Protesta Glifosato
25 Ottobre Ott 2017 1200 25 ottobre 2017

Glifosato, la battaglia sul contestato pesticida di Monsanto

Il parlamento Ue vuole vietarlo. Anche l'Italia chiede lo stop. Ma l'intesa tra gli Stati non c'è. La Commissione pensa al rinnovo per 5 anni. E il conflitto arriva fino all'Agenzia internazionale della ricerca sul cancro. Il caso.

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Per due volte in meno di una settimana l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha ricordato a «tutte le parti» di «non fare pressione e di non intimidire» gli scienziati del gruppo di lavoro sul glifosato, cioè il più diffuso erbicida al mondo, definito potenzialmente cancerogeno dalla Iarc nel 2015.

LICENZA CHE SCADE IL 15 DICEMBRE. La circostanza sarebbe già notevole di per sé. Ma diventa ancora più rilevante considerato che gli Stati Ue non sono ancora riusciti a trovare un'intesa sul rinnovo della licenza per la sua commercializzazione, destinata altrimenti a scadere il 15 dicembre. E che il parlamento europeo ha già votato il 24 ottobre una risoluzione per chiedere alla Commissione europea di vietarne l'utilizzo in maniera definitiva dal 2022.

PUÒ DANNEGGIARE IL DNA UMANO. L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ramo dell'Organizzazione mondiale della sanità, considerata il riferimento globale sui tumori, ha riconosciuto forti evidenze di cancerogenità del glifosato sugli animali di laboratorio e limitate evidenze sull'uomo in particolare collegate al tumore al sistema linfatico. Ne ha confermato poi la genotossicità, cioè la capacità di danneggiare il Dna umano.

Negli Stati Uniti molti agricoltori ammalati di cancro o i loro familiari hanno intentato cause contro la multinazionale americana Monsanto

Il prodotto più conosciuto a base di glifosato è il Roundup della Monsanto. La multinazionale americana ha brevettato la molecola negli Anni 70 e sulla scia di quel brevetto ha iniziato a produrre sementi geneticamente modificate in grado di resistere al suo stesso erbicida.

SI TROVA IN 750 PRODOTTI DI 20 PAESI. Ma dagli Anni 2000, quando la molecola è diventata utilizzabile anche dai concorrenti, la sua presenza si è diffusa e oggi, secondo il quotidiano Le Monde, il glifosato si trova in più di 750 prodotti ed è utilizzato da oltre 90 marchi in 20 Paesi. Da quando l'Iarc l'ha definito potenzialmente cancerogeno, negli Stati Uniti molti agricoltori ammalati di cancro o i loro familiari hanno intentato cause contro la Monsanto.

Il glifosato è il più diffuso erbicida al mondo. (Getty)

L'Epa, l'agenzia Usa per la protezione dell'ambiente, aveva concluso che il glifosato non è causa probabile di tumori. Ma quando a dicembre del 2016 ha chiesto a un panel di ricercatori indipendenti di valutare gli studi che hanno portato a questa conclusione, gli scienziati hanno trovato nelle sue ricerche lacune e metodi che contraddicevano le sue stesse linee guida. E i documenti della Corte federale Usa sulle cause intentate contro la multinazionale, i cosiddetti Monsanto papers, hanno mostrato come il gruppo abbia cercato di influenzare le valutazioni scientifiche dell'agenzia americana.

DIFFERENZE DI ANALISI FRA LE AGENZIE. Dall'altra parte dell'Atlantico Efsa e Echa, rispettivamente l'agenzia europea per la sicurezza dei prodotti alimentari e quella per le sostanze chimiche, hanno rilevato la tossicità del glifosato negli ambienti acquatici. Ma non lo hanno considerato cancerogeno. La spiegazione potrebbe trovarsi nella differenza di analisi svolte da Iarc e agenzie Ue: la prima valuta la miscela con cui il glifosato è messo in commercio in modo da comprendere gli effetti concreti dell'esposizione, le seconde la molecola in sé.

GLI STUDI COPIATI DALL'EFSA. Il Guardian ha scoperto anche che parte della relazione dell'Efsa attingeva a studi pubblicati su riviste scientifiche ma pagati da Monsanto. E ora una conferma della problematicità di queste ricerche su "commissione" arriva direttamente dall'Iarc. Che infatti, unica tra le agenzie, le ha scartate.

