «Cancronesi». (A Rita Levi Montalcini non andò meglio: insinuando che avesse vinto il Nobel grazie all'aiuto di Big Pharma, venne apostrofata da Grillo «vecchia puttana»). Dal Blog, 4 febbraio 2008: «Sono decenni che questo uomo sandwich si occupa di finanza, di imprese e, saltuariamente, di salute. Non è informato sui fatti e ha qualche piccolo conflitto di interessi. Per lui inceneritori e istituto dei tumori sono un ciclo virtuoso di creazione della malattia. Un business. La provoca e la cura».

QUEI DUBBI SULLA MAMMOGRAFIA. Non solo: durante la marcia Perugia-Assisi nel 2015 tornò a mettere in dubbio l'efficacia delle mammografie: «Solo due donne su mille si salvano». L'interessato travolto dalle polemiche si difese dicendo di non volere certo fare il medico. Ma solo che «oggi si tende con un’informazione tendenziosa come questa fatta dalle grandi case e dai grandi gruppi farmaceutici a trasformare una persona sana in un malato cronico».

VERONESI SCALZATO DA DI BELLA. Parole non molto distanti da quelle usate nel post «Tette» di 11 anni fa: «Purtroppo gran parte delle scelte sono esclusivamente fondate sulla base degli slogan del marketing promosso da coloro che vivono e prosperano sugli screening e che non hanno nessun interesse a dare un’informazione completa e onesta». Insomma col cancro si può convivere. Di più: «Pantellini curò il cancro di sua moglie con succo di limone e ascorbato di potassio», o alla peggio con «la cacca di capra» diceva Grillo tra gli applausi nello spettacolo Apocalisse morbida del 1998. Insomma meno Veronesi e più Pantellini e soprattutto Di Bella. La mela non cade troppo lontano dall'albero. E così non stupisce che Luigi Di Maio goffamente abbia parlato di «lobby dei malati di cancro».

E qui veniamo al secondo elemento citato da Formica: la merda. La cacca, di capra o meno, è sempre stata considerata miracolosa da Grillo. Nella raccolta In Tutto il Grillo che conta il comico (era ancora tale) sosteneva che la cacca fosse «un valore per il terzo mondo mentre noi la buttiamo via». E, ancora: «Noi facciamo la cacca, tiriamo l'acqua potabile e la mandiamo via a 1.500 lire al metro cubo, così lo stronzetto arriva, profumato, al tonno e al cefalo».

STORPIATURE PER I NEMICI. Ma la cacca è anche un'arma da utilizzare negli anatemi. Rupert Murdoch fu storpiato in «Merdoch», mentre in Tutti a casa del 2013 Grillo tuonò: «Se ne devono andare tutti! Onorevoli disonorati. Facce di bronzo, facce di merda, facce da impuniti! Parassiti, pidocchi, mignatte, zecche. Virus che si spacciano per miracolosi medicinali mentre infettano il corpo della Nazione».

SCHIZZI DIGITALI. «Schizzi di merda digitali», invece, erano definite nel 2013 le «orde di fake, di multinick scrivono con regolarità dai 2 ai 3 mila commenti al giorno sul Blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera». Non solo. Grillo ha sempre messo in guardia gli elettori dalla «macchina della merda» pronta a colpire il Movimento. «So perfettamente che nei prossimi giorni ci sarà la fila di pennivendoli, di zoccoli dell'informazione, di specialisti della macchina della merda all'attacco del M5S», scriveva sul Blog l'11 febbraio sempre del 2013. «Lo so benissimo. Sono l'ultima barriera della Casta prima dell'urna».

LE TORTE DI LETAME. Il tempo passa ma gli stilemi restano. Nel settembre di tre anni dopo, nel comizio di Nettuno in cui si cercò di mettere una pezza al Di-Mail gate e al caos romano, Grillo sentenziò: «La reazione del sistema contro di noi è una cosa bellissima. Siamo entrati nella superfetazione della merda cosmica». E i suoi «meravigliosi ragazzi» non sono da meno. Pochi mesi dopo, a dicembre, la fumantina Paola Taverna salutò la nascita del governo Gentiloni ricorrendo agli immancabili escrementi. «Riconfermato Poletti per aver azzerato il diritto al lavoro», ha scritto su Facebook. «Riconfermata la Lorenzin per la distruzione del servizio sanitario nazionale. Premiato Alfano per evidente incapacità di essere degno di qualunque incarico in un paese normale. E per non farci mancare la ciliegina sulla torta di letame c’è posto pure per Maria Etruria Boschi». Uno stile di famiglia, visto che già la sorella della senatrice, attivista 5 stelle, era passata alle cronache per le sfuriate contro Virginia Raggi accusata, tra gli improperi in romanesco, di essersi circondata del «non plus ultra della merda».

LO SFOGO DI DI BATTISTA. Non poteva essere da meno Alessandro Di Battista che a luglio 2017 se n'è uscito lamentando il trattamento "discriminatorio" riservato al M5s: «Se Minniti parla di rimpatri è uno statista», si sfogò il Che Guevara pentastellato, «se io parlo di rimpatri sono razzista in questo Paese di merda in cui il Movimento 5 stelle non può dire una parolaccia che è strumentalizzato». E per fortuna che Grillo (ma anche in questo caso l'intervento non era firmato) in quel lontano post ispirato dalla definizione della politica coniata da Rino Formica aveva assicurato: «Il M5s non si rassegna a un'idea della politica basata sulla merda».

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