Sebastian Kurz
12 Ottobre Ott 2017 1300 12 ottobre 2017

Kurz, la corsa a cancelliere del "Macron d'Austria" populista

A 31 anni il leader dei conservatori ha trasformato il partito in una lista personale. Sui migranti imita l'estrema destra e attacca l'Italia. Per diventare il più giovane premier europeo.

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Popolare, dei cristiano-democratici austriaci, lo è sempre stato. Populista Sebastian Kurz lo è diventato dalla crisi dei migranti, cogliendo lo spirito del tempo. Da allora il più giovane leader europeo alla guida di un partito - la sua Nuova Volkspartei -, un millennial che promette il cambiamento, ha moltiplicato i consensi, dettando l'agenda politica interna. Il 15 ottobre 2017 si vota in anticipo di un anno in Austria dopo il crollo, a maggio, dell'ennesimo stantio governo di larghe intese tra i socialdemocratici (Spö) e la vecchia versione del centro-destra (Övp) di Kurz.

PERSONALIZZAZIONE DELLA POLITICA. Una crisi scaturita dalle dimissioni del segretario dei cristiano-democratici e vice cancelliere Reinhold Mitterlehner da tutti i suoi incarichi, ma a lungo covata sotto le ceneri di un partito dilaniato da enormi conflitti interni oltre che specchio del passato. Meno di una settimana dopo, il 31enne Kurz veniva investito a successore di Mitterlehner, con il mandato incondizionato di cambiare pelle all'Övp non soltanto con un nome più attraente ma attraverso la personalizzazione della politica, caratteristica - finora con scarso successo - dei tentativi di rinnovamento dei partiti tradizionali.

L'Austria al voto.

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Se in Italia e in Francia la sinistra si è spostata a destra, con i leader centristi Matteo Renzi ed Emmanuel Macron, in Austria i centristi tentano di sfilare più voti possibili all'estrema destra xenofoba dell'Fpö che, meno di un anno fa, sfiorò la vittoria alle Presidenziali e che è l'alleato più probabile del primo esecutivo Kurz. Per i numeri (i socialdemocratici sono scossi da gravissimi scandali interni e potrebbero precipitare a gradimenti minimi e né loro né i cristiano-democratici vogliono più governare insieme), ma prima ancora per contenuti: sempre più simili, quelli della Nuova Volkspartei a quelli dell'Fpö.

LEGGE CONTRO IL BURQA DA OTTOBRE. La «rivoluzione nera», dal colore simbolo dell'Övp, promessa da Kurz da mesi è in testa a tutti i sondaggi (negli ultimi al 33%, sempre più staccato dall'Fpö al 25% e dall'Spö al 24%) e ha lo stesso colore del niqab: il velo integrale islamico bandito, come il burqa, dal primo ottobre in Austria per effetto della legge contro la copertura promossa proprio dal demiurgo della Nuova Volkspartei, dal 2013 ministro degli Esteri, e approvata a giugno 2017 dal parlamento. Un provvedimento di per sé sul divieto di irriconoscibilità delle persone (anche attraverso caschi, maschere o qualsiasi altra copertura totale) in tutti i luoghi pubblici pena 150 euro di multa, nella sostanza costituzionalmente non discriminatorio.

Bisogna fermare il trasporto di migranti illegali da isole come Lampedusa verso la terraferma. I salvataggi in mare non possono essere un ticket per il cuore dell'Europa

Sebastian Kurz

Ma il punto è la propaganda montata attorno. Per le comunità religiose e le associazioni di sinistra e per le libertà civili, la legge è di evidente target anti islamico. In clima elettorale, in merito il governo ha fatto distribuire volantini solo in quattro lingue (l'inglese, e il turco e l'arabo parlate dai musulmani, oltre al tedesco), con una donna con il velo integrale che spiccare tra le immagini dei vari indumenti messi al bando. A Kurz ministro degli Esteri si deve anche il vertice a Vienna con i Paesi dei Balcani, nel febbraio 2016, durante il quale - grazie anche all'esclusione mirata di Germania e Grecia, più disposte all'accoglienza - furono concordati muri e altre misure per chiudere la rotta.

INASPRITI I RAPPORTI CON L'ITALIA. Da allora si sono andati inasprendo anche i rapporti di vicinato con l'Italia, a causa dei cantieri e dell'esercito al Brennero per far scattare il blocco della frontiera, delle pressioni per i controlli della polizia austriaca anche in territorio italiano, infine dei diktat di Kurz («un cristiano-sociale liberale», si è definito) sui «salvataggi in mare che non possono essere un ticket per il cuore dell'Europa». Pretese anche lesive della sovranità nazionale e dei diritti umani per «fermare il trasporto di migranti illegali da isole come Lampedusa verso la terraferma» che gli sono valse l'epiteto di «naziskin» da parte dell'Amministrazione dell'isola. Ma l'enfant prodige della politica austriaca non si cura degli strali del Sud Europa, che anzi lo proiettano nell'empireo casalingo.

Heinz-Christian Strache.

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Vincente di professione, la carriera del «principe dal cuore di ghiaccio», com'è ribattezzato per il mix di appeal e freddezza, sembra inarrestabile. Classe 1986, viennese, a 24 anni il capo della sezione giovanile dell'Övp entrava in parlamento. Poi, nel 2011, la sua nomina a segretario di Stato per l'Integrazione - sì, allora Kurz era un cristiano-democratico progressista e spronava: «Abbiamo poca cultura dell'accoglienza in Austria» - di una grande coalizione guidata dai socialdemocratici. Due anni dopo la nomina nel governo come ministro più giovane nell'Ue e nel 2017 la scalata ai vertici del partito. Pronto a scavalcare, per dati anagrafici, Macron come il più giovane capo del governo europeo.

UN PROGRAMMA TROPPO VAGO. Kurz Ha ridotto il partito austriaco nato nel 1945 a un suo giocattolo, nell'ambizione di eguagliare i risultati elettorali di En Marche!, anche se ha tutt'altro che la preparazione accademica e tecnica d'eccellenza del presidente francese. Ha mollato la laurea in Giurisprudenza per i troppi impegni e al di là del capitolo sull'immigrazione, il suo programma è vago. Ma Kurz è scaltro, opportunista, capace: grazie alla carta bianca ottenuta per la Nuova Volkspartei, ha stilato le liste di candidati (metà uomini e metà donne) cercando la massima visibilità con mosse a effetto e con la campagna sugli stranieri che scimmiotta quella dell'avversario dell'Fpö Heinz-Christian Strache.

I socialdemocratici avevano fatto aprire e gestire due pagine fake di Facebook di Kurz, per denigrarlo: una trovata diventata boomerang

Surclassata, a due settimane dal voto, dallo scandalo sulle due pagine false su Facebook di Kurz, che si è scoperto essere state aperte e gestite occultamente dall'Spö per denigrarlo. La mente degli account fake è risultata nientemeno che il consulente israeliano sulle elezioni, più volte incaricato dall'Spö, Tal Silberstein, arrestato in agosto a Tel Aviv per riciclaggio, truffa, corruzione e falso.

IMPOSSIBILE COMPETERE ALLE URNE. Non una macchinazione a orologeria: i vertici dei socialdemocratici si sono dimessi, riducendo pressoché a zero le quotazioni del loro candidato - e cancelliere uscente del governo fallito - Christian Kern, assai più mite con l'Italia. Un partito da rifondare come l' Övp per poter competere, se non fosse già scaduto il tempo.

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