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3 Ottobre Ott 2017 1542 03 ottobre 2017

Minacce ai giornalisti, la situazione italiana in numeri

Nei primi nove mesi del 2017 i casi sono stati 232. Negli ultimi 11 anni, oltre 3.380. Dal "ruolo" di Grillo, Renzi e Cav al funzionamento delle classifiche sulla libertà di stampa: l'approfondimento.

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Nei corridoi delle redazioni, il monito «la fatica del cronista non fa notizia» ricorda ai giornalisti di non mettersi mai al centro della scena, perché è sempre presente il rischio di sostituirsi alla storia che si vuole raccontare. Resta però da chiedersi se anche riportare le minacce, gli sberleffi, le aggressioni e gli insulti che la categoria riceve sfoci nel protagonismo oppure rappresenti un fatto degno di essere conosciuto dall'opinione pubblica. Dato che il fenomeno sta assumendo contorni sempre più inquietanti e che si parla spesso delle basse posizioni che il nostro Paese occuperebbe nelle classifiche sulla libertà di stampa.

1. Le classifiche sulla libertà di stampa: come si calcola il punteggio

Annualmente, Reporters sans frontieres (Rsf) stila una classifica mondiale sulla libertà della stampa. Solitamente, l'Italia finisce in coda tra Paesi del terzo mondo dai dubbi assetti istituzionali. Puntualmente, chi ha interesse a definire marcio il sistema dell'informazione prende ad esempio tale classifica e la sbandiera ai quattro venti come prova della presenza di una stampa corrotta e faziosa. Ma le cose stanno realmente così? Secondo i dati 2017 di Rsf, l'Italia si posiziona 52esima, tra Papua Nuova Guinea e Haiti. Non è certo un risultato lusinghiero. Soprattutto se si considera che le nazioni sotto la lente di ingrandimento del World Press Freedom Index sono, in tutto, 180 (l'ultima è la Corea del Nord) e che quelle europee stazionano più in alto (il Belgio è nono, l'Austria 11esima, la Germania 16esima, la Spagna 29esima e la Francia 39esima). Qualche passo avanti, rispetto al 2016, è stato compiuto, visto che occupavamo la 77esima posizione, ma è ancora troppo poco.

QUESTIONARIO IN SETTE CATEGORIE. Chi cita tale classifica, spesso per fini politici, ignora – o finge di non sapere – il funzionamento alla base della stessa. A grandi linee, il processo è il seguente: Rsf distribuisce ad associazioni, osservatori e giornalisti un questionario che si dipana lungo sette macro-categorie: censura e autocensura; pluralismo; indipendenza dei media dai poteri politici, economici e criminali; abusi; infrastrutture; trasparenza e legislatura. Ai risultati del sondaggio si aggiungono i numeri dei giornalisti che hanno denunciato di aver subito minacce, quelli che sono stati licenziati e quelli che sono stati uccisi. Il punteggio assegnato determina la classifica. In base a questo meccanismo, si spiega dunque il peso che può avere, nel ranking finale, la recente dichiarazione di Beppe Grillo rivolta ai cronisti: «Vi mangerei tutti per il gusto di vomitarvi. Provate un minimo di vergogna per quello fate?».

2. Il ruolo del M5s: dagli insulti di Grillo all'attacco di Di Maio

Nella classifica 2018 sulla libertà di stampa graveranno anche gli insulti ricevuti dall'inviata di Rainews Enrica Agostini, cui è stato impedito di portare avanti il collegamento dagli attivisti di Movimento 5 Stelle durante la kermesse di Rimini, sabato 23 settembre 2017. Per placare gli animi, sul posto è dovuta intervenire la polizia. Duro il commento dell'Ordine dei giornalisti (Odg), che ha ricordato come: «a furia di accusare con espressioni di dubbia educazione i giornalisti, qualche esagitato passi dalle parole ai fatti, come in effetti è successo in Romagna». In una nota congiunta, la Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi) e il Comitato di redazione di Rainews24 hanno parlato di «episodio squadrista», aggiungendo che «immaginare che il servizio pubblico debba raccontare solo le questioni gradite a qualsiasi partito politico risponde a una visione pericolosamente antidemocratica». I vertici pentastellati si sono comunque dissociati, ricordando come «ogni forma di violenza, di qualsiasi natura, sia contraria ai principi e ai valori di M5s».

