Sicilia, Antimafia monitorerà le liste

Regionali, la Sicilia al voto

Nello Musumeci
6 Novembre Nov 2017 2104 06 novembre 2017

Elezioni Sicilia, i possibili alleati di Musumeci

L'Assemblea regionale vira a destra, anche grazie all'exploit dei partiti minori che hanno superato la soglia del 5%. E in maggioranza potrebbe entrare anche "Sicilia Futura", la lista dell'ex ministro del governo D'Alema Totò Cardinale.

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L'Assemblea regionale siciliana vira a destra, grazie all'exploit dei partiti minori che hanno superato la soglia del 5% all'interno della coalizione e che, oltre a eleggere Nello Musumeci, ha conquistato gran parte dei seggi in parlamento, ma conti alla mano probabilmente non avrà la maggioranza.

AFFIDAMENTO SUI "VOLENTEROSI". Musumeci dovrà quindi fare affidamento sui cosiddetti "volenterosi", ad esempio sul gruppo di "Sicilia Futura" dell'ex ministro Totò Cardinale, inizialmente nato per sostenere Fabrizio Micari. Il primo gruppo parlamentare sarà comunque quello del Movimento 5 stelle, che dovrebbe contare più di 20 deputati. Mentre la coalizione vincente è andata oltre quota 30, con Forza Italia a fare la voce grossa e a seguire ex cuffariani e autonomisti, che hanno superato lo sbarramento del 5%.

L'UDC SUPERA IL 7%. Entrano all'Ars anche l'Udc di Cesa, che supera il 7%, e "DiventeràBellissima", il movimento che fa capo direttamente a Nello Musumeci. E se come sembra supererà la soglia del 5%, potrebbe fare il suo esordio anche la Lega, che si è presentata assieme a Fratelli d'Italia. A sorpresa rimane fuori Ap, che esce di scena. Il partito di Alfano non ce l'ha fatta a superare lo sbarramento, rimanendo inchiodato al 4%.

I CENTRISTI DI CASINI RESTANO FUORI. Con gli alfaniani danno addio all'Ars pure i centristi di Casini, che cinque anni fa con Gianpiero D'Alia furono gli artefici della candidatura e dell'elezione di Rosario Crocetta, poi abbandonato nella fase finale della legislatura. Il flop è costato l'elezione a Giovanni Ardizzone, presidente uscente dell'Assemblea e capolista a Messina, dove peggio di Ap ha solo fatto la lista degli indipendentisti.

MICARI TRADITO DAL VOTO DISGIUNTO. Non ce l'ha fatta neppure "Arcipelago", la lista che fa diretto riferimento al candidato di centrosinistra Fabrizio Micari e al suo sponsor, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. La lista è arrivata poco sopra il 2%, in alcune province addirittura sotto l'1%, un risultato inferiore persino a quello degli indipendentisti dei "Siciliani liberi". Micari è stato tradito pure dal voto disgiunto, ottenendo ben sette punti in meno della sua coalizione. E proprio sette punti sono quelli che Giancarlo Cancelleri ha avuto in più rispetto alla lista del M5s. Gli appelli al voto utile lanciati in campagna elettorale hanno dunque danneggiato Micari e premiato Cancelleri, che ha beneficiato dei consensi provenienti da un pezzo di elettorato di centrosinistra.

FAVA HA PRESO UN SEGGIO. Al fotofinish ce l'ha fatta anche la sinistra. La lista "Cento passi" di Claudio Fava ha raggiunto il quorum, anche se di poco, conquistando almeno uno seggio. Si tratta di un ritorno in parlamento dopo dieci anni di assenza, due legislature vissute fuori dal Palazzo. E mentre si riducono i seggi del Pd, si riaffaccia nell'Assemblea regionale la lista di Totò Cardinale, ex ministro del governo D'Alema dal 1998 al 2001, che potrebbe adesso fornire un appoggio a Musumeci.

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