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6 Novembre Nov 2017 0928 06 novembre 2017

Forza Nuova e il senso per l'arte di Gauguin

Due forzanovisti nel 2014 avevano cercato di liberarsi del dipinto per finanziare la causa. Ma in quel periodo, come ricostruiscono i quotidiani, l'opera era nelle mani dei carabinieri. Qualcosa non torna...

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«Il pezzo è una cagata, a me de perde tempo così me so’ rotto un po’ i coglioni». Impressionismo per impressionismo, questa era l’impressione che faceva Fruits sur une table ou nature morte au petit chien di Paul Gauguin agli improvvisati mercanti d’arte di Forza Nuova, che tentavano di piazzarlo ad acquirenti americani per raggranellare soldi per la causa.

I TEORICI DELL'ARTE DEGENERATA. Il verdetto così tranchant, registrato in un’intercettazione, non stupisce da parte dei seguaci dei teorici dell’«arte degenerata», che additavano proprio in simbolisti e impressionisti come Gauguin i primi corruttori della pittura europea. Pensate all’intima sofferenza di Giovanni Maria Camillacci e Luca Mancinotti, dioscuri del leader di Forza Nuova Roberto Fiore, nel dover trattare la vendita di quella «cagata» che, fosse stato per loro, avrebbero infilato nel primo bidone. Dipinta, per di più, da un francese mezzo matto troppo incline a fraternizzare con le razze inferiori, uno che sbarcava in Polinesia non per assoggettarla alla legge della razza ariana, ma per dare nuova linfa alla sua creatività grazie al contatto con gli indigeni.

CAPOLAVORI ABBANDONATI SU UN TRENO. «Non è da museo, è una merda», rincaravano i Guggenheim neofascisti, in quella telefonata dell'ottobre 2014, alcuni mesi dopo che Fruits sur une table, insieme a un altro dipinto, la Femme aux deus fauteuils di Pierre Bonnard, era stato esposto durante la presentazione annuale del rapporto dei Carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale, alla presenza del ministro Franceschini: erano finiti in casa del signor Niccolò, ex operaio Fiat, che li aveva comprati nel 1975 per 45 mila lire all’asta delle Ferrovie dello stato. Il Gauguin, valutato oggi tra i 15 e i 35 milioni di euro (anche se La Repubblica in due pezzi differenti snocciola cifre diverse tra loro: qui e qui), e il meno pregiato Bonnard, rubati in Inghilterra, erano stati abbandonati su un treno proveniente dalla Francia ed erano finiti nel deposito degli oggetti smarriti insieme a ombrelli e borse dimenticate dai passeggeri distratti.

SVENDERE GAUGUIN PER UNA MANCIATA DI MILIONI. Nel dicembre 2014, dopo che accurate indagini avevano stabilito che l’operaio aveva tutto il diritto di tenerseli, i quadri erano ritornati nel suo salotto. La conversazione Camillacci-Mancinotti risale al novembre di quell’anno, e i due forzanovisti parlano del Gauguin come se potessero disporne liberamente, il che, se il dipinto era ancora in mano ai Carabinieri - come emerge dalla ricostruzione dei quotidiani - darebbe parecchio da pensare. Tanto più che i vice di Fiore intendevano vendere la «merda» per una manciata di milioni, molto meno della quotazione ufficiale più bassa. Qualcosa di degenerato in questa storia c’è, ma di sicuro non è l’arte.

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