Una protesta in Francia contro il glifosato. (Getty)

Il 19 ottobre Reuters ha pubblicato un articolo in cui accusa gli scienziati che hanno partecipato alla valutazione dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di aver manipolato le conclusioni escludendo gli studi secondo i quali il glifosato non era legato allo sviluppo di tumori.

UNO STUDIO POCO INDIPENDENTE. Nella sua replica pubblicata il 24 ottobre, l'Iarc spiega che durante la revisione finale sono stati eliminati soprattutto i riferimenti a uno studio di cui era coautore un ricercatore della stessa Monsanto, perché non c'erano abbastanza informazioni per una valutazione indipendente della ricerca.

CLIMA PESANTE ATTORNO AL DOSSIER. Rararamente si è assistito a una tale presa di posizione arrivata da una fonte così autorevole e in risposta a un attacco a mezzo stampa. Questo, insomma, è il clima pesante attorno al dossier. Mentre già una parte della cittadinanza e gli europarlamentari si sono espressi contro il rinnovo della licenza.

Un milione di firme di cittadini europei di 22 Paesi chiedono all'esecutivo Ue di proporre agli Stati membri il divieto del glifosato.

Il 24 ottobre con 355 voti a favore e 204 contro, il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede di bloccarne progressivamente il commercio in tutti i Paesi membri, per vietarlo definitivamente a partire dal 2022.

CAMBIO DI MENTALITÀ IN SOLI DUE ANNI. Solo nel 2015, per dare l'idea del cambiamento di mentalità, l'assemblea aveva dato il via libera a un rinnovo per sette anni. In più a inizio ottobre sono state consegnate alla Commissione europea un milione di firme di cittadini europei di 22 Paesi che chiedono all'esecutivo Ue di proporre agli Stati membri il divieto del glifosato e anche di riformare la procedura di autorizzazione dei pesticidi.

La Commissione aveva proposto il rinnovo della licenza del glifosato per 10 anni. (Getty)

L'Italia ne ha vietato l'uso per l'asciugatura dei prodotti agricoli nella fase precedente alla trebbiatura e al raccolto e l'utilizzo nei parchi pubblici e in prossimità degli impianti sportivi e ora si è schierata contro il rinnovo della licenza.

SERVE IL CONSENSO DI ALMENO 16 PAESI. La Commissione aveva proposto il rinnovo per 10 anni. Ma per approvare una nuova licenza c'è bisogno del consenso della maggioranza qualificata degli Stati membri e cioè il sì di almeno 16 Paesi che rappresentino almeno il 65% degli europei. Per evitare una bocciatura il voto è stato rimandato già quattro volte. Ma è servito a poco.

LA FRANCIA VUOLE UN'USCITA PIÙ CAUTA. Il 25 ottobre oltre a Roma hanno votato a sfavore anche Francia, Austria, Belgio, Lussemburgo, Svezia, Grecia, Malta, Croazia e Slovenia. Parigi, per voce del ministro Nicolas Hulot, aveva chiesto che il periodo di rinnovo della licenza sia limitato a tre anni, per organizzare una uscita «programmata e razionale» dal mercato. E quindi per dare tempo agli agricoltori che ne fanno uso massiccio a quasi tutte le latitudini di adeguarsi e trovare della alternative. E intanto il voto è stato rimandato ancora.

Se la maggioranza qualificata non si trovasse, dal 16 dicembre il glifosato sarebbe vietato e il settore agricolo dovrebbe affrontare un rapido e radicale cambiamento

Dopo la risoluzione del parlamento europeo l'esecutivo Ue aveva deciso di proporre una riduzione del periodo di rinnovo: «La Commissione proporrà una licenza per cinque o sette anni», ha annunciato il portavoce della Commissione Margaritis Schinas.

INCOGNITA SULLA "NUOVA" GERMANIA. Un modo per prendere tempo e cercare forse di ottenere il sì di Parigi. Anche perché la Germania è una grande incognita: con il governo non ancora formato e che si regge su una coalizione con i Verdi, Berlino ha deciso di astenersi. Se la maggioranza qualificata non si trovasse, dal 16 dicembre il glifosato sarebbe vietato e il settore agricolo dovrebbe affrontare un rapido e radicale cambiamento. Ma se ci fosse un rinnovo senza un impegno per una limitazione futura, la volontà dell'Europarlamento e dei cittadini che rappresenta verrebbe calpestata tout court.

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