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25 Settembre Set 2017 1712 25 settembre 2017

Germania, la guerra intestina di Alternative für Deutschland

Dietro l'uscita di Petry si cela la faida con l'ala più radicale e militarista che minimizza sull'Olocausto. Protetta dai nuovi leader. Ecco chi guida l'estrema destra tedesca entrata in parlamento.

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da Berlino

Una delegazione di asiatici esce dagli uffici, altrimenti deserti, della frazione dei cristiano-democratici (Cdu-Csu) di Angela Merkel in parlamento, con un accompagnatore a spiegare loro come diversi dei seggi che si intravedono dalla cupola trasparente «nella nuova Legislatura saranno occupati dall'estrema destra di Alternative für Deutschland, terzo partito». Ma la leader Frauke Petry ha già «rinunciato a sedere con gruppo di AfD e noi speriamo che altri suoi colleghi facciano altrettanto», chiosa sardonico il cicerone del Bundestag (leggi anche: Germania, Petry lascia Alternative für Deutschland).

RISULTATI CHOC. All'indomani delle Legislative del 24 settembre 2017 la Germania è scossa dai risultati choc che, oltre a riportare socialdemocratici (Sdp) e Cdu-Csu ai minimi storici dall'immediato Secondo dopoguerra, consegnano 94 dei circa 600 seggi (il numero oscilla a seconda degli eletti diretti) alla destra radicale e xenofoba che, per la prima volta dal nazismo, torna in parlamento. Anche con alcuni eletti dell'ala più estrema di AfD che dice basta al senso di colpa per l'Olocausto e reclama giustizia per le sconfitte militari della Prima e della Seconda guerra mondiale.

Il passato nazista resta un tabù da elaborare per buona parte dei tedeschi che non ha contribuito al 13% di AfD su scala nazionale. La stessa cancelliera Merkel - riconfermata con il 33% per il quarto mandato - è apparsa distrutta alla fine dello spoglio e alla sua festa elettorale, al quartier generale della Cdu di Konrad Adenauer Haus, non c'era un invitato o supporter che sorridesse agli exit poll del voto. Per metabolizzare l'ingresso l'estrema destra nel Reichstag incendiato nel 1933 da Hitler occorreranno mesi, se non anni, in Germania.

L'USCITA DI PETRY. Tra le prime dichiarazioni a caldo, Merkel ha affermato che «gestire Alternative für Deutschland in Parlamento sarà uno dei primi compiti del prossimo governo da formare». E un antipasto di quanto potrà surriscaldarsi il clima tra gli scranni del Bundestag (anche tra gli stessi deputati euroscettici e anti-migranti) l'ha dato l'annuncio spiazzante, all'indomani del voto, della leader Petry che nel 2015 fu artefice della svolta populista e xenofoba del movimento euroscettico fondato nel 2013. Salvo poi rimanere stritolata dalla frangia più estremista, anche di esponenti e spin doctor dal passato di lunga militanza in gruppi neo-nazisti e delle nuove destre identitarie.

Frauke Petry.

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La 42enne Petry, che chi ha conosciuto nella roccaforte di AfD di Dresda definisce opportunisticamente molto populista ma non di convinzioni naziste, non ci stava a passare per la Führerin del Terzo millennio. Sui migranti aveva dichiarato che sarebbero dovuti «essere tradotti su isole fuori dall'Europa, separati tra uomini e donne».

FAIDA IN AFD. Ma nel 2017 Petry è entrata in un'aspra guerra, anche legale, con l'ala del capo-frazione di AfD al parlamento regionale in Turingia Björn Höcke, che nel gennaio scorso alla vigilia delle commemorazioni sull'Olocausto auspicò «un'inversione a 180 gradi delle politiche sulla memoria in Germania, l'unico Paese al mondo dove si è eretto un monumento alla vergogna nel cuore della capitale». Non nuovo a dichiarazioni disinvolte sul nazismo, anche sui bombardamenti a Dresda, Höcke ha subìto un procedimento disciplinare del partito aperto dalla stessa Petry, rinunciando a correre per le Legislative.

