Rosatellum
13 Ottobre Ott 2017 1817 13 ottobre 2017

Rosatellum bis, perché il via libera del Senato è (quasi) al sicuro

La legge può contare in Aula su 220 voti sui 320 totali. Ma sullo sfondo c'è l'incognita di una nuova fiducia. Che potrebbe scattare in nel caso dovessero aumentare a dismisura gli emendamenti.

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Superato lo scoglio del voto alla Camera, il Rosatellum 2.0 può contare in Senato su una amplissima maggioranza numerica che lo mette a riparo da certe fibrillazioni, anche perché a Palazzo Madama non è previsto il voto segreto sulle leggi elettorali. Le cose potrebbero complicarsi, invece, se per altre ragioni si dovesse ricorrere alla fiducia.

LA LEGGE CONTA SU 220 VOTI. Mettendo insieme i numeri dei gruppi che hanno appoggiato il Rosatellum 2.0 si arriva a una maggioranza "monstre". Il Pd può contare su 98 voti, a cui si aggiungono i 42 di Forza Italia, 24 di Ap, 12 della Lega, 14 di Ala-Sc, 10 di Idea, 7 di Direzione Italia, 13 delle Minoranze linguistiche-Autonomie. Insomma la legge può contare in Aula su 220 voti dei complessivi 320 (contando i senatori a vita, tra i quali solo Giorgio Napolitano si è espresso contro il Rosatellum 2.0). Anche nel precedente passaggio in Commissione il Rosatellum 2.0 può contare sul sostegno di 24 dei 30 senatori.

FIDUCIA CON UNA PIOGGIA DI EMENDAMENTI. La situazione sarebbe diversa se, una volta in Aula, la coalizione che sostiene la legge dovesse chiedere ancora una volta al governo di porre la fiducia. Alla Camera è accaduto perché si voleva evitare la trappola dei voti segreti, che il regolamento del Senato esclude. La fiducia potrebbe diventare necessaria nel caso di una valanga di emendamenti. È vero che lo "specialista" del settore, il leghista Roberto Calderoli, è tra i sostenitori della legge, ma il know how ormai è noto. Anzi, la prima a ricorrere all'ostruzionismo di questo tipo fu la capogruppo di Si, Loredana De Petris, con i suoi 6 mila emendamenti alla riforma costituzionale nel luglio 2014.

NUMERI PIÙ STRIMINZITI. Se dunque si optasse per la fiducia i numeri diverrebbero striminziti, dato che Fi, Ap, Idea, Ala-Sc e Direzione Italia non la votano e uscirebbero dall'Aula. I partiti della maggioranza di governo (Pd, Ap, Minoranze linguistiche e Autonomie e altri singoli deputati) potrebbero mettere in campo 140 voti, sufficienti a contrastare i numeri dei contrari alla legge (M5s, Mdp, Si e altri ex M5s). Tuttavia questi ultimi, approfittando dell'uscita dall'Aula di Fi, Lega, Direzione Italia e Ala, potrebbero compiere lo stesso gesto tentando di far mancare il numero legale. Infatti Fi, Lega, Direzione Italia e Ala Sc non potrebbero astenersi, dato che in Senato l'astensione equivale al voto contrario. Insomma un problema di cui si parlava già al momento del sì della Camera alla legge, che potrebbe costringere Fi e Lega a votare una fiducia "tecnica" o potrebbe spingere a ideare soluzioni creative finora inedite.

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