Sicilia, Antimafia monitorerà le liste

Regionali, la Sicilia al voto

Cancelleri
6 Novembre Nov 2017 2026 06 novembre 2017

Regionali Sicilia, il peso del voto disgiunto

Due elementi rendono instabile il quadro politico sull'isola. Il primo è la frammentazione dei partiti. Il secondo è che il M5s è sì il primo partito, ma convince meno del suo candidato e non sfonda.

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Il non voto è il primo partito, in Sicilia come a Ostia, e in entrambe le realtà finisce con un testa a testa tra centrodestra unito e Movimento 5 stelle. Sull'isola pesa l'esperienza amministrativa negativa del centrosinistra, fotografata dal voto disgiunto. Gli elettori di quest'area politica, infatti, pur votando per le loro liste "preferite", hanno indicato come governatore il candidato del centrodestra Nello Musumeci o quello del M5s Giancarlo Cancellieri.

LE DIFFERENZE CON IL 2012. La Sicilia ha sempre sorriso al centrodestra e anche alle Regionali del 2012 Rosario Crocetta si impose in gran parte a causa delle divisioni nello schieramento avverso. Crocetta ottenne infatti 617.073 voti (30,48%), meno di quelli dei due candidati di centrodestra che corsero divisi: Nello Musumeci 521.022 voti (25,73%) e Gianfranco Miccichè 312.112 voti (15,41%). Anche allora il M5s schierò Giancarlo Cancellieri, che raccolse 368.006 voti (18,18%). La sinistra non superò la soglia del 5%.

PREMIATO MUSUMECI. Se questo è il contesto, domenica 5 novembre il non voto è stato il primo partito: alle urne solo il 46,76% degli aventi diritto, ancora meno del 47,41% di cinque anni fa. I siciliani recatisi alle urne hanno premiato Musumeci, dandogli il 39,5% dei consensi, davanti a Cancelleri che, nonostante una campagna elettorale supportata sin da agosto dai big di M5s, non vince e arriva secondo con il 34,9%. Il candidato imposto al Pd da Leoluca Orlando, Fabrizio Micari, si è fermato al 18,7% mentre quello della sinistra, Claudio Fava, che puntava al "sorpasso" su Micari, ha ottenuto solo il 6,3%. Quindi con un apporto di Mdp piuttosto relativo.

PARTITI FRAMMENTATI. In Sicilia due elementi rendono il quadro instabile. Il primo è la frammentazione dei partiti: tra le liste che sostengono Musumeci, Forza Italia ha il 16,2%, Fratelli d'Italia-Noi con Salvini il 5,2% e l'Udc il 7,1%, cui si aggiungono ulteriori liste locali. Nel centrosinistra il Pd è al 13,2%, Ap addirittura sotto la soglia del 5%, mentre bene ha fatto la lista promossa da Totò Cardinale, che ha totalizzato il 6%. Forza Italia e Partito democratico hanno bissato grosso modo le performance di cinque anni fa, ma con percentuali di interpretazione complessa sul piano nazionale. Nel caso del partito di Silvio Berlusocni, il risultato ricalca i sondaggi nazionali. Per il Pd invece è assai inferiore, e lo stesso vale per Fdi-Noi con Salvini.

CANCELLERI FA MEGLIO DEL MOVIMENTO 5 STELLE. L'altro elemento di frammentazione è, come detto sopra, il voto disgiunto. Ebbene: mentre Micari ha ottenuto il 18,7% le liste a lui collegate hanno preso circa nove punti in più. Discorso inverso per Cancelleri, che ha preso sette punti in più rispetto alla lista del M5s, e anche per Musumeci e Fava, entrambi con percentuali leggermente superiori a quelle dei partiti che li sostenevano (+1,6 e + 0,9%). Quindi molti elettori hanno votato per un partito di centrosinistra, ma per Cancelleri come candidato governatore e in misura minore per Fava e Musumeci. Insomma, il M5s è sì il primo partito dell'isola (27%), ma convince meno del suo candidato e non sfonda. Il Rosatellum bis, però, non prevede il voto disgiunto ed è quindi difficile trasporre questa pratica siciliana sul piano nazionale.

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