Sicilia, Antimafia monitorerà le liste

Regionali, la Sicilia al voto

Cardinale
6 Novembre Nov 2017 2139 06 novembre 2017

Elezioni Sicilia, chi è l'ex ministro Totò Cardinale

«Svolgo il ruolo di ammortizzatore non solo sociale, ma anche psicologico, verso i ceti più disagiati». Con la sua lista "Sicilia Futura", l'ex fedelissimo di Calogero Mannino si avvia a puntellare la maggioranza di Musumeci.

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Nella ridda di dati e percentuali che hanno accompagnato lo scrutinio delle elezioni regionali in Sicilia c'è un vincitore certo, Salvatore Cardinale detto Totò, 69 anni, ex parlamentare Dc ed ex ministro delle Comunicazioni nel governo D'Alema (1998-2001), un seggio del Pd alla Camera lasciato "in eredità" alla figlia Daniela.

CARDINALE: «POTEVAMO PRENDERE IL 10%». Con la sua lista personale "Sicilia Futura", nata per sostenere il candidato di centrosinistra Fabrizio Micari (ma che ora potrebbe puntellare la maggioranza del vincitore, il candidato di centrodestra Nello Musumeci), Cardinale ha infatti ottenuto un risultato che si aggira intorno al 7%. «Il 10% era alla nostra portata», ha spiegato, «purtroppo siamo stati penalizzati in due province: a Ragusa dalla decisione di Nello Di Pasquale di candidarsi all'ultimo momento con il Pd e a Siracusa da una scelta analoga di alcuni nostri esponenti».

VECCHIA SCUOLA DEMOCRISTIANA. Il segreto di questo successo elettorale? «Sono un politico che sta in mezzo alla gente, che lavora con le persone, che svolge il ruolo di ammortizzatore non solo sociale, ma anche psicologico verso i ceti più disagiati». Cardinale ha esposto così la sua ricetta per attrarre consensi: «Il partito è il luogo dove il cittadino deve essere ascoltato e che deve dare risposte». Insomma, la cara vecchia scuola democristiana che Cardinale, ex fedelissimo di Calogero Mannino, preferisce definire la «scuola cattolica che parte da un principio fondamentale, quello della solidarietà».

I SUOI ELETTORI IN SINTONIA CON MUSUMECI. Cardinale ha commentato anche il risultato siciliano del Movimento 5 stelle: «Frutto di un voto di protesta e non di sostegno a una proposta politica». E ha analizzato il voto disgiunto, che dalle liste della coalizione di centrosinistra si è trasferito verso i due principali candidati alla carica di governatore, in particolare verso Cancelleri: «Premesso che il nostro sostegno a Micari è stato pieno e leale, penso che alcuni miei elettori possano aver dirottato il voto su Musumeci, che è un esponente moderato, un riformista liberale, cattolico popolare».

PROVE TECNICHE DI NUOVA MAGGIORANZA. Segnali, neanche tanto velati, lanciati a un governatore che non disporrà di una solida maggioranza all'Assemblea regionale siciliana (la coalizione di centrodestra ha ottenuto 36 seggi su 70, ndr): «Con i nostri deputati noi faremo il nostro dovere per il bene dei siciliani e non ci presteremo a politiche del "tanto peggio tanto meglio". Tutto quello che andrà bene per la Sicilia noi lo voteremo e faremo anche delle proposte per lo sviluppo di questa terra martoriata». Insomma, prove tecniche di nuova maggioranza.

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