Pensioni Sindacati
4 Novembre Nov 2017 2143 04 novembre 2017

Pensioni, secondo i sindacati i soldi per evitare "quota 67" ci sono

Proietti della Uil: «Almeno 5,5 miliardi di fondi inutilizzati sono spariti, ovvero ritornati in capo al Mef». Aspettativa di vita, morti per fasce d'età, lavori gravosi: cosa c'è sul tavolo.

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L'obiettivo è scongiurare l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni (oggi è a 66 e 7 mesi) a partire dal 2019. Ci provano i sindacati, protagonisti della trattativa con il governo che inizia lunedì 6 novembre 2017. In Italia si va già in pensione in media 4 anni più tardi che nel resto d'Europa. In Germania, per esempio, la quota è 65 anni e si arriva a 67 nel 2030; in Francia attualmente a 60 anni destinati a diventare 62 per quelli nati dal 1955 in poi, con diverse deroghe migliorative.

TIMIDE APERTURE DA PADOAN. Lunedì il tavolo "tecnico" deve preparare la strada a quello "politico" del 13 novembre. Ma subito si può capire che aria tira su una vertenza che tocca nervi scoperti nel Paese. In primo luogo i sindacati metteranno in discussione tutto il meccanismo di calcolo dell'aspettativa di vita. Un punto sul quale il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan ha aperto tenendo salda «la sostenibilità del sistema che è un pilastro fondamentale della sostenibilità finanziaria».

«SPARITI 5,5 MILIARDI DI FONDI». Secondo il segretario confederale Domenico Proietti che lunedì è chiamato a rappresentare la Uil «i soldi ci sono, sulle pensioni lo Stato sta continuando a fare cassa. Ci sono almeno 5,5 miliardi di fondi inutilizzati che sono spariti, ovvero ritornati in capo al Mef. In particolare si tratta di un miliardo risparmiato sugli esodati, un miliardo risparmiato sui lavori usuranti e 3,5 miliardi dal fondo per il lavoro di cura e dai risparmi sull'allungamento dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego».

Quanto al meccanismo di calcolo dell'aspettativa di vita, i sindacati chiedono di migliorarlo, innanzitutto prevedendo che, in caso di abbassamento di aspettativa di vita, si abbassi anche l'età pensionabile. Poi incrociando i dati di Inail, Inps e Istat. I sindacati vogliono poi che l'aspettativa di vita sia calcolata settore per settore, e che questo avvenga ogni anno (non solo ogni tre anni come adesso).

CALCOLO STATISTICO FUORVIANTE? Bisognerebbe poi calcolare le morti su fasce d'età, perché se da un lato aumentano i centenari, d'altra parte bisogna controllare se non stanno aumentano i decessi fra i 50 e i 70 anni a causa dell'aumento constante di malattie come il cancro o le leucemie. Insomma tradurre la vita (o la speranza di vita) in un calcolo statistico potrebbe avere esiti fuorvianti se non iniqui.

Per evitare questo i sindacati si porranno subito l'obiettivo di bloccare lo scatto a 67 anni almeno alla platea dei cosiddetti lavori "gravosi", che attualmente hanno diritto all'Ape, categoria che si aggiunge alla categoria dei lavori "usuranti" (ex d.lgs. 374/1993). L'altro obiettivo è di estendere ancora questa platea per evitare sperequazioni: per esempio se oggi ha diritto all'Ape l'infermiere che opera in sala operatoria, lo stesso diritto dovrebbe essere esteso anche al chirurgo e all'anestesista.

INTERVIENE IL SINDACATO DI POLIZIA. I sindacati di categoria per ora non sono intervenuti forse in attesa di conoscere maggiori dettagli. Ha parlato invece quello di polizia, il Li.Si.Po, che ha chiesto di escludere il Corpo dall'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni.

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