La frangia più militarista e nostalgica del nazismo non è stata cacciata da AfD nonostante i procedimenti interni

Ma un suo fedelissimo, il giudice Jens Maier che si definisce «il piccolo Höcke» e che parlando prima dello stesso al discorso sull'Olocausto chiese di finirla con il «culto della colpa, propaganda indirizzata contro i tedeschi», ha mancato per un soffio l'ingresso al parlamento come numero due della lista dei candidati diretti per il Land della Sassonia. La frangia più militarista e nostalgica del nazismo non è stata cacciata da AfD nonostante i procedimenti interni, perché Petry ha perso la sua battaglia, schiacciata dai nuovi capi emergenti.

NUOVI LEADER. Gente che non scherza, con loro come vicini di scranno la vita dell'ormai ex leader di AfD sarebbe diventata un inferno se non lo è già. Formalmente ancora presidente del movimento, per la corsa al Bundestag Petry era stata di fatto rimpiazzata da un altro volto nuovo del partito, la 38enne Alice Weidel, e dal secondo candidato di punta - vero deus ex machina della nuova dirigenza - il 76enne e per oltre 40 anni politico e influencer della Cdu Alexander Gauland, passato in AfD tra i fondatori nel 2013.

Alexander Gauland.

Vecchio arnese della politica, anche per la sua decennale attività di pubblicista ed editore e gli incarichi legati alla sua formazione di giurista, Gauland non ha abbandonato AfD al contrario di diversi illustri accademici e cofondatori, al giro di boa della svolta xenofoba. Anzi l'ex compagno di partito di Merkel, nel 2015 già tra i primi firmatari della risoluzione Höcke per la svolta xenofoba e patriottica del movimento, si è andato radicalizzando, avvicinandosi alle riviste e ai circoli culturali delle nuove destre.

RAZZISTA E MILITARISTA. Orgogliosamente figlio di un comandante sassone della polizia e amante delle dottrine militariste di Bismark e di Von Clausewitz, da capo-frazione al Land del Brandenburgo Gauland ha iniziato a tenere conferenze tra le corporazioni studentesche, da sempre contigue agli ambienti nazisti e poi neo-nazisti. In campagna elettorale le dichiarazioni razziste e militariste dell'esponente politicamente più spesso di AfD (e classificato da diversi politologi e studiosi dell'estrema destra come dell'ala più radicale) si sono ulteriormente intensificate.

Per l'invito a «far smaltire in Anatolia» la leader dell'Spd di origine turca e commissario all'Integrazione Aydan Özoğuz, Gauland è finito sotto inchiesta della magistratura per «incitamento alle masse». Esortando, immediatamente dopo, ad «andare fieri delle prestazioni nella Prima e nella Seconda guerra mondiale dell'esercito tedesco», responsabile di appurati gravi crimini di guerra. In merito a simili affermazioni Petry aveva dichiarato pubblicamente di comprendere il «disgusto» degli elettori. Quanto al nuovo astro nascente degli euroscettici Weidel, un gruppo di destinatari di una sua mail del 2013 (precedente alla sua iscrizione ad AfD) giura che avesse etichettatò gli esponenti del governo Merkel «maiali, marionette delle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale».

IL TABÙ DEL NAZISMO. La co-leader degli euroscettici viene descritta dal carattere fondamentalmente arrivista e populista come Petry. Con lei Gauland e Weidel avevano troncato ogni comunicazione da mesi. In Germania c'è ancora molta vergogna per l'eredità del nazismo e i politici dei partiti tradizionali sperano, anche per salvare la faccia in Europa, che la faida interna che non ha impedito ad AfD di sfiorare il 13% su scala nazionale (superando il 20% nel Brandeburgo di Gauland e il 27% nella Sassonia di Petry e Höcke) si trascini al Bundestag, frammentando l'estrema destra e i suoi consensi in crescita.

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