L:elettorale: Camera, in aula a maggio

Legge elettorale

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12 Ottobre Ott 2017 1931 12 ottobre 2017

Rosatellum bis, via libera definitivo della Camera

La legge elettorale ottiene l'ok della Camera con 375 voti a favore e 215 contrari: scongiurato l'incubo franchi tiratori. Ora palla al Senato, dove si profila una nuova fiducia. Bagarre M5s dentro e fuori dall'Aula.

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Al culmine di una due giorni contrassegnata da caos e proteste, il Rosatellum bis ce l'ha fatta a tagliare il traguardo. La legge elettorale sostenuta da Pd, Forza Italia, Lega e e Ap è uscita indenne dal voto segreto dell'Aula di Montecitorio, seguito alle tre fiducie strappate nelle ultime 48 ore: 375 i voti a favore, 215 i contrari. Scongiurato lo spauracchio dei franchi tiratori: ne sarebbero serviti almeno 120 per affossare la riforma. A conti fatti, ai "sì" sono mancati all'appello tra 56 e 61 voti.

PROTESTA M5S FUORI DA MONTECITORIO. Niente da fare per il Movimento 5 stelle che, assieme a Mdp, aveva animato la bagarre fuori e dentro Montecitorio, invocando l'intervento del capo dello Stato per arginare la scelta del governo di ricorrere alla questione di fiducia sul discusso sistema elettorale. La protesta ha ripreso vigore non appena è stato comunicato l'esito del voto, con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista a capeggiare il malumore dei pentastellati, rimasti invano in attesa dell'intervento di Beppe Grillo.

Gli animi si erano già surriscaldati nel pomeriggio con l'approvazione della norma definita dai Cinque stelle e da Mdp 'salva- Verdini', che consente a chi è residente in Italia di potersi candidare anche nelle circoscrizioni estere. «È la ciliegina sulla torta» - aveva detto Danilo Toninelli - «di una montagna di letame democratico fatto da questi quattro miserabili». Mentre Di Maio e Di Battista si sono alternati in una sorta di maratona cui hanno preso parte tutti i parlamentari pentastellati per criticare «una legge infame e scandalosa».

Ora la palla passa al Senato, dove governo e maggioranza si sono dati tre settimane per riuscire ad approvare la riforma. A Palazzo Madama si punta a un iter sprint in commissione Affari costituzionali: appena tre giorni di lavoro già la seconda metà di ottobre, in modo da approdare in Aula subito dopo il 20.

LA MANOVRA NON PREGIUDICA IL VOTO. Data entro la quale però, la Manovra dovrebbe essere presentata in parlamento: ma anche qualora il calendario dei conti pubblici fosse rispettato e la sessione di Bilancio, durante la quale si blocca l'esame dei provvedimenti che comportano spese, si fosse ufficialmente avviata, la legge elettorale potrà andare avanti. A sigillare il fatto che la riforma del sistema di voto non comporta oneri c'è infatti un emendamento votato a Montecitorio che mette nero su bianco l'assenza di costi per le casse dello Stato.

E così se il cammino dovesse procedere senza imprevisti, l'Aula del Senato potrebbe essere in grado di approvare la nuova legge elettorale anche prima delle elezioni siciliane, che si terranno il primo week-end di novembre. Un obiettivo al quale puntano le forze politiche che vogliono mettere al riparo il Rosatellum da eventuali ripercussioni dovute all'esito del voto regionale.

NUOVA FIDUCIA ALL'ORIZZONTE. Si tratta ovviamente di un timing che non contempla nuove modifiche alla legge elettorale. E che secondo molti, fa già intravedere una nuova fiducia al Senato; una scelta che non piace all'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha puntato il dito contro le limitazioni che così subiscono i parlamentari. I numeri della maggioranza a Palazzo Madama sono sempre in bilico, ma grazie al sostegno, anche indiretto, di Forza Italia e della Lega e considerando il fatto che non è necessario raggiungere la fatidica quota 161, vale a dire la maggioranza assoluta dei senatori, si può immaginare che il risultato sia a portata di mano. Tanto più che secondo il regolamento del Senato vi sarebbe un unico voto finale e non vi sarebbero voti segreti.

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