Trump Marchionne
7 Novembre Nov 2017 0800 07 novembre 2017

Marchionne, l'America è amara per Fca: inchieste e vendite in calo

Fiat Chrysler coinvolta nello scandalo delle presunte tangenti date al sindacato Usa. Per cui l'ad è stato interrogato un anno fa. Crisi delle immatricolazioni e difficili rapporti con Trump: il momento di crisi.

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Il futuro, per Sergio Marchionne, è un maxi bonus da 2,8 milioni di azioni Fiat Chrysler (Fca), l'equivalente di circa 42 milioni di euro ai valori attuali di Borsa, se dovesse raggiungere entro il 2018 gli obiettivi prefissati. Il presente è dover far fronte a una serie di imprevisti sempre maggiori in America, che - per motivi politici prima che commerciali - resta il principale mercato di Fca.

SOLDI PER AMMANSIRE LE TUTE BLU. La piccola di Detroit è entrata pesantemente in quella che i media americani hanno ribattezzato il “Uaw-gate”, dal nome del sindacato automobilistico statunitense. Una storiaccia di tangenti che secondo le autorità giudiziarie di Detroit e l’Fbi servirebbe alle tre grandi case automobilistiche (General Motors, Ford e Fca) per ammansire i rappresentanti delle tute blu, alle quali - va detto - la crisi ha spuntato gli artigli.

DRENATI ALLA UAW 4,5 MILIONI. La più piccola delle case è stata coinvolta quando si è scoperto che un suo ex dirigente Alphons Iacobelli avrebbe partecipato con suoi colleghi di Gm e Ford alla creazione di un sistema parallelo di formazione, per drenare ai vertici della Uaw circa 4,5 milioni di dollari.

Fca, cosa c'è dietro l'attacco di Marchionne alle auto elettriche

Nel 2014 Sergio Marchionne era stato più tranchant: "Spero che non compriate la 500 elettrica, perché ogni volta che ne vendo una perdo 14 mila dollari. Sono abbastanza onesto da ammetterlo". Concetto ribadito il 2 ottobre 2017 a Rovereto, anche se con più eleganza, alla consegna della laurea honoris causa in ingegneria meccatronica dall'università di Trento: "Dobbiamo essere realisti.

A quanto si è saputo Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler, si sarebbe presentato spontaneamente davanti agli inquirenti un anno fa per respingere le accise di un coinvolgimento diretto di Fca. Il Ceo, che non è indagato, avrebbe fatto presente che Iacobelli sarebbe stato allontanato non appena ad Auburn Hills si sono accorti che la sua condotta presentava non poche pecche.

SOLO ALFA ROMEO BRILLA. Accanto a quest’inchiesta che al momento sfiora soltanto l’azienda, Fca deve affrontare in America nodi molto più grandi. Innanzitutto sul versante delle immatricolazioni. A ottobre i dati sono stati negativi per il Lingotto negli Usa, con le vendite crollate del 13,2% (-8,4% da gennaio). Alfa Romeo è l’unico marchio in positivo, ma le Giulia e le Stelvio immatricolate in più quel mese sono soltanto 1.205. Male invece le "locomotive" Jeep (-2,5% a ottobre) e Ram (-3,3%, ma +3,7% da gennaio) oltre che Maserati: -12,6% che però ha segnato un +17,6% dall'inizio del 2017.

TRUMP INTANTO MINACCIA. C’è poi da fare i conti con l’amministrazione Trump, che sembra molto meno prodiga di quanto non lo fu quella targata Barack Obama. Prima l’inquilino della Casa Bianca non ha mostrato gradire la ricerca di Marchionne di un acquirente in Cina, quindi ha ribadito di voler riportare in casa le produzioni di auto nei Paesi del Nafta, forte dell’accordo omonimo che gli Usa vogliono smantellare con Canada e Messico. L’ultima mediazione di The Donald è comunque inaccettabile per i costruttori: il 62,5% dei componenti di un veicolo realizzato nei due Paesi confinanti deve essere comunque made in Usa per non pagare dazio.

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