«SCRIVETE QUELLO CHE VI DICO IO». Nonostante la nota di M5s sembri biasimare qualsiasi forma di violenza (dunque anche verbale), Grillo qualche ora dopo ha chiuso la tre giorni di Rimini con un nuovo attacco alla stampa. Il padre fondatore del Movimento si è infatti presentato sul palco distribuendo ai cronisti finte banconote da 1.000 euro: «Ora scrivete quello che vi dico io. Il Movimento 5 Stelle è il più grande movimento d'Europa. Va bene? Sì, scrivete così» mentre i militanti urlavano «vergogna» e «venduti». A inizio febbraio 2017, il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, oggi candidato premier di M5s, aveva chiesto all'allora presidente dell'Ordine, Vincenzo Jacopino, di «presentare le sue scuse a nome dei giornalisti che hanno diffamato il Movimento con la vergognosa bolla inesistente sulle polizze di Virginia Raggi», inviandogli anche un elenco di cronisti sgraditi che ricordava le 'liste di proscrizione' apparse sul blog di Grillo nel 2013 nella rubrica "Giornalista del giorno".

3. Dal Cav a Renzi: editti bulgari e polemiche con de Bortoli

Grillo non è il solo esponente politico ad aver attaccato il mondo dell'informazione. Il record di insulti e invettive spetta ancora Silvio Berlusconi che, in oltre 20 anni di attività politica, ha riversato sulla categoria ogni genere di epiteto (il 26 novembre 2010, per esempio, aveva definito la stampa «criminale» e «abbietta», mentre è passato alla storia il suo sfogo al vertice Nato di Praga del 2009: «Certi giornali mi calunniano di continuo, sono tentato dal prendere misure dure», senza dimenticare l'editto bulgaro dell'aprile 2002 cui seguì l'estromissione dalla Rai dei giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro e del comico Daniele Luttazzi). Anche il centrosinistra, soprattutto per bocca del segretario del Partito democratico Matteo Renzi, negli ultimi anni ha attaccato più volte i giornalisti, accusati di esser «gufi» (evoluzione dello «iene dattilografe» di Massimo D'Alema) protagonisti dei «pollai dei talk show». Alla Leopolda 2015, da presidente del Consiglio, Renzi si era calato persino nei panni del titolista di redazione, con il giochino «votate il titolo peggiore di quotidiano». Dura la replica dell'ex direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, che aveva così commentato: «Li scriva direttamente lui, facciamo prima».

4. I dati dell'Osservatorio: 232 giornalisti minacciati in nove mesi

La battaglia tra il mondo politico e quello mediatico è talmente ingombrante da far restare sullo sfondo i dati dell'Osservatorio Ossigeno per l’informazione, istituito dalla Fnsi e dall’Odg con l’obiettivo di monitorare la condizione dei numerosi cronisti minacciati e di rafforzare la loro protezione. Secondo il report dell'Osservatorio, dal primo gennaio al 23 settembre 2017 i giornalisti minacciati in Italia sono stati 232. Dal 2006 a oggi, tra avvertimenti intimidatori, querele pretestuose, danneggiamenti e lesioni, i casi sarebbero oltre 3.380 (non sempre si ha però la forza di denunciare). E se da un lato diminuiscono le minacce di morte (due episodi nei primi nove mesi del 2017 contro i 10 del 2016), dall'altro aumentano le aggressioni gravi (otto contro tre) e i sequestri giudiziari di archivi e agende (14 contro un unico caso del 2016), segno che a volte anche la magistratura sconfina, mettendo a rischio l'art. 21 della Costituzione sulla libertà di stampa e pensiero.

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