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MAMBO 11 Ottobre Ott 2017 0916 11 ottobre 2017

Il giornalismo politico? Ormai è alla stregua delle fake news

È sparita la capacità di lettura critica degli eventi e c’è anche pigrizia intellettuale. Ma c’è soprattutto un modo di leggere la realtà che parte dal vissuto dello scrivente e non dalla vita di quelli su cui si scrive.

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Abbiamo passato settimane a discutere sul cattivo carattere, a dir poco, di un rancoroso Massimo D’Alema, su Bersani neo-gruppettaro, sulla neutralità operosa del Quirinale, sulla svolta a sinistra di Renzi, su Pisapia che disprezza il 3% del Paese (il suo gruppo è stimato sotto l’1%), su Gentiloni statista d’altra epoca ed ecco che il velo cade d’improvviso. Ora è fin troppo facile fare ironia su Pisapia, smentito dopo 24 ore, dare un buffetto sulla guancia al suo staff che viene da Rifondazione e che fa la vittima del comunismo. Chiedere a Macaluso di essere più prudente nel giudicare statista un Gentiloni bravo solo perché ispirato dal “queta non movere”, su Renzi che la sinistra la odia eccetera eccetera.

Fin troppo facile. Però bisogna tenere a mente articoli, cronache ed editoriali su questo Paese prigioniero di comunisti rancorosi e fautori di partiti di testimonianza. In poche ore un intero mondo politico-intellettuale, come è accaduto alcune centinaia di volte, ha rivelato di ragionare senza conoscere la realtà, anzi propagandandone una immagine falsa. Il tema di oggi non sono le fake news. Quelle dopo un po’ si scoprono, spesso si scoprono subito.

TANTE ANALISI SIMILI ALLE FAKE NEWS. Tanta gente va dietro campagne prive di senso per dare un senso alla propria vita. Ma c’è un fenomeno che assomiglia alle fake news e che è rivolto alla classe dirigente ed è costituito da news analysis e da illustri commentatori che battezzano pesce la carne e viceversa. Nelle stanze del potere i loro editoriali diventano oracoli. Il loro moderatismo, spesso figlio di decenni di militanza estremista, è il sale della vita politica.

C’è un fenomeno che assomiglia alle fake news e che è rivolto alla classe dirigente ed è costituito da news analysis e da illustri commentatori che battezzano pesce la carne e viceversa

Non penso che siano tutti prigionieri di ordini di scuderia anche se talvolta si muovono come un un unico soldato. Penso che sia sparita nel giornalismo la capacità di lettura critica degli eventi e la sapienza di saperli collocare dentro una storia e di individuarne l’evoluzione. C’è anche pigrizia intellettuale, ci sono innamoramenti politici come quelli di alcune croniste parlamentari per Renzi. Ma c’è soprattutto un modo di leggere la realtà che parte dal vissuto dello scrivente e non dalla vita di quelli su cui si scrive. Non dico la vita dei poveracci. Non voglio fare demagogia. Ma proprio la vita reale dei personaggi di cui si parla. Non c’è più la bella faziosità di una volta. Tutti inquadrati, oggi.

TANTE FINTE VERITÀ IN PRIMA PAGINA. C’erano elementi fondati che avrebbero potuto far pensare a un Renzi capace di fare una svolta a sinistra? Nessuno. C’erano elementi nella mediocre biografia di Gentiloni che potevano far pensare a un premier che si sganciava dal proprio dante causa per interpretare in modo alto il proprio ruolo? Nessuno. C’erano elementi per dare a Pisapia e al suo gruppo di estremisti pentiti il ruolo di costruttori di un nuovo asse centrale che emarginasse i massimalisti a e guidasse i riformisti? Nessuno. Eppure per settimane siamo stati “sbomballati”, soprattutto sui social, da queste verità, dovendoci difendere per il fatto di essere stati comunisti e prendendo sulle nostre spalle tutto Stalin, tutta la Terza Internazionale, tutta l’Ungheria, tutte le vendette dei partigiani, tutto ciò che è accaduto quando non c’eravamo o eravamo nel girello rigorosamente di legno delle nostre famiglie povere.

Ho ricordato qualche volta la massima di un uomo autoritario che diceva che se non si fa inchiesta non si ha diritto di parola. Non è Mao il nostro maestro di vita. Però non lo sono editorialisti e politici che vanno per la maggiore. Non mi turbano più neppure i “cazziatoni” di Cacciari che a stare a sentire lui aveva sempre detto tutto prima. Mi limito a suggerire a chi faticosamente sta costruendo una prospettiva per la sinistra di fare le cose con calma. È tutta ammuina. Finirà.

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