L:elettorale: Camera, in aula a maggio

Legge elettorale

Matteo Renzi
12 Ottobre Ott 2017 2223 12 ottobre 2017

Rosatellum, Renzi fa il primo passo verso il voto in primavera

Con l'ok della Camera prende il via la road map del Pd per le urne: ora riforma in Senato prima della legge di Bilancio. Blindata anche grazie a Mdp. Poi il voto a marzo. Col gradimento di Salvini e Berlusconi.

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Presto ancora per cantare vittoria, ma l'approvazione del Rosatellum alla Camera è per Matteo Renzi il primo tassello di un puzzle verso la fine della legislatura. Il premier Paolo Gentiloni ha chiarito che la vuole «ordinata» e «responsabile», difendendo così indirettamente la decisione della fiducia, e dai contatti avuti sembra che il Quirinale non si opporrebbe al timing immaginato dal Pd se Gentiloni gli confermerà esaurita l'azione di governo.

OBIETTIVO URNE A MARZO. Lo sprint, ormai dato per certo, sul Rosatellum, da approvare al Senato prima delle elezioni in Sicilia del 5 novembre, anticiperebbe l'accelerazione sulla legge di Bilancio da approvare entro metà dicembre per consentire lo scioglimento delle Camere entro l'anno e le elezioni ad inizio marzo. In realtà, non è solo il Pd a legare la legge elettorale alle elezioni. Sia Silvio Berlusconi sia Matteo Salvini hanno messo in conto, dando il via libera all'intesa sul Rosatellum, che la riforma elettorale porti al voto nei primi mesi del 2018. E anche la sinistra di Bersani e D'Alema, vista la piega, ha deciso di accelerare il suo percorso costituente, anche a costo di rompere con Giuliano Pisapia.

LE DUE CONDIZIONI DEL QUIRINALE. D'altra parte è noto che i pilastri del Quirinale per sciogliere le Camere sono due: una legge di Bilancio che metta l'Italia in linea con gli impegni europei e un sistema elettorale «omogeneo» tra Camera e Senato. E a questo obiettivo, spiegano ai vertici del Nazareno, il Pd e il governo stanno lavorando. Se la strada del Rosatellum viene considerata nella maggioranza in discesa dopo la Camera, il Pd non vede rischi di inciampo sulla legge di Bilancio. A Palazzo Madama i numeri sono stretti, ma Mdp, pur ormai fuori dalla maggioranza, non farà cadere il governo sulla Manovra, assumendosi la responsabilità di far rischiare l'esercizio provvisorio. E anche le caratteristiche della legge di Bilancio che si annuncia snella e concentrata su poche misure dovrebbero facilitare un iter più veloce.

RENZI LAVORA ALLA "COALIZIONE". Con questa road map in testa, il segretario Pd si sta muovendo per creare la "coalizione" intorno al Pd. Il vicesegretario Maurizio Martina ha chiarito che i dem non metteranno «veti» a nessuno, neanche agli ex di Mdp, se i futuri alleati sono «cooperativi col Pd e non competitivi». Ma la rottura finale sul Rosatellum rende ancora più difficili le chance di un'intesa. E la festa per i 10 anni del Pd, il 14 ottobre all'Eliseo, sembra allargare il solco: sul palco ci saranno tutti gli ex segretari, tranne Bersani e Epifani. Ma spicca anche l'assenza di Romano Prodi. «È già impegnato a Venezia», spiegano i suoi evitando polemiche. «Ci ha fatto sapere che preferisce evitare iniziative di partito, rispettiamo la sua scelta, per noi conta confronto aperto», fanno sapere i dem.

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