I 400 colpi

Sicilia: iniziato scrutinio schede
6 Novembre Nov 2017 0920 06 novembre 2017

Elezioni in Sicilia, l'astensionismo sancisce il requiem della politica

La gente non vota perché non crede più nella capacità dei candidati di dare risposte a problemi sempre più complessi. Prepariamoci a un futuro carico di governi del presidente, di tecnocrati chiamati a surrogare questo vuoto.

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A Ostia due elettori su tre non hanno votato. In Sicilia più del 50% hanno disertato le urne. Insomma, il vincitore di questa tornata elettorale, il partito che ha conquistato la maggioranza assoluta, è quello che è rimasto a casa. Poi si può discutere ovviamente della sconfitta Pd che ha ipocritamente fatto della mancata discesa in campo di Grasso il suo capro espiatorio, dei grillini che (almeno stando al risultato virtuale degli exit poll) non conquistano la Regione, di Alfano che perde in casa sua intravedendo la meritata estinzione, del centrodestra che grazie all’ennesimo miracolo berlusconiano è ritornato a vincere.

LA TOTALE DISSAFEZIONE ALLA POLITICA. Ma è l’astensionismo a mettere il più pesante timbro a questo voto, a evidenziare come la disaffezione dalla politica sia qualcosa di ben più rilevante che un mero dato fisiologico. La gente non vota perché non crede più nel suo potere taumaturgico, nella sua capacità di dare risposte a problemi sempre più complessi, nella conclamata autoreferenzialità dei suoi protagonisti che è uno dei motivi, ma non il solo, che ne determina la crisi di rappresentanza.

Si sta affermando, ed è un campanello d’allarme anche in vista delle prossime elezioni di legislatura, l’idea che della politica si possa fare a meno

Si sta affermando, ed è un campanello d’allarme anche in vista delle prossime elezioni di legislatura, l’idea che della politica si possa fare a meno. Di più, che la sua assenza sia tutt’altro che dannosa, che senza il suo potere di indirizzo si viva meglio e con meno vincoli. Non a caso si citano le esperienze di Paesi come il Belgio o la Spagna, dove a una prolungata vacanza dell’esecutivo ha corrisposto un aumento della crescita economica.

COL ROSATELLUM AUMENTA IL CAOS. E i partiti, nel frenetico tentativo di ritrovare la legittimità perduta, finiscono per confermare questa tesi. Cos’altro è il Rosatellum, ovvero la legge elettorale finalmente partorita dopo diversi tentativi, se non una dichiarazione di impotenza a favorire l’affermazione di una leadership e di una chiara maggioranza in favore del caos e della frammentazione delle coalizioni?

Da questo punto di vista il voto siciliano non aggiunge nulla di nuovo. Il centrodestra che vince resta un assemblaggio eterogeneo dove al suo interno convivono visioni del mondo contrapposte. Il centrosinistra sconta per l’ennesima volta la perdita dell’oggetto sociale del partito che lo guida, ovvero la sinistra. Ed esce largamente ridimensionata anche la pretesa di ritrovarlo da parte di chi in suo nome aveva consumato la scissione. I grillini, infine, si affermano proprio perché hanno fatto dell’anti politica un loro principio identitario. Si profila un futuro carico di governi del presidente, di tecnocrati chiamati a surrogare il vuoto della politica riaffermando il pernicioso ruolo guida dell’economia, ultimo illusorio baluardo al populismo debordante (e non votante).

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