Sicilia, Antimafia monitorerà le liste

Regionali, la Sicilia al voto

Nello Musumeci
6 Novembre Nov 2017 2036 06 novembre 2017

Elezioni in Sicilia, vince Musumeci del centrodestra: analisi del voto

Il nuovo presidente eletto con il 39,9% delle preferenze. Poco sotto il grillino Cancelleri (34,6%). Lontano il centrosinistra di Micari (18,6%). Berlusconi esulta e gli M5s parlano di brogli. Radiografia del voto.

  • ...

Nello Musumeci è il nuovo presidente della Regione Sicilia. Lo spoglio, che si è aperto solo alle 8 del 6 novembre e si è protratto fino alla tarda serata, ha confermato i pronostici dei primi exit poll e assegnato al candidato del centrodestra il 39,9% delle preferenze. Un dato che ha gelato i sogni di sorpasso del Cinque stelle Giancarlo Cancelleri (34,6%). Il Movimento 5 stelle, che ha avanzato il sospetto di "brogli", ha comunque festeggiato il miglior risultato di lista. Mentre si apre il 'processo' a Matteo Renzi e al Pd: il candidato del centrosinistra Fabrizio Micari è fuori dalla partita (18,6%), pur triplicando i voti della sinistra di Claudio Fava (6,1%). Ma tra i siciliani il primo 'partito' è rimasto ancora una volta quello dell'astensione: alle urne solo il 46,75% dei votanti.

1. La rinascita del centrodestra, Berlusconi: «Vittoria dei moderati»

«Sarò il presidente di tutti, combatterò per la Sicilia», ha promesso Musumeci, che ha conquistato la maggioranza in Assemblea con 36 deputati su 70 (leggi anche: Chi è l'ex ministro Totò Cardinale che potrebbe aiutare Musumeci). «Il laboratorio Sicilia ha valore nazionale», ha esultato. A pochi mesi dalle politiche, infatti, il test siciliano fa ben sperare il centrodestra: «La vittoria di Musumeci è la vittoria dei moderati che credono nella possibilità di un futuro migliore e un cambiamento vero», ha detto Silvio Berlusconi, che - facendo irritare gli alleati - rivendica a Fi di aver reso «possibile» la vittoria del candidato della destra. «Il patto dell'arancino funziona ma questo voto dimostra che non è vero che si vince al centro», ha dichiarato Giorgia Meloni. E Matteo Salvini, che ha portato per la prima volta la Lega all'Ars, ha aperto la partita con il Cavaliere in vista delle politiche: «Siamo stati determinanti».

Nello Musumeci, nella sede del suo comitato elettorale a Catania.

2. Cancelleri secondo e polemico: «Vittoria contaminata dagli impresentabili»

Dal quartier generale del M5s a Caltanissetta si è fatto sentire intanto Luigi Di Maio, che ha annullato il confronto tv previsto per il 7 novembre con Renzi («Non è più leader»), e rilanciato le ambizioni del Movimento: «Il voto non ci porta alla presidenza della Sicilia, ma da qui parte un'onda che tra quattro mesi ci può portare al 40% e a Palazzo Chigi. Molti astenuti siciliani si pentiranno di aver riportato in Regione chi ha speculato finora». E al termine di una campagna elettorale segnata dalle polemiche il M5s si è spinto oltre. Manlio Di Stefano ha evocato il «rischio brogli» e Cancelleri si è rifiutato di chiamare Musumeci: «È una vittoria contaminata dagli impresentabili e dalla complicità dei media».

Giancarlo Cancelleri, a margine di alcune dichiarazioni alla stampa nella sede del comitato elettorale a Caltanissetta.

3. Il Pd raccoglie i cocci e Micari subisce il voto disgiunto

Tutt'altra storia a sinistra. Micari ha perso il 7% nel voto disgiunto e la sua lista è rimasta fuori dall'Ars. Il Pd non è andato oltre il 13%, «stesso risultato del 2012», hanno sottolineato i renziani. E mentre l'Udc a destra ha registrato un buon risultato, Ap, che ha scelto la coalizione con i Dem, è rimasto fuori dall'Ars aprendo il processo interno: «Il dato è negativo ma abbiamo fatto la scelta giusta», ha commentato Angelino Alfano. Il Pd ha ammesso la sconfitta ma Renzi ha comunque difeso la sua leadership: «Chi è il leader del Pd lo decidono le primarie. Non le correnti e neanche Di Maio». La minoranza interna non ha messo in discussione la segreteria (tanto che Andrea Orlando difende Renzi dagli attacchi di Di Maio) ma il tema della costruzione di una coalizione larga, e la possibilità che il candidato premier non sia Renzi, agita il Pd. Il confronto tra i Dem si terrà lunedì 13 in direzione. Ma a sinistra un incontro tra Giuliano Pisapia e Pietro Grasso ha riaperto i giochi per la costruzione di «un'alternativa».

Fabrizio Micari con la moglie Giusy Lenzo fuori dal comitato elettorale, Palermo.

A compattare gli anti-renziani sono anche le accuse rivolte a caldo (e rettificate il giorno dopo) dal renziano Davide Faraone a Pietro Grasso, reo di non aver accettato di candidarsi per il centrosinistra in Sicilia. Accuse che, afferma il portavoce del presidente del Senato, non fanno che confermarne la scelta di lasciare il Pd, in dissenso dai «metodi dell'attuale dirigenza»: «Imputare a Grasso il risultato è una patetica scusa, utile solo ad impedire riflessioni in merito alle prospettive di quelle future». Il primo test elettorale degli ex Dem di Mdp non è brillante, con la lista di sostegno a Claudio Fava poco sopra il 5%, ma è un buon viatico, sottolineano i bersaniani, per il futuro. «Dopo dieci anni la sinistra torna nel Parlamento siciliano, per fare opposizione, per lanciare, a partire dalla Sicilia, una proposta politica che guarda anche al resto del Paese, con lo sguardo rivolto al futuro», ha dichiarato Fava.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso