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TRUMPERIE 4 Ottobre Ott 2017 0900 04 ottobre 2017

Usa e le armi: perché gli americani non cambiano legge

La nazione più potente del mondo si dimostra limitata, divisa e debole. Trump e il Congresso in testa. Denaro e potere guidano il dibattito, non l'orrore delle stragi. Fino a quando sarà così, non cambierà nulla. 

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La discussione sulle armi da fuoco, come quella sulla pena di morte, divide da sempre l'America. Ormai però, a parte le differenze ideologiche, la situazione è diventata gravissima ed estremamente pericolosa. Eppure sembra che una soluzione non ci sia.

EMENDAMENTO BOCCIATO. Al Congresso, i democratici non sono neanche riusciti a passare l’emendamento che avrebbe negato alle persone nella lista dell’Fbi dei terroristi, che già non possono prendere aerei, di comprarsi un’arma da fuoco, un emendamento supportato dall’80% degli americani proposto dopo la strage di Orlando, che fece 49 vittime e venne considerata, fino alla sera di domenica primo ottobre 2017, la strage con più morti.

SPERANZE PERSE DAL 2012. Io invece ho perso la speranza che potesse cambiare qualcosa molto prima, e cioè dopo l’orribile massacro nella scuola elementare Sandy Hook in Connecticut del 2012, in cui morirono trucidati 26 bambini che erano in classe con le loro maestre. Perché se dopo la morte di bambini, dopo la disperazione di tutta la nazione, dopo il discorso di Barack Obama che, con le lacrime agli occhi, ha supplicato il Congresso di cambiare le leggi, a impegnarsi a bannare l’uso di certe armi automatiche e di dare l’obbligo di un controllo approfondito a chi vuole comprare pistole, non è cambiato nulla, non saranno certo una sessantina di morti a un concerto di musica country a far cambiare idea ai repubblicani.

Basta il buonsenso per capire che i padri fondatori che scrissero la Costituzione nel 1776 non avrebbero voluto avere nella società persone con instabilità mentale armate fino ai denti

Il fatto è che il secondo emendamento della Costituzione americana permette di possedere delle armi da fuoco e che la destra, guidata dalla potentissima lobby della National rifle association (Nra) sostiene che intralciare in qualsiasi modo questo diritto è anticostituzionale. Basta il buonsenso per capire che i padri fondatori che scrissero la Costituzione nel 1776 dopo una sanguinosa guerra d’Indipendenza dall’Inghilterra, quando scrissero del diritto di possedere armi non si riferivano ai kalashnikov e certamente non avrebbero voluto avere nella società persone con instabilità mentale armate fino ai denti.

AVERE UN KALASHNIKOV È NORMALE? Anche perché se le pistole servono per sentirsi protetti, non salvano comunque da un pazzo che spara dal 32esimo piano di un albergo che ha con sé, legalmente, 23 armi da fuoco e a casa altre 19. E soprattutto faccio molta fatica a immaginare uno scenario in cui un civile abbia davvero bisogno di un’arma da combattimento. Posso anche capire la pistola sul comodino, per carità: in tanti ce l’hanno, e non solo in America. E chi decide di comprarsi un kalashnikov invece di una Beretta, non avrà forse qualche problemino?

Donald Trump nel momento del giuramento.

Ansa

Ma al di là del buonsenso, che non sempre serve al Congresso o alle istituzioni giuridiche per arrivare a conclusioni logiche, il fatto è che la nazione più potente del mondo sta dimostrando di essere invece ottusa, divisa e debole. Non sono d’accordo con lo stereotipo dell’americano violento: se in Italia ci si potesse comprare un mitra con la stessa facilità con cui si compra un marron glacé, e se finisse nelle mani di persone instabili, anche qui ci sarebbero le stragi che ci sono in America.

BASTA FARE COME L'AUSTRALIA. Forse non così tante: il New York Times tristemente riporta che negli Usa ci sono state 521 stragi in 477 giorni. In Australia, dopo una strage che fece 35 vittime, nel 1996 vennero intensificati i controlli di chi desidera comprarsi un’arma da fuoco e furono bannate le armi da combattimento, e come per magia i numeri di omicidi si sono dimezzati.

Il giorno dopo la strage di Orlando Trump disse che se fosse stata presente una persona armata nel bar forse non ci sarebbe stata una carneficina...

Il presidente Donald Trump lunedì 2 ottobre ha rilasciato una dichiarazione in cui promette al popolo americano che lui e la First lady pregheranno per le vittime della strage di Las Vegas e che mercoledì ha intenzione di andare sul posto per dare supporto ai parenti delle vittime. Non ha ovviamente denunciato l’assurdità della situazione, anche perché la lobby del Nra lo ha aiutato a diventare presidente.

DONALD, METTI DA PARTE LE PREGHIERE. Ricordo solo che il giorno dopo la strage di Orlando la dichiarazione di Trump in cui avrebbe detto che se ci fosse stata una persona armata nel bar forse non ci sarebbe stata una carneficina venne criticata dal presidente del Nra, che obiettò che forse in un bar è meglio non andarci con le pistole, vista la quantità di alcool che si consuma. Se mettesse da parte la preghiera e cominciasse a limitare i massacri, sarebbe un bel passo avanti. Fino a quando il denaro e il potere e non l’orrore delle stragi guideranno questo dibattito, non cambierà nulla. O meglio, peggiorerà.

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