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30 Ottobre Ott 2017 1917 30 ottobre 2017

Catalogna, cosa ci fa Puigdemont a Bruxelles? I motivi di una fuga

Garanzie sull'estradizione. Gli alleati indipendentisti dell'Nva al governo. E l'obiettivo di internazionalizzare la crisi. Ecco perché il governatore destituito è scappato in Belgio.

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da Bruxelles

Il passaporto spagnolo questa volta è stato utile. Nella partita a scacchi tra il premier spagnolo Mariano Rajoy e il governatore destituito della Catalogna, Carles Puigdemont, questa era la mossa meno attesa. La decisione dell'esecutivo di Madrid di indire le elezioni il primo giorno utile dall'avvio dell'articolo 155 e cioè dal commissariamento della regione autonoma, sembrava lo scacco al re. E invece mentre alcuni rappresentanti della Generalitat ripulivano gli uffici a loro ormai vietati, e dopo aver postato su Instagram una foto che ritraeva il cielo di Barcellona e la sede del governo, il presidente ha fatto sapere di aver trovato rifugio in Belgio.

CON LUI CINQUE EX MINISTRI. Ad accompagnarlo, secondo il quotidiano De Standaard, ci sarebbero cinque ex ministri del suo esecutivo, tra cui l'ex ministra per le relazioni istituzionali Meritxell Borràs, il responsabile della Salute Toni Comin, l'ex ministra degli Affari sociali Dolors Bassa e soprattutto l'uomo che ha guidato gli Affari interni e i Mossos d'Esquadra, Joaquim Forn.

L'INVITO A CHIEDERE ASILO. Il gruppo non ha potuto essere ospitato nella sede del governo catalano: per la costernazione dei cronisti assiepati davanti alla sua porta, gli uffici della delegazione sono tornati de facto sotto il controllo di Madrid e il suo rappresentante ha oggi stesso, e strategicamente, rassegnato le dimissioni e quindi lasciato ogni ruolo ufficiale. Ma, secondo quanto dichiarato da fonti catalane, dal luogo «discreto e sicuro» nel quale si sono rifugiati, avrebbero dovuto incontrare gli indipendisti fiamminghi dell'Nva, seppure il partito abbia ufficialmente smentito. Il 29 ottobre il sottosegretario indipendentista Theo Francken aveva di fatto invitato Puigdemont a presentare domanda di asilo politico. Una ragione poco credibile per spostarsi a Bruxelles, ma ce ne sono altre ben più convincenti.

1. Garanzie in termini di estradizione: in Belgio leggi favorevoli

Le possibilità per Puigdemont e i suoi ministri di ottenere l'asilo politico all'interno dei confini del Belgio sono molto ridotte, per non dire quasi nulle. Negli ultimi 10 anni nessuna delle richieste di asilo arrivate allo Stato belga da parte di cittadini di un Paese dell'Unione europea sono state accettate.

CONDIZIONI DIFFICILI DA DIMOSTRARE. Solo nel 2016, ha riportato La Libre, ne sono state rifiutate 40. Perché la domanda sia accolta, ha spiegato il Commissario generale ai rifugiati e agli apolidi, Dirk Van Den Bulck, il richiedente asilo deve dimostrare di essere vittima di una persecuzione, o di essere a rischio di persecuzione e di non poter ottenere nel proprio Stato la necessaria protezione. Due condizioni molto difficili da dimostrare nei Paesi membri dell'Ue, i quali come precondizione per l'accesso all'Unione devono dimostrare di rispettare l'articolo due dei Trattati e cioè il rispetto dello stato di diritto.

SUGGERIMENTO DAL TEAM DI LEGALI. La spiegazione della scelta di Puidgemont è molto più probabilmente legata alle garanzie che lo Stato belga offre in termini di estradizione, essendo uno dei pochi Paesi europei in cui si può presentare ricorso contro il rifiuto del permesso di soggiorno, contro un mandato di arresto europeo e in cui giudici possono discutere del merito di una richiesta di arresto presentata da una nazione straniera. Secondo eldiario.es il suggerimento di riparare a Bruxelles sarebbe arrivato direttamente dal team dei legali del presidente e della Generalitat con l'obiettivo di avere una sorta di processo fuori dai confini della Spagna.

Puigdemont nel giorno della proclamazione d'indipendenza della Catalogna.

2. L'alleato indipendentista: Nva è parte dell'esecutivo

A Bruxelles, poi, Puigdemont e i suoi possono contare su una condizione politica ideale: gli indipendentisti fiamminghi dell'Nva sono al governo dal 2014 in una coalizione con il Movimento riformatore del premier Charles Michel, con i cristiano-democratici fiamminghi e i liberali fiamminghi. L'Nva è quanto di più lontano dall'idea di indipendentismo di sinistra troppo spesso sfruttata nella retorica sulla Catalogna e di certo quanto più distante dagli indipendentisti anticapitalisti della Cup.

CORRENTE DI ESTREMA DESTRA. Liberisti, anti-migranti, con una corrente di estrema destra in progressiva espansione, nell'esecutivo belga l'Nva ha ruoli di peso: esprime il sottosegretario all'Asilo e all'Immigrazione Theo Francken e il ministro dell'Interno e vice premier Jan Jambon. Già domenica 29 ottobre Francken aveva definito non irrealistico che i membri del governo catalano destituito facessero richiesta di asilo politico in Belgio, pronunciando quasi una promessa: «La loro domanda di asilo sarà vista in modo oggettivo, corretto e indipendente, come tutte le altre». Il 30 ottobre, il portavoce del partito ha smentito ogni invito e pure l'incontro programmato trapelato da fonti catalane: «L'Nva non li ha invitati. Non sappiamo chi abbiano incontrato». Che sia stata una boutade forgiata per soddisfare l'appetito del proprio elettorato o una retromarcia dell'ultimo minuto, l'equilibrio interno adesso è fragile.

Charles Michel.

Il premier belga Michel questa volta è intervenuto chiedendo di non gettare ulteriore benzina sul fuoco

Il premier Michel, il leader europeo che più si era distanziato dalle scelte del governo spagnolo, ribadendo in tutte le occasioni la necessità di dialogo e arrivando a invocare anche il diritto internazionale e spesso accusato di coprire per necessità politica le scelte più controverse di Francken, questa volta è intervenuto chiedendo di non gettare ulteriore «benzina sul fuoco».

SITUAZIONE DELICATA PER IL GOVERNO. Il pimo ministro ora ha di fronte possibili frizioni all'interno dell'alleanza di governo, dall'altra le tensioni progressive con la Spagna, memore già del trattamento garantista che Bruxelles concesse ai membri dell'Eta negli Anni 90. Soprattutto se Puigdemont dovesse chiedere permesso di soggiorno o fare ricorso contro una richiesta di estradizione, il governo dovrà gestire una situazione delicata visto che non può intervenire sul sistema giudiziario.

MA CON I SIRIANI FU DIVERSO... Ironia della sorte: Francken combatte contro le leggi garantiste belghe, nel dicembre del 2016 si oppose a una sentenza del Consiglio di Stato che imponeva di accogliere una famiglia siriana. Accusò i giudici di essere fuori dalla realtà, non rispettò il giudizio dei magistrati e costrinse i contribuenti belgi a pagarne, letteralmente, le conseguenze pecuniarie. Ma i siriani, purtroppo per loro, indipendisti non sono.

L'europarlamento.

3. L'obiettivo dell'internazionalizzazione: anche se fosse solo per la vicenda giudiziaria

La fuga in Belgio ha poi un effetto politico considerevole all'interno della strategia della Generalitat: ottenere finalmente quell'internazionalizzazione della crisi che gli indipendentisti hanno cercato con determinazione nelle ultime settimane e che non sono stati capaci di conquistare. Dove non sono riuscite le parole della sua squadra e della sua diplomazia, le immagini delle manifestazioni e della repressione del voto, ora potranno riuscire i corpi: l'internazionalizzazione è nella realtà fisica delle cose.

LA CRISI DIVENTA DAVVERO EUROPEA. E poco importa che invece la politica dell'internazionalizzazione rischi di essere giudiziaria, riferita alla personale vicenda di Puigdemont. Quale palcoscenico migliore se non Bruxelles, a due passi dai palazzi dell'Ue dove la questione è stata trattata come una crisi spagnola? Ora, può affermare Puigdemont senza paura di essere smentito, è concretamente europea.

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