Marsella
6 Novembre Nov 2017 0035 06 novembre 2017

Elezioni a Ostia, i risultati

Al X Municipio di Roma l'affluenza si ferma al 36%, 20 punti in meno rispetto alle scorse comunali. Di Pillo (M5s) al 30,21, Picca (centrodestra) la segue al 26,68%. Casapound al 9%. Pd fermo al 13,61%.

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Per la prima volta il X Municipio di Roma, ovvero Ostia, avrà una presidente donna. E sarà una tra Giuliana Di Pillo, candidata del Movimento 5 stelle, e Monica Picca, in corsa per la coalizione di centrodestra composta da Fratelli d'Italia, Noi Con Salvini e Forza Italia. Sono loro ad aver conquistato gran parte dei consensi al primo turno di quella che passerà alla storia come l'elezione municipale con il più basso numero di votanti: appena un elettore su tre ha deciso di esprimere il proprio voto consegnando all'astensionismo il vero ruolo da protagonista di una tornata elettorale che, nell'idea dei nove candidati in corsa, sarebbe dovuta invece essere quella del riscatto dopo due anni di commissariamento per mafia.

Per questo al ballottaggio le due sfidanti daranno la caccia all'astensionismo, cercando di portare alle urne molto più di quel 36% che ha segnato, in negativo, la giornata del 5 novembre. I risultati delle urne consegnano un quadro piuttosto delineato, con il M5s che conquista il primato del partito più votato con il 30,28% delle preferenze, seppur registrando un drastico calo di quasi 15 punti rispetto al plebiscito di Virginia Raggi sul litorale alle amministrative di un anno e mezzo fa.

CROLLO VERTICALE DEL PD. Crollo verticale per il Pd che, pur attestandosi come seconda forza politica del Municipio con quasi il 14%, esce dimezzato rispetto al risultato delle municipali del 2013, quando conquistò la presidenza con Andrea Tassone. Resta sostanzialmente stabile, invece, Fratelli d'Italia, che chiude con un 9,68%.

CASAPOUND AGO DELLA BILANCIA. La vera sorpresa è quella di Casapound, che passa dall'1% del 2013 al 7,69%, con il suo candidato Luca Marsella che ottiene il 9% grazie al sostegno di altre due liste, guadagnando circa 5 mila voti in quattro anni. Il movimento di estrema destra sembra essere riuscito a raccogliere la sfiducia dei cittadini del X Municipio soprattutto nelle aree più abbandonate e degradate del quartiere. Potrebbero essere loro, insieme con il viceparroco Franco De Donno - che ha esordito in politica con un incoraggiante 8,61% - l'ago della bilancia nel ballottaggio del 19 novembre.

I DEM NON DANNO INDICAZIONI DI VOTO. «Cercheremo di recuperare tutte quelle persone che non sono andate a votare per motivi diversi», spiega il capogruppo M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara, «se guardiamo all'elettorato di centrosinistra? Ho sempre sostenuto che i voti non sono né di destra né di sinistra ognuno fa le sue scelte». «Al ballottaggio non daremo indicazioni di voto», ha detto il candidato dem Athos De Luca, «perché è giusto che ciascuno voti come ritiene più opportuno. Lasciamo agli elettori la libertà di votare quello che vogliono».

I "FASCISTI DEL TERZO MILLENNIO" PRENDONO TEMPO. «Nei prossimi giorni daremo una posizione ufficiale», spiega invece Luca Marsella di Casapound. Le dirette interessate, al momento, non sembrano volersi esporre troppo facendo appello al senso civico degli elettori. «Non mi sono mai guardata indietro o affianco», ha detto Monica Picca, «vedo solo davanti, ai cittadini che si rispecchiano in me. Il mio appello è a loro, non a partiti o movimenti».

L'AMBIVALENZA DELL'EFFETTO-RAGGI. Nel day after a tenere banco è l'effetto-Raggi, che se dai pentastellati viene interpretato come il volano che ha consentito l'accesso al ballottaggio, dal centrodestra viene invece additato come causa della "caduta delle Stelle" nel X Municipio. «Abbiamo praticamente raddoppiato i voti del 2013», esulta la prima cittadina, ad Auschwitz per accompagnare gli studenti romani nel Viaggio della Memoria. «Il M5s qui nel X Municipio, due anni fa, ha toccato un picco storico con percentuali bulgare. Perdere la metà del suo elettorato in due anni è qualcosa di incredibile. Un insuccesso di cui si deve assumere la responsabilità Virginia Raggi», la replica del capogruppo FdI alla Camera, Fabio Rampelli.

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