Lombardia,a ottobre referendum autonomia
Referendum in Lombardia e Veneto
Lombardia
24 Ottobre Ott 2017 0930 24 ottobre 2017

Referendum autonomia, Maroni sconfessa Zaia sullo statuto speciale

Il governatore lombardo: «Mossa non concordata. Ora è difficile fare una battaglia insieme». Poi corregge il tiro: «Le mie parole sono state forzate». Gentiloni: «Disposti a passi avanti».

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Chiedendo che il Veneto diventi una regione a statuto speciale, il governatore Luca Zaia «mi ha un po' spiazzato, non era concordata questa mossa, è stata fatta a mia insaputa». Con un'intervista concessa al quotidiano la Repubblica, il governatore lombardo Roberto Maroni ha sconfessato la linea del collega e compagno di partito.

MARONI: «FORSE VUOLE MOSTRARE I MUSCOLI». Maroni dice di non comprendere cosa ci sia dietro la richiesta di Zaia: «Francamente non lo so, se per vicende interne alla Lega o per mostrare i muscoli. Però ogni risposta è lecita, perché è indubbio che ora c'è un problema all'interno della Lega. E un altro con il governo». Insomma, per Maroni si tratta di una scelta sbagliata. E adesso «è difficile fare una battaglia insieme, a questo punto non ci faranno sedere allo stesso tavolo. Un conto è andare a trattare in due, un altro andarci da soli».

GENTILONI: «PRONTI AL CONFRONTO». «Guardo con interesse, rispetto, disponibilità alla discussione aperta dai referendum sul tema dell'autonomia. Sono disposto a fare dei passi in avanti», ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, oggi a Marghera (Venezia). «Il Governo è pronto a un confronto di merito con le regioni su queste funzioni», ha detto Gentiloni, «per avere regioni più efficienti. E questo è possibile anzi è probabile». Il premier si è detto pronto a portare avanti una discussione «nei limiti fissati dalle leggi e dalla Costituzione. Si discute di come far funzionare meglio l'Italia e non dell'Italia. Il governo su questo ha la massima apertura ed è aperto al confronto».

PROBLEMA POLITICO E TECNICO. Oltre all'evidente problema politico, ce ne sarebbe anche un altro «strettamente tecnico», continua Maroni, «perché al contrario di quella di Zaia che parlava in modo vago di nuove forme di autonomia senza citare le risorse, la mia richiesta referendaria faceva esplicito riferimento all'articolo 116 della Costituzione, il che mi impedisce ora di chiedere lo statuto speciale. Anche se volessi allinearmi al governatore veneto, non potrei farlo. Non potrei seguirlo sulla sua strada. Ecco perché mi ha un po' spiazzato».

BRESSA: «PROPOSTA GIÀ BOCCIATA». Sul tema dello statuto speciale in Veneto è intervenuto anche il sottosegretario agli Affari regionali, Gianclaudio Bressa: «È una proposta che va contro l'unità e l'indivisibilità del Paese. Non è una proposta catalana, ma una proposta che la Corte costituzionale ha già bocciato, e Zaia lo sa».

SALVINI PROVA A RICUCIRE. Il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, prova a ricucire: «C'è una sola Lega che dà speranza a 60 milioni di cittadini italiani. Abbiamo permesso a milioni di persone di votare in maniera pacifica e ordinata, già ci stanno chiamando e stiamo lavorando per la Puglia, il Piemonte, l'Abruzzo e l'Emilia Romagna. Voglio una politica che spende meno e meglio».

MARONI SI CORREGGE. Dopo la pubblicazione dell'intervista, Maroni ha fatto parzialmente marcia indietro: «Io non critico Zaia, lo sostengo sempre pienamente. So che oggi su Repubblica c'è una dichiarazione che è una forzatura, perché ho solo detto che per noi la strada è diversa».

«Un ravvedimento operoso»: così il presidente della Lombardia Roberto Maroni ha commentato le parole del segretario Pd Matteo Renzi sul referendum per l'autonomia. «Renzi è in campagna elettorale, va bene tutto», ha detto Maroni a margine della presentazione della prima giornata della ricerca dedicata a Umberto Veronesi, «Ha capito che il Pd ha sbagliato a mantenere una posizione chiusa in Lombardia: si chiama ravvedimento operoso».

MARONI: «PRONTI A UNIRCI ALLA TRATTATIVA CON L'EMILIA». Nel frattempo la macchina dell'autonomia prosegue spedita e cerca di raggiungere l'Emilia-Romagna. Il presidente lombardo ha sentito il governatore emiliano Stefano Bonaccini che il 14 inizia la trattativa con il governo per l'autonomia. «Gli ho chiesto la disponibilità a unificare i due tavoli. Lui ha detto che ne parlerà con il sottosegretario Bressa», ha detto Maroni.

BRESSA: «SERVONO LEGGI REGIONALI». Ma da Roma arriva l'alto là del sottosegretario agli affari Regionali: «Il problema dei tempi non è nostro, noi siamo pronti a trattare anche da domani, oggi (il 24 ottobre) c'è il primo incontro con l'Emilia Romagna, dipende poi dalle proposte che fanno loro. Dobbiamo avere una legge approvata o deliberata dalla Regione, la Lombardia e il Veneto non l'hanno. Nel momento in cui lo fanno siamo disponibili da subito», ha detto Gianclaudio Bressa. «Potremmo chiudere le procedure per l'intesa con tutte queste regioni, l'Emilia è più avanti e iniziamo oggi nel merito».

GENTILONI NON ASPETTERA' 60 GIORNI. Per questo motivo al Pirellone fervono i preparativi per andare alla trattativa. «Chiedo al Consiglio regionale di mettere nella risoluzione tutte e 23 le materie con relative risorse», ha scritto Maroni nella sua informativa al Consiglio regionale, «vi chiedo di farlo al massimo in tre settimane perché il presidente Gentiloni mi ha detto che appena siamo pronti non aspetterà 60 giorni»

ZAIA: «MI ASPETTO TEMPI RAGIONEVOLI». Nel frattempo il presidente del Veneto ha risposto a Gentiloni: «Leggo in positivo le parole del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Non mancheremo di fare la nostra proposta nell'alveo della Costituzione, che parla non solo di competenze e di federalismo fiscale, ma anche delle modalità della trattativa». «Il nostro atteggiamento», ha continuato Zaia «sarà costruttivo nell'interesse nel Veneto, per risolvere lacerazioni create non solo dalla crisi ma anche da una visione odiosa della gestione del Paese, vergognosamente centralista, che ha disatteso anche i dettami e i principi ispiratori della Costituzione e dei padri costituenti che avevano una visione del Paese autenticamente federalista». Riguardo ai tempi, il governatore veneto ha rilevato «se c'è la volontà da entrambe le parti, possono essere più ragionevoli di quelli della pubblica amministrazione e delle pastoie della politica».

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