I 400 colpi

Rosatellum
11 Ottobre Ott 2017 0957 11 ottobre 2017

Rosatellum, perché il governo ha tradito le promesse

La riforma elettorale finisce nel peggiore dei modi: con la fiducia. E per fortuna che l'esecutivo doveva essere solo un "agevolatore". In realtà il nuovo sistema è stato pensato dai partiti per sopravvivere, spazzando via il corpo estraneo del M5s. Ma non è così che si battono gli avversari.

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Finisce, come era prevedibile, nel peggiore dei modi. Con una legge elettorale, atto istituzionalmente fondante, come fosse un provvedimento ordinario su cui il governo mette la fiducia. L’architrave di un sistema, quello che regola la formazione della rappresentanza, come fosse la riforma della scuola o quella del codice stradale. Il Rosatellum è uno scoperto e frettoloso imbroglio perpetrato nottetempo da partiti attenti solo alla loro sopravvivenza, ossessionati magari anche comprensibilmente dal fantasma grillino che rischia di spazzarli via. Ma non è con i trucchetti e gli escamotage che lo si esorcizza, non è certo arroccandosi sulle formule che si sconfiggono gli avversari. C’è poi, clamoroso, l’intervento sul filo di lana dell’esecutivo, che sempre aveva dichiarato di voler restare fuori da una materia che doveva essere di stretta competenza delle forze politiche e del parlamento. Ed è proprio su quest’ultimo che ora la si impone con un atto di forza, appunto la fiducia, che ne lede così clamorosamente le prerogative. E certo non procurerà a chi ha voluto questo esito la simpatia degli elettori.

UN COLPO DI MANO CONTRO IL M5S. Con il Rosatellum si è voluto ridurre tutto a un tema di coalizioni tra i due poli di sistema, centrodestra e centrosinistra, escludendo quello cui non viene riconosciuta agibilità politica in quanto forza anti sistema. Ora, l’idea dei grillini al potere è da incubo, ma non è con il colpo di mano che si combatte quello che anche gli ultimi sondaggi danno come il primo partito italiano. Altrettanto clamoroso, la blindatura dei candidati che il Rosatellum garantisce, consentendo alle segreterie di fare le liste e privando gli elettori del tanto conclamato diritto di scegliere oltre che il simbolo anche la persona da votare.

GENTILONI DIPENDENTE DA RENZI. La legislatura era iniziata con l’impegno a varare una riforma elettorale decente, per molti presidenti del Consiglio era il punto numero uno su cui promettevano determinazione, fatto salvo ribadire che l’esecutivo avrebbe svolto il ruolo di agevolatore, ma che toccava ai partiti trovare la quadra. In nemmeno un anno, se solo si guarda agli sviluppi recenti, siamo passati dal maggioritario con iperbolico premio di maggioranza dell’Italicum a un proporzionale pasticciato con blanda appendice maggioritaria sulle cui conseguenze forse nemmeno i contraenti hanno ben riflettuto. Gentiloni vi ha dato l’avallo accettando la fiducia e ribadendo così il suo legame con la segreteria Pd che in qualche circostanza aveva fatto dimenticare dimostrando una rimarchevole autonomia; il Quirinale a monte vi ha posto il suo suggello. Se la fiducia reggerà l’onda d’urto dei franchi tiratori di entrambi gli schieramenti che hanno buoni e svariati motivi per essere insoddisfatti (è già tutto un calcolo su come con questo sistema potranno garantirsi o meno le poltrone) a primavera si vota. E dal giorno dopo si tornerà a parlare di nuova elegge elettorale